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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4276/2022 del 07/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la conferma della condanna per tentato furto aggravato (art. 625, comma 1, n. 4 c.p.), deducendo: omessa/insufficiente motivazione sulla configurabilità dell'aggravante della "destrezza"; travisamento della prova circa l'esistenza di uno stratagemma volto a distrarre la vittima (si sarebbe limitato a infilare il braccio nel finestrino semiaperto); errata applicazione della giurisprudenza delle Sezioni Unite (sent. Quarticelli, 2017) secondo cui la destrezza non sussiste se l'autore si limita ad approfittare di una disattenzione non provocata da lui; infine omissione della decisione sulla richiesta di non menzione (beneficio della non menzione) nonostante la concessione della sospensione condizionale della pena.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che la motivazione della Corte d'Appello, seppure sintetica, abbia preso in esame le censure e si sia adeguatamente ancorata alla ricostruzione del primo grado, valorizzando la condotta repentina dell'imputato (inserimento della mano attraverso finestrino semiaperto per impossessarsi della borsa) come idonea a sorprendere/eludere la vigilanza del detentore, dunque integrativa dell'aggravante della destrezza anche in caso di tentato furto. Il Collegio ha affermato che la giurisprudenza richiamata non esclude la destrezza quando l'azione sia caratterizzata da velocità e abilità tali da eludere la vigilanza, e ha escluso che vi sia stato travisamento dei fatti ammissibile in sede di legittimità. Sulla non menzione, ha ritenuto che il rifiuto sia implicitamente desumibile dalla motivazione negativa sul trattamento sanzionatorio. Conseguentemente è stata confermata la condanna a 4 mesi di reclusione e 100 euro di multa, la sospensione condizionale e l'obbligo di pagar le spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 625 c.p.

    art. 625, comma primo, n. 4, cod. pen.

    Reato contestato: tentato furto aggravato dall'aver agito con destrezza; la Corte ha ritenuto sussistere l'aggravante per le modalità repentine e abilità esecutiva dell'azione.

  • Sentenza Sezioni Unite Quarticelli

    Sez. U, n. 34090 del 27/04/2017, Rv. 270088

    Principio richiamato e interpretato: la destrezza richiede abilità, astuzia o avvedutezza idonee a sorprendere/attenuare/eludere la vigilanza del detentore; tuttavia la Corte ha precisato che in tale nozione rientrano anche azioni improvvise e repentine che, pur non provocando una disattenzione antecedente, sono idonee ad eludere la vigilanza.

  • Giurisprudenza successiva (esempi)

    Sez. 2, n. 12851 del 7/12/2017, Miele, Rv. 273688; Sez. 5, n. 23549 del 15/7/2020, Ferrari, Rv. 279361

    Casi richiamati a sostegno che la destrezza può sussistere anche nel tentativo repentino (es. sottrazione da borsa in mezzo pubblico; rapida presa di giubbotto), sottolineando l'irrilevanza del fatto che l'azione si rivolga direttamente alla vittima o alla 'res'.

Massime di principio

  • La circostanza aggravante della "destrezza" richiede una condotta caratterizzata da abilità/astuzia/avvedutezza idonee a sorprendere o eludere la vigilanza del detentore, ma comprende anche azioni improvvise e di repentina esecuzione che, per modalità e tempi, rendono inefficace la sorveglianza dell'uomo medio.
  • La mera approfittazione di una situazione di disattenzione non provocata dall'agente non integra la destrezza; è invece rilevante che l'azione dell'agente abbia caratteristiche tali (velocità, imprevedibilità, modalità esecutive) da eludere la vigilanza.
  • In sede di legittimità non è ammessa una rivalutazione libera del merito probatorio: contestazioni che implichino una diversa valutazione delle dichiarazioni testimoniali o una ricostruzione alternativa dei fatti di dettaglio sono difficilmente proponibili se la motivazione di merito è congrua e richiamata.
  • La Corte d'appello può ancorare la propria motivazione a quella di primo grado, specie nel giudizio abbreviato, a condizione che emerga che le censure siano state considerate e che la rinnovata valutazione evidenzi i punti essenziali della decisione.
  • La mancata espressa pronuncia su una richiesta come la non menzione può essere considerata implicitamente negativa se la motivazione di merito mostra chiaramente l'esito sfavorevole (es. giudizio negativo sulla prognosi e sulla possibilità di ridurre o modificare il trattamento sanzionatorio).
  • Per resistere a contestazioni sulla qualificazione aggravante in fatti analoghi, la difesa dovrebbe puntare a dimostrare l'assenza di elementi di sorpresa/rapidità/abitudine esecutiva e a documentare che la vittima era già disattenta per cause non connesse all'agente.

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