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Sentenza

Sentenza n. 524/2026 - Catanzaro, Sezione 1

per l'annullamento del provvedimento adottato dal Questore di Vibo Valentia il 16 giugno 2020, -OMISSIS-, con cui è stata revocata la licenza di porto di fucile per uso caccia; di ogni altro atto connesso, collegato, presupposto e consequenziale e, in particolare, ove occorra, di ogni altro atto contenente le risultanze degli accertamenti istruttori.

Giustizia amministrativa202000944

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Calabria - Catanzaro, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: revoca della licenza di porto di fucile per uso caccia adottata dal Questore di Vibo Valentia

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la revoca della licenza di porto di fucile per uso caccia, sostenendo l'illegittimità del giudizio di inaffidabilità. Ha dedotto l'inadeguatezza dell'istruttoria e della valutazione amministrativa, osservando che la condanna per detenzione abusiva di munizioni non era stata ritenuta ostativa al precedente rinnovo della licenza; che le frequentazioni con persone ritenute controindicate non erano state specificamente indicate, erano sporadiche e risalenti e riguardavano persone incensurate, non riconducibili a contesti criminali; e che la violazione delle misure di contenimento dell'emergenza Covid-19 era avvenuta mentre si recava in campagna per attività agricole. L'amministrazione aveva fondato la revoca sulla segnalazione per la violazione delle misure anti-Covid, sulla condanna penale divenuta esecutiva per detenzione abusiva di munizioni ai sensi dell'art. 697 c.p. e sulla frequentazione di persone ritenute controindicate.

La decisione

Il TAR ha rigettato il ricorso. Ha richiamato l'art. 43, comma 2, T.U.L.P.S., secondo cui la licenza può essere negata a chi non dia affidamento di non abusare delle armi, rilevando che il porto d'armi costituisce un'autorizzazione eccezionale e che la tutela dell'incolumità pubblica prevale sull'interesse del privato. L'amministrazione dispone di ampia discrezionalità nel valutare la prevedibilità dell'abuso e può considerare anche fatti isolati, vicende non penalmente rilevanti e circostanze non direttamente attinenti alle armi, purché concretamente idonei a porre in dubbio l'affidabilità dell'interessato. Nel caso concreto, la condanna per detenzione abusiva di munizioni non denunciate è stata ritenuta, per la sua specificità, sufficiente da sola a fondare la revoca, anche se il fatto era sporadico e risalente, poiché l'obbligo di denuncia consente i controlli dell'autorità e la sua violazione non costituisce una mera irregolarità formale. La violazione delle regole di contenimento del rischio epidemico è stata inoltre considerata quale elemento ulteriore indicativo di indifferenza al rispetto delle norme poste a tutela del bene comune. La valutazione amministrativa è stata ritenuta non irrazionale né arbitraria e quindi immune da vizi. Le spese sono state compensate, in considerazione della limitata attività processuale successiva alla fase cautelare.

Norme richiamate

  • art. 43, comma 2, T.U.L.P.S.

    a chi non dà affidamento di non abusare delle armi

    La licenza di porto d'armi può essere negata o revocata quando l'interessato non offra un affidamento pieno circa il non abuso delle armi. La valutazione è ampiamente discrezionale e può fondarsi anche su fatti isolati, su reati diversi da quelli in materia di armi e su vicende non penalmente rilevanti, purché idonei a evidenziare una non completa affidabilità.

  • art. 697 c.p.

    La condanna per detenzione abusiva di munizioni non denunciate è stata ritenuta elemento specifico e sufficiente a fondare il dubbio sull'affidabilità del titolare della licenza, non trattandosi di una mera inadempienza formale.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Ha costituito il presupposto, insieme all'art. 10 del Regolamento (UE) 2016/679, per l'oscuramento delle generalità e dei dati identificativi del ricorrente.

  • art. 10 Regolamento (UE) 2016/679

    Ha costituito il presupposto per disporre l'oscuramento dei dati identificativi della parte interessata.

Massime di principio

  • La revoca o il diniego della licenza di porto d'armi possono essere adottati sulla base di un'ampia valutazione discrezionale dell'affidabilità del titolare o richiedente, poiché l'autorizzazione al porto d'armi ha natura eccezionale e la tutela dell'incolumità e della sicurezza pubblica prevale sull'interesse privato.
  • Ai fini del giudizio di affidabilità richiesto dall'art. 43, comma 2, T.U.L.P.S., l'amministrazione può valorizzare anche un fatto isolato, purché specifico e significativo, nonché condotte non penalmente rilevanti o non direttamente attinenti all'uso delle armi.
  • La condanna per detenzione abusiva di munizioni non denunciate può, anche se riferita a un episodio sporadico e occasionale, fondare autonomamente la revoca della licenza di porto d'armi, poiché l'obbligo di denuncia è funzionale ai controlli dell'autorità e la sua violazione non è una mera irregolarità formale.
  • Il sindacato giurisdizionale sui provvedimenti di revoca o diniego del porto d'armi verifica la razionalità e non arbitrarietà della valutazione amministrativa, senza sostituire il giudizio del Questore nell'apprezzamento prognostico sull'affidabilità del soggetto.

Come è indicizzato

MaterieLicenze e autorizzazioni di polizia
RamiForze armate e forze di polizia
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaProporzionalità e ragionevolezza

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