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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23818/2026 del 26/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La vicenda riguarda un omicidio aggravato consumato dopo una colluttazione tra due gruppi di giovani nel piazzale antistante il Dipartimento di Matematica dell'Università di Perugia. Il giudice per le indagini preliminari aveva applicato la custodia cautelare in carcere a carico dell'indagato ritenendolo autore dell'accoltellamento che aveva provocato la morte di un giovane. Il Tribunale del riesame aveva poi rigettato la richiesta difensiva, valorizzando un quadro indiziario composto da: partecipazione dell'indagato alla rissa; riferimenti di un teste al coltello impugnato; dichiarazioni di amici circa l'abitudine dell'indagato di portare con sé un coltello; dichiarazioni di un soggetto che lo aveva sentito ammettere di avere "bucato" qualcuno e di aver mostrato un coltello sporco di sangue; elementi successivi come il ritrovamento di un coltello e di un cellulare riconducibili all'indagato e la presenza di un messaggio vocale cancellato contenente una confessione riferita da terzi. Con il ricorso per cassazione la difesa ha denunciato violazione degli artt. 273, 292 e 192 c.p.p. e vizio di motivazione, sostenendo che il quadro indiziario non fosse univoco: assenza di tracce biologiche della vittima sugli indumenti dell'indagato; presenza di tracce della vittima e di un terzo soggetto su un altro coltello sequestrato; inattendibilità o equivoca lettura delle dichiarazioni accusatorie di alcuni testimoni e di intercettazioni/captazioni; possibile confusione tra la vittima mortale e l'altro giovane ferito nella stessa colluttazione; travisamento delle captazioni del 19 e 20 ottobre 2025 e delle dichiarazioni di ulteriori persone informate sui fatti. La difesa chiedeva in sostanza di ritenere insussistenti i gravi indizi di colpevolezza o comunque di rivalutare in senso favorevole gli elementi istruttori raccolti.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendolo complessivamente infondato. Ha affermato che il controllo di legittimità sul provvedimento cautelare non consente una nuova valutazione del compendio indiziario, ma solo la verifica della coerenza logica della motivazione e del rispetto dei criteri legali di valutazione della prova. Ha quindi ritenuto che il Tribunale del riesame avesse esaminato uno per uno gli elementi indicati dalla difesa, offrendo spiegazioni non manifestamente illogiche sulle presunte anomalie: l'assenza di tracce ematiche della vittima sugli abiti dell'indagato è stata considerata compatibile con il limitato sanguinamento; il diverso coltello sequestrato ad altro soggetto è stato spiegato come arma probabilmente solo sfiorata dal sangue della vittima e successivamente contaminata; le dichiarazioni dei testimoni sono state confrontate con le captazioni e con ulteriori riscontri, tra cui la disperazione dell'indagato dopo la notizia del decesso, i dialoghi intercettati e il rinvenimento di un audio inviato a terzi. La Corte ha escluso aporie logiche o travisamenti decisivi e ha confermato la sussistenza dei gravi indizi per la misura cautelare. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 273 c.p.p.

    richiamato come parametro sulla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza ai fini dell'applicazione della misura cautelare

  • art. 292 c.p.p.

    richiamato quale norma sulla motivazione dell'ordinanza cautelare

  • art. 192 c.p.p.

    richiamato quale criterio di valutazione della prova e degli indizi

  • art. 311 c.p.p.

    indica il ricorso per cassazione avverso le ordinanze in materia cautelare; il sindacato di legittimità è limitato alla logicità e correttezza giuridica della motivazione

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

    richiamato per gli adempimenti di cancelleria conseguenti al provvedimento

Massime di principio

  • Nel giudizio di legittimità avverso provvedimenti cautelari personali, la Corte di cassazione non può sostituire la propria valutazione a quella del giudice di merito sulla consistenza degli indizi, ma deve limitarsi a verificare se la motivazione sia logicamente coerente e conforme ai criteri normativi di valutazione della prova.
  • Il vizio di motivazione è rilevante solo se manifesta e macroscopica; non bastano incongruenze minime o la mera prospettazione di una lettura alternativa degli stessi elementi indiziari.
  • In materia di gravi indizi di colpevolezza, il giudice può valorizzare anche dichiarazioni confessorie indirette, riscontri oggettivi e captazioni, purché spieghi in modo non illogico la compatibilità tra gli elementi apparentemente discordanti.
  • L'assenza di tracce biologiche della persona offesa sugli indumenti dell'indagato non è, di per sé, decisiva se il giudice dia una spiegazione plausibile della mancata repertazione in rapporto alle concrete modalità dell'aggressione e al sanguinamento limitato.
  • Quando più soggetti siano coinvolti in una colluttazione concitata, le divergenze percettive tra testimoni oculari non impongono automaticamente l'inattendibilità del quadro accusatorio, se il giudice spieghi ragionevolmente tali divergenze e le confronti con i riscontri esterni.
  • Le dichiarazioni accusatorie rese da terzi possono essere valorizzate se trovano conferma in ulteriori elementi oggettivi o comportamentali, come la condotta immediatamente successiva ai fatti, le conversazioni intercettate e il rinvenimento di supporti digitali o oggetti coerenti con la ricostruzione accusatoria.

Come è indicizzato

MaterieEsigenze cautelariImpugnazioni
RamiMisure cautelariProcesso penale
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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