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Cassazione Penale, Ordinanza n. 13970/2025 del 09/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi, confermando quindi la decisione di merito che aveva già affermato la responsabilità penale delle imputate per furto. Conseguentemente, ha condannato le ricorrenti al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Le imputate hanno proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello di Torino che aveva confermato la loro condanna per furto. L’unico motivo dedotto lamentava un vizio di motivazione in relazione all’affermazione di responsabilità penale, sostenendo in sostanza che la ricostruzione dei fatti e la valutazione della prova fossero erronee. La Corte di cassazione ha però rilevato che la censura era formulata come doglianza di fatto, non consentita nel giudizio di legittimità.

Massime di principio

  • Nel giudizio di cassazione non è consentito proporre censure che si risolvano in una mera rivalutazione del fatto o delle prove, quando la doglianza sia formalmente qualificata come vizio di motivazione ma sostanzialmente miri a contestare l’accertamento di merito.
  • Il vizio di motivazione deducibile in sede di legittimità deve investire profili effettivamente giuridico-logici della decisione e non può tradursi in una nuova lettura del compendio probatorio.
  • Quando il ricorso per cassazione è inammissibile, la Corte può condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniFurto
RamiProcesso penaleDelitti contro il patrimonio

Testo integrale

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