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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22446/2026 del 17/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza che ha rigettato la richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali lamentando che il Tribunale ha omesso di pronunciarsi sulla domanda alternativa di semilibertà, pur essendo entrambe le istanze state proposte e documentate. Il ricorso per cassazione è fondato sugli artt. 606, comma 1, lett. b), c) ed e) c.p.p., per carenza o apparente motivazione e violazione di legge.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha constatato che il Tribunale di sorveglianza ha esaminato solo la domanda principale di affidamento in prova e ha del tutto omesso di motivare e decidere sulla richiesta alternativa di semilibertà. Richiamando il principio secondo cui sentenze e ordinanze devono essere motivate (art.125 c.p.p. in relazione all'art.111 Cost.), la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata limitatamente all'omessa pronuncia sulla semilibertà e ha rinviato il procedimento al Tribunale di sorveglianza di Roma perché riesamini l'istanza colmando le carenze di motivazione. Non è stata decisa nel merito la concessione della semilibertà, ma è stato imposto al giudice di merito di pronunciarsi motivatamente sul punto.

Norme richiamate

  • art. 606, comma 1, lett. b), c) ed e), cod. proc. pen.

    La norma contiene i motivi di ricorso per cassazione invocati: in particolare la Corte ha valorizzato il vizio di motivazione (lett. c) e la violazione di norme di diritto per omessa pronuncia; è il fondamento procedurale per censurare l'assenza di decisione sulla domanda alternativa.

  • art. 50, comma 1, legge n. 354 del 1975

    Norma che disciplina la semilibertà; nel processo è stata richiamata dalla Procura generale per sostenere che la semilibertà richiede, quando non sussista l'affidamento in prova, che la pena residua non superi sei mesi. La Corte non ha deciso sul merito dell'applicabilità della norma nel caso concreto, ma ha ritenuto comunque necessario che il giudice si pronunci e motivi.

  • art. 125, comma 3, cod. proc. pen.

    Disciplina l'obbligo di motivazione delle sentenze e delle ordinanze; la Corte l'ha richiamata per affermare che la totale omissione di argomentazione sulla domanda di semilibertà costituisce vizio rilevante che giustifica l'annullamento limitato e il rinvio.

  • art. 111, comma sesto, Cost.

    Principio costituzionale che impone l'obbligo di motivazione delle decisioni giurisdizionali. La Corte l'ha richiamato quale parametro della correttezza procedurale violata dall'omessa pronuncia motivata.

Massime di principio

  • Quando il detenuto presenta domande alternative (es. affidamento in prova e semilibertà), il giudice di merito deve esaminare e pronunciarsi su ciascuna di esse, motivando anche il rigetto della domanda alternativa; la mancata pronuncia è vizio che può determinare annullamento e rinvio in Cassazione.
  • La totale assenza di argomentazione su una richiesta formulata integra un vizio di motivazione rilevante ai sensi dell'art.125 c.p.p. e dell'art.111 Cost., anche se il giudice ritenga che i presupposti per la misura manchino.
  • La Corte di cassazione tende a non decidere nel merito quando il vizio è formale (omessa pronuncia o carenza motivazionale): anziché sostituirsi al giudice, annulla limitatamente al punto viziato e rinvia per un nuovo esame motivato.
  • La semilibertà ha requisiti specifici (tra cui, secondo la giurisprudenza richiamata dalla procura, un residuo di pena non superiore a sei mesi quando non ricorra l'affidamento), ma anche tali questioni devono essere valutate e motivate dal giudice di merito prima che la cassazione intervenga.
  • In situazioni analoghe, chi impugna dovrebbe contestare specificamente l'omessa pronuncia e la carenza di motivazione; il giudice resistente deve documentare chiaramente le ragioni che impediscono la concessione delle misure alternative.

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