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Cassazione Civile, Ordinanza n. 27765/2024 del 28/10/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia riguarda un procedimento espropriativo relativo a un suolo edificabile in località San Leonardo. In un primo giudizio questa Corte aveva già accertato la tempestività del decreto di esproprio del 24 gennaio 1997 e cassato la precedente decisione che aveva riconosciuto un risarcimento per occupazione illegittima e irreversibile trasformazione del fondo. In sede di rinvio, la Corte d'appello ha ritenuto ammissibile la conversione della originaria domanda risarcitoria in opposizione alla stima, liquidando in favore degli espropriati un'indennità di espropriazione e un'indennità di occupazione legittima, senza riconoscere il maggior danno da ritardo ex art. 1224, co. 2, c.c. Il Comune ha proposto ricorso principale con sei motivi: 1) violazione degli artt. 384 e 394 c.p.c. per asserita inammissibilità della conversione della domanda e per asserito travalicamento del giudizio di rinvio; 2) nullità della motivazione per contrasto irriducibile; 3) violazione delle norme sulla conversione della domanda risarcitoria in indennitaria nelle ipotesi di sopravvenienza del decreto di esproprio; 4) omessa pronuncia sull'eccezione di prescrizione decennale del diritto all'indennizzo e dedotta decadenza dall'opposizione alla stima; 5) violazione delle norme sulla natura edificatoria del suolo e sui vincoli conformativi, sostenendo che parte dei terreni fosse agricola o comunque non edificabile; 6) violazione delle norme sulla quantificazione dell'indennità, deducendo che non tutte le particelle fossero edificabili e che la Corte territoriale avesse omesso di considerare vincoli urbanistici. Gli espropriati hanno resistito e proposto ricorso incidentale, censurando il mancato riconoscimento della rivalutazione monetaria sulle somme liquidate, invocando la natura di credito di valore dell'indennità e il principio di adeguatezza dell'indennizzo anche alla luce della CEDU.

La decisione

La Corte ha accolto solo il quarto motivo del ricorso principale, ritenendo fondata la doglianza di omessa pronuncia sull'eccezione di prescrizione del diritto all'indennizzo sollevata dal Comune in sede di rinvio. Ha invece rigettato gli altri motivi del ricorso principale, ritenendo corretta la conversione automatica della domanda risarcitoria in opposizione alla stima quando il decreto di esproprio sopravvenga nel corso del giudizio, nonché inammissibili o infondati i motivi relativi alla natura edificatoria dei suoli e alla quantificazione dell'indennità. Ha inoltre rigettato il ricorso incidentale degli espropriati, osservando che la Corte d'appello aveva correttamente qualificato l'indennità come debito di valuta, non rivalutabile in difetto di prova del maggior danno ex art. 1224, co. 2, c.c. La sentenza impugnata è stata quindi cassata limitatamente al motivo accolto e la causa è stata rinviata ad altra sezione della Corte d'appello di Napoli per l'esame dell'eccezione di prescrizione e per le spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 384, secondo comma, c.p.c.

    Delimita il giudizio di rinvio in conformità al principio di diritto enunciato nella precedente cassazione.

  • art. 394, secondo e terzo comma, c.p.c.

    Richiamato dal ricorrente per sostenere l'inammissibilità di un mutamento della domanda in sede di rinvio.

  • art. 360 n. 3 c.p.c.

    Utilizzato come parametro dei motivi di violazione di legge.

  • art. 360 n. 4 c.p.c.

    Utilizzato per la censura di omessa pronuncia ex art. 112 c.p.c.

  • art. 360 n. 5 c.p.c.

    Utilizzato per la censura di motivazione apparente o perplessa.

  • art. 111 Cost.

    Richiamato dal ricorrente per denunciare un vizio motivazionale della sentenza.

  • art. 112 c.p.c.

    La Corte rileva l'omessa pronuncia sull'eccezione di prescrizione sollevata dal Comune.

  • art. 1224, secondo comma, c.c.

    La rivalutazione non è dovuta automaticamente sull'indennità di esproprio, qualificata come debito di valuta; occorre prova del maggior danno.

  • art. 117 Cost.

    Invocato nel ricorso incidentale insieme alla CEDU sul tema dell'adeguatezza dell'indennizzo.

  • art. 1 Protocollo addizionale CEDU

    Richiamato dagli espropriati per sostenere la necessità della rivalutazione dell'indennità.

  • art. 4 Protocollo addizionale CEDU

    Richiamato dagli espropriati sul tema della tutela del diritto di proprietà e dell'indennizzo.

  • art. 54 d.P.R. n. 327/2001

    Citato dal ricorrente per la decadenza dall'opposizione alla stima; la Corte osserva che, comunque, non era la norma ratione temporis corretta.

  • art. 29, terzo comma, d.lgs. n. 150/2011

    Citato dal ricorrente per la decadenza dall'opposizione alla stima.

  • art. 19 L. n. 865/1971

    Indicato dalla Corte come possibile disciplina ratione temporis dell'opposizione alla stima.

  • art. 4 della L. n. 166/2002

    Richiamato per affermare la tempestività del decreto di esproprio in base alle proroghe legali delle occupazioni.

  • art. 37 d.P.R. n. 327/2001

    Richiamato dal Comune nella censura sulla quantificazione dell'indennità e sulla natura del terreno.

  • art. 55 d.P.R. n. 327/2001

    Richiamato dal Comune nella censura sulla quantificazione dell'indennità e sulla natura del terreno.

  • art. 3, comma 65, L. n. 662/1996

    Richiamato dal Comune nella censura sulla natura edificatoria del fondo e sul criterio di stima.

  • L. n. 1902/1952

    Richiamata dal Comune nella censura sulla natura edificatoria del fondo.

  • art. 2, commi 89 e 90, L. n. 244/2007

    Richiamato dal Comune nella censura sulla quantificazione dell'indennità.

  • art. 2043 c.c.

    Richiamato dal Comune nel contesto della censura sulla quantificazione e sulla natura della pretesa risarcitoria/indennitaria.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    La Corte dà atto dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato a carico dei ricorrenti incidentali, se dovuto.

Massime di principio

  • Quando, nel corso di un giudizio già instaurato per il risarcimento del danno da occupazione illegittima, sopravviene il decreto di esproprio, la domanda originariamente proposta si converte automaticamente in opposizione alla stima, senza necessità di una specifica istanza di parte.
  • La conversione automatica non opera se il decreto di esproprio è già stato emesso prima dell'introduzione del giudizio, poiché in tal caso la domanda corretta sarebbe sin dall'inizio l'opposizione alla stima.
  • Nel giudizio di rinvio il giudice deve attenersi al perimetro tracciato dalla precedente cassazione, ma deve anche esaminare tutte le eccezioni ritualmente riproposte e rilevanti, comprese quelle di prescrizione, pronunciandosi espressamente su di esse.
  • La deduzione di violazione di legge non è ammissibile quando, sotto la veste del vizio ex art. 360 n. 3 c.p.c., si mira in realtà a ottenere una nuova valutazione del fatto o delle risultanze istruttorie.
  • L'indennità di espropriazione ha natura di debito di valuta e non di debito di valore; pertanto la rivalutazione monetaria non spetta automaticamente, ma richiede la prova del maggior danno da ritardo ai sensi dell'art. 1224, secondo comma, c.c.

Come è indicizzato

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