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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 09965/2026 del 16/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente chiedeva il differimento della pena, anche nelle forme della detenzione domiciliare, per motivi di salute: risultava affetto da grave osteoporosi correlata a cardiopatia ischemica e sosteneva che tali patologie richiedessero monitoraggio e cure in strutture cliniche specializzate non garantite in carcere. Il Tribunale di sorveglianza di Taranto aveva rigettato l'istanza ritenendo che le condizioni di salute, pur problematiche, fossero compatibili con il regime carcerario in quanto il detenuto era sottoposto a monitoraggio clinico continuo presso il centro sanitario della Casa circondariale (Secondigliano) e le cure risultavano gestibili in reparto SAI.

La decisione

La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso infondato e lo ha rigettato. Ha confermato che il Tribunale di sorveglianza ha svolto una valutazione corretta e rigorosa delle condizioni nosografiche e dell'effettiva possibilità di cura in ambito penitenziario, condividendo il giudizio di compatibilità con la detenzione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali. In caso di diffusione del provvedimento è stata disposta l'omettere le generalità ai sensi dell'art. 52 d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196.

Norme richiamate

  • d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali)

    La Corte dispone che, in caso di diffusione del provvedimento, debbano essere omessi generalità e altri dati identificativi del ricorrente ai sensi dell'art. 52, per tutela della privacy.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione richiamata

    Sez. 1, n. 21355 del 01/04/2021 (Cecchi Gori); Sez. 1, n. 53166 del 17/10/2018 (Cinà); Sez. 1, n. 789 del 18/12/2013 (Mossuto); Sez. 1, n. 37062 del 09/04/2018 (Acampa)

    Viene richiamato il principio consolidato secondo cui per accedere a misure alternative per motivi di salute la patologia deve essere grave e tale da comportare conseguenze rilevanti o richiedere trattamenti che non siano concretamente attuabili in carcere; è necessario il bilanciamento tra esigenze di tutela della salute e istanze sociali connesse alla pericolosità del detenuto e una verifica rigorosa dell'effettiva adeguatezza delle cure disponibili nell'istituto penitenziario.

Massime di principio

  • La semplice gravità astratta di una patologia non è sufficiente: occorre dimostrare che la cura richiesta non possa essere fornita concretamente in ambito penitenziario.
  • Il giudice di sorveglianza valuta caso per caso la compatibilità tra stato di salute e regime detentivo, verificando documentazione clinica e adeguatezza del percorso terapeutico intramurario; la Cassazione non riesamina i fatti ma verifica la correttezza del ragionamento giurisdizionale.
  • Se il detenuto è sottoposto a monitoraggio continuo e le condizioni risultano stabili e gestibili in carcere, è probabile il rigetto delle misure alternative per motivi di salute.
  • Per ottenere il differimento o la detenzione domiciliare per motivi di salute è necessario fornire prove idonee e dettagliate (referti, certificazioni, indicazione di terapie impossibili da garantire in carcere) e, se rilevante, dimostrare il rischio concreto di aggravamento se la detenzione prosegue.
  • Ogni decisione di rigetto deve essere motivata rispetto alla concreta possibilità di cura in istituto; viceversa, l'accoglimento richiede che la prosecuzione della detenzione ecceda il livello di afflizione connesso all'esecuzione della pena, incidendo sulla dignità umana.
  • Nella pubblicazione dei provvedimenti vige l'obbligo di anonimizzazione dei dati sensibili del detenuto secondo la normativa sulla protezione dei dati.

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