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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20473/2022 del 25/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Torino che ha rifiutato la concessione dell'affidamento in prova al servizio sociale rispetto alla pena di 2 anni e 4 mesi inflitta per appropriazione indebita (sentenza Tribunale di Alessandria, 12/11/2018, irrevocabile 12/4/2019). Il ricorrente deduce contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione, lamentando: adesione acritica della Corte alla relazione UEPE; errata valutazione di problematicità abitative inesistenti; mancata valutazione della disponibilità a risarcire le parti civili con pagamenti proporzionati alla sua capacità economica (proposte però rifiutate); non considerazione del fatto che l'assenza di attività lavorativa è dovuta all'età (68 anni); attribuzione di rilievo a profili caratteriali irrilevanti piuttosto che all'astensione da nuovi reati e ai tentativi di risarcimento.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto legittimo e non manifestamente illogico il giudizio del Tribunale di sorveglianza che ha negato l'affidamento in prova, valorizzando la mancanza di una reale revisione critica del passato del ricorrente (evidenziata dalla frase pronunciata nei colloqui UEPE: "ho sempre fatto del bene") e l'assenza di riparazione adeguata alle vittime in relazione all'entità dell'appropriazione (circa euro 80.000) e alle proposte economiche giudicate palesemente inadeguate (euro 1.500 per ciascuna parte civile, rifiutate). La Corte ha inoltre osservato che il ricorso si è limitato a una critica parcellizzata degli elementi motivazionali senza mettere in discussione il complessivo percorso argomentativo del Tribunale. Conseguentemente è stata confermata la decisione impugnata; il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • Corte costituzionale, sent. n. 377/1997

    Corte cost., 5 dicembre 1997, n. 377

    Sottolinea la finalità dell'affidamento in prova come misura che realizza l'esecuzione della pena all'esterno del carcere per soggetti per i quali è ragionevole una prognosi di completo reinserimento sociale.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Tron, 6/2/1996, n. 771)

    Sez. 1, n. 771 del 6/2/1996, Tron, Rv. 2039E8

    Afferma che non è richiesto che il soggetto abbia compiuto una completa revisione critica del proprio passato, ma che sia almeno avviato un processo critico rilevabile dall'osservazione della personalità.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Fiorentino, 19/11/1995)

    Sez. 1, 19/11/1995, Fiorentino, Rv. 203154

    Conferma che la valutazione prognostica si basa sull'osservazione della personalità e su elementi successivi alla condanna.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Danieli, 4/3/1999, n. 1812)

    Sez. 1, n. 1812 del 4/3/1999, Danieli, Rv. 213062

    Indica che natura e gravità del reato e i precedenti sono punti di partenza dell'analisi della personalità ma non esauriscono la valutazione.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Caputi, 11/3/1997, n.1970)

    Sez. 1, n. 1970 dell'11/3/1997, Caputi, Rv. 207998

    Sottolinea che pendenze e informazioni di polizia giudiziaria devono essere considerate nel giudizio prognostico.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Occhipinti, 13/12/1996)

    Sez. 1, n. 6783 del 13/12/1996, Occhipinti, Rv. 206776

    Ribadisce che la condotta successiva alla condanna e i comportamenti attuali sono essenziali per valutare l'esistenza di un processo di recupero sociale.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Miele, 15/6/2017, n.39266)

    Sez. 1, n. 39266 del 15/6/2017, Miele, Rv. 271226

    Precisa che il tribunale può legittimamente considerare l'ingiustificata indisponibilità del condannato a risarcire la vittima come motivo per negare l'affidamento, pur non essendo il risarcimento condizione formale per la concessione del beneficio.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Nicolai e altre pronunce recenti)

    Sez. 1, n. 4390 del 20/12/2019, Nicolai, Rv. 278174; Sez. 1, n. 1410 del 30/10/2019, M., Rv. 277924; Sez. 1, n. 44992 del 17/9/2018, S., Rv. 273985

    Evidenziano indicatori utili per la prognosi favorevole: assenza di nuove denunzie, ripudio delle condotte pregresse, adesione a valori socialmente condivisi, condotta di vita attuale, congruità della condanna, attaccamento al contesto familiare e prospettive di risocializzazione.

Massime di principio

  • La concessione dell'affidamento in prova al servizio sociale è una decisione discrezionale fondata su una prognosi di reinserimento: non è sufficiente l'assenza di nuovi reati, va valutato complessivamente il percorso di presa di coscienza e riparazione.
  • La gravità del reato e i precedenti non escludono automaticamente il beneficio, ma costituiscono il punto di partenza per l'analisi della personalità e della probabilità di recidiva.
  • Non è richiesta la prova di una completa revisione critica del passato, ma deve emergere che un processo critico è stato almeno avviato; elementi come dichiarazioni autoreferenziali (es. "ho sempre fatto del bene") possono indebolire tale valutazione.
  • La mancata o inadeguata disponibilità a riparare il danno alle vittime può legittimamente essere valorizzata negativamente dal giudice e influire sul diniego dell'affidamento, anche se il risarcimento non è formalmente condizione per la concessione.
  • Nella valutazione il giudice può porre maggiore peso su elementi riparatori concreti (proposte di risarcimento adeguate, condotte coerenti) rispetto a dichiarazioni o giustificazioni formali; le proposte dilatorie o palesemente inadeguate aggravano il sospetto di mancata responsabilizzazione.
  • L'età o l'assenza di attività lavorativa non determinano automaticamente la concessione del beneficio: devono essere valutate nel contesto complessivo della prognosi di reinserimento.

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