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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39567/2024 del 28/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva applicato gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico a seguito dell'appello del Pubblico Ministero. Il ricorrente contestava: (i) l'ammissibilità e la genericità dell'appello del PM, sostenendo che mancava motivazione specifica sull'aggravante di cui all'art. 416-bis.1 c.p.; (ii) la carenza di prove e il vizio di motivazione nella ritenuta sussistenza dell'aggravante 416-bis.1 (si sarebbe trattato di mere congetture, rilevando l'assenza di elementi che dimostrassero la consapevolezza di Mirabella della "ripresa" dell'attività mafiosa del suocero, nonché errori di attribuzione e datazione di intercettazioni); (iii) l'assenza del concreto pericolo di reiterazione delle condotte illecite, dato il tempo trascorso dagli eventi, la stabilizzazione professionale del ricorrente e la sporadicità/occasionale natura degli addebiti.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata per insussistenza delle esigenze cautelari. Sul punto dell'ammissibilità dell'appello del PM e sulla configurabilità dell'aggravante 416-bis.1 il Collegio ha condiviso, in linea generale, le valutazioni del Tribunale (ossia che il richiamo alla giurisprudenza del PM poteva considerarsi sufficiente e che le intercettazioni e la condotta del Mirabella potevano far emergere consapevolezza e contributo agevolativo verso il clan). Tuttavia la Corte ha rilevato che il Tribunale non ha valutato adeguatamente il tempo trascorso dall'ultima condotta contestata (ultima azione nell'aprile 2022) e l'assenza di ulteriori comportamenti illeciti successivi, elementi che, alla luce della presunzione relativa prevista dall'art. 275, comma 3, c.p.p. e della giurisprudenza costituzionalmente orientata, avrebbero potuto escludere le esigenze cautelari. Per questo motivo l'ordinanza cautelare è stata annullata senza rinvio.

Norme richiamate

  • art. 378 c.p.

    Norma sul favoreggiamento; utilizzata per inquadrare la condotta di aiuto ad eludere le investigazioni (custodia del cellulare, accompagnamento agli incontri).

  • art. 384-ter c.p.

    Norma citata nell'imputazione insieme ad altre fattispecie; contestualizza la pluralità di addebiti a carico dell'indagato.

  • art. 416-bis c.p.

    Definizione dell'associazione mafiosa; richiamata per collegare le condotte al fenomeno associativo e all'interesse del clan nelle attività economiche e negli appalti.

  • art. 416-bis.1 c.p.

    Aggravante per l'agevolazione mafiosa: la Corte richiama che la sua configurazione richiede non solo la conoscenza del ruolo mafioso del soggetto agevolato (es. capoclan) ma la prova della consapevolezza e dell'intenzione dell'agente di favorire l'associazione nel suo complesso, e che l'aiuto sia funzionale all'operatività del sodalizio.

  • art. 275, comma 3 c.p.p.

    Previsione della presunzione relativa di sussistenza delle esigenze cautelari per taluni reati; la Corte ricorda che si tratta di presunzione da valutare alla luce del tempo trascorso e della mancata reiterazione, potendo dunque essere superata da elementi che dimostrino l'assenza di esigenze cautelari.

  • legge 16 aprile 2015, n. 47

    Richiamata come riforma che incide sull'operatività della presunzione di pericolosità e sul necessario bilanciamento nel tempo dell'esigenza cautelare.

Massime di principio

  • La configurabilità dell'aggravante di cui all'art. 416-bis.1 c.p. richiede prova della consapevolezza dell'agente circa l'esistenza e l'operatività del clan e l'intenzione di favorire l'associazione, non si esaurisce nella sola conoscenza del ruolo mafioso del soggetto agevolato.
  • Il richiamo, nell'appello cautelare del Pubblico Ministero, a principi di giurisprudenza consolidata può essere sufficiente a specificare la doglianza, purché emerga chiaramente quale sia l'elemento della decisione che si contesta e come la giurisprudenza invocata si applichi al caso concreto.
  • Nelle misure cautelari per reati connessi alla criminalità organizzata la presunzione di necessità prevista dall'art. 275, comma 3, c.p.p. è relativa: il giudice deve valutare espressamente il tempo trascorso e l'assenza di condotte ulteriori che possano essere segno di perdurante pericolosità; un lungo arco temporale privo di nuovi comportamenti illeciti può escludere le esigenze cautelari.
  • La Corte di legittimità non annulla le decisioni cautelari per semplice lettura alternativa delle prove; gli appelli devono mostrare errori logici o omissioni nella motivazione o viceversa elementi che dimostrino l'inesistenza delle esigenze cautelari al di là di una diversa valutazione plausibile.
  • Per il difensore che contesti una misura cautelare in casi analoghi è strategico documentare il lungo intervallo temporale dall'ultimo fatto contestato, l'assenza di condotte successive e la stabilità lavorativa/residenziale del soggetto per superare la presunzione di pericolosità.
  • Per il PM che richiede aggravanti per "agevolazione mafiosa" è importante portare elementi concreti che colleghino l'aiuto all'operatività del clan (es. organizzazione di incontri strumentali, ruoli ripetuti di mediazione, custodia di strumenti di comunicazione) e non fare affidamento solo su un pregresso ruolo del beneficiario.

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