Cassazione Civile, Sentenza n. 40828/2021 del 20/12/2021
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Trani del 29/01/2018 relativa a un ricorso ex art. 14 d.lgs. n. 150/2011 per il recupero di compensi professionali. Le questioni principali erano: 1) la legittimazione attiva dello Studio Legale Operamolla a richiedere i compensi (se il credito spettasse all'associazione o al singolo avvocato Vincenzo Operamolla); 2) la rilevanza autonoma delle prestazioni stragiudiziali e quindi l'eventuale diritto a compensi distinti rispetto a quelli giudiziali; 3) eccezioni sollevate dal convenuto tra cui prescrizione, inammissibilità delle forme ex art. 702 bis c.p.c. e contestazione dell'an debeatur; 4) eventuale responsabilità professionale e domanda riconvenzionale.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato l'accertamento del Tribunale secondo cui i mandati alle liti risultavano conferiti personalmente all'avvocato Vincenzo Operamolla e non all'Associazione, quindi l'associazione non aveva titolo per agire in giudizio a fronte del mancato specifico accertamento probatorio di un incarico conferito all'Associazione. Quanto alle prestazioni stragiudiziali, la Corte ha condiviso la valutazione del Tribunale che le attività svolte (principalmente corrispondenza con referenti della controparte nel periodo 2009-2013) non avevano autonoma rilevanza rispetto all'attività giudiziale e dovevano ritenersi comprese nel compenso giudiziale già liquidato. Il ricorso è stato rigettato; i ricorrenti sono stati condannati in solido al pagamento delle spese di Cassazione in favore del controricorrente, liquidate in complessivi Euro 4.200,00 oltre accessori, e sono stati richiamati ad eventuale versamento ulteriore del contributo unificato ai sensi dell'art. 13, comma 1-quater, DPR 115/2002.
Norme richiamate
d.lgs. n. 150 del 2011, art. 14
Disciplina il rito sommario per le controversie relative ai compensi professionali. La Corte ha ritenuto applicabile il rito anche quando il cliente contesta l'an debeatur, salvo che il convenuto introduca domande eccedenti la competenza del giudice adito, nel qual caso occorre separare o procedere con rito ordinario.
art. 702 bis c.p.c.
Rimedio monitorio per le controversie relative a crediti, menzionato tra le forme con cui può essere introdotta la controversia. La Corte ha rilevato che la disciplina del rito di cui all'art. 14 d.lgs. 150/2011 è applicabile anche alle domande proposte in tali forme quando concernono le spettanze dell'avvocato.
art. 36 c.c.
Regola l'ordinamento interno delle associazioni non riconosciute. La Corte ha ricordato che gli accordi interni possono attribuire all'associazione la titolarità dei crediti, ma è onere del ricorrente dimostrarne l'effettivo conferimento del mandato e la riconducibilità del rapporto all'associazione.
d.lgs. n. 96 del 2001, art. 25, comma 1
Norma richiamata dai ricorrenti per sostenere la legittimazione dell'associazione a riscuotere crediti, ma la Corte ha osservato che tale disciplina attiene all'esercizio in forma societaria (poi sostituita dall'art. 4-bis della legge n. 247/2012) e non è decisiva per il caso in cui non risulti provato il conferimento dell'incarico all'associazione.
d.m. 10 marzo 2014, n. 55, art. 4
Stabilisce i criteri generali per la determinazione dei compensi in sede giudiziale; il Tribunale ha potuto tener conto della corrispondenza necessaria con cliente e terzi come elemento per valutare la difficoltà dell'affare.
d.m. 10 marzo 2014, n. 55, art. 20
Prevede che le prestazioni stragiudiziali siano liquidate separatamente solo se rivestono autonoma rilevanza rispetto all'attività giudiziale. La Corte ha confermato che, in mancanza di tale autonomia, le spese stragiudiziali restano comprese nel compenso giudiziale.
d.m. n. 127 del 2004, art. 2
Richiamato nella discussione sulle prestazioni stragiudiziali e sui criteri di liquidazione; la giurisprudenza consolidata cui il Tribunale si è richiamato era già orientata sul principio dell'autonomia delle prestazioni stragiudiziali solo se non connesse/complementari.
art. 366 c.p.c. (comma 1, nn. 4 e 6)
Criteri di ammissibilità dei motivi in Cassazione. La Corte ha ritenuto che alcuni motivi fossero carenti perché non riconducibili alla ratio decidendi dell'ordinanza impugnata o perché non specificavano come e quando i documenti erano stati prodotti, mostrando inosservanza di dette previsioni.
art. 360 c.p.c. (comma 1, n. 5)
Fondamento per censurare l'omesso esame di documenti decisivi. La Corte ha dichiarato inammissibile o infondato il motivo che si limitava a elencare documenti senza indicare un fatto storico determinante già discusso e valutabile in sede di legittimità.
DPR 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater
Norma sul contributo unificato: la Corte ha rilevato la sussistenza dei presupposti per l'ulteriore versamento del contributo unificato da parte dei ricorrenti qualora dovuto.
art. 1284 c.c. (comma 4)
Richiamato nelle conclusioni dei ricorrenti (interessi legali), ma la Corte ha escluso l'ammissione di nuove domande nella sede di cassazione che richiedano indagini di fatto non svolte dal giudice di merito.
Massime di principio
- La legittimazione ad agire per ottenere il pagamento di onorari spetta all'ente (associazione o singolo professionista) solo se è provato in giudizio che l'incarico è stato conferito a quel soggetto; la semplice iscrizione in un atto costitutivo non sostituisce la prova del conferimento dell'incarico.
- Per le prestazioni stragiudiziali vale la regola dei parametri: sono liquidabili separatamente solo se rivestono 'autonoma rilevanza' rispetto all'attività giudiziale; se sono connesse o complementari restano comprese nel compenso giudiziale e potranno essere valutate dal giudice nella liquidazione complessiva.
- La contestazione dell'an debeatur del credito non esclude di per sé l'applicabilità del rito sommario ex art. 14 d.lgs. 150/2011; solo l'introduzione di domande riconvenzionali o ulteriori che escano dalla competenza del giudice adito può comportare la separazione o il mutamento del rito.
- In Cassazione non è possibile ottenere una rivalutazione integrale delle risultanze di fatto né l'ammissione di nuove domande che richiedano accertamenti probatori non svolti dal giudice di merito; i motivi devono essere adeguatamente connessi alla ratio decidendi e conformi agli oneri di specificazione dell'art. 366 c.p.c.
- Chi agisce in nome di un'associazione professionale deve documentare chiaramente nel processo la titolarità del rapporto con il cliente (mandati, fatture riferibili al rapporto specifico, atti che dimostrino cessione del credito), altrimenti il giudice potrà riconoscere il credito solo al professionista che risulti munito di mandato.
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