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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23399/2024 del 11/06/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale del Riesame di Torino che aveva rigettato l'appello cautelare per il ripristino degli arresti domiciliari. La difesa contestava la motivazione sull'aggravamento della misura, sostenendo che la violazione contestata non poteva essere considerata grave: l'ultima condotta per cui l'imputato era stato condannato risaliva a un anno e mezzo prima e la mera presenza nel negozio della compagna non giustificava una prognosi di recidiva o il passaggio alla custodia cautelare in carcere

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha ritenuto legittima e non manifestamente illogica la valutazione del Tribunale del Riesame, che ha considerato non lieve la violazione, data la ripetizione dei controlli elusi lo stesso giorno (mattina e poi pomeriggio) e la presenza, nel secondo controllo, anche di un altro soggetto. Tali fatti, uniti ai precedenti specifici dell'imputato e alla gravità dei reati contestati (spaccio continuato, talora con modalità violente e organizzate), hanno giustificato il ripristino della custodia cautelare in carcere. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen. e la sentenza è stata trasmessa alla cancelleria per gli adempimenti previsti dall'art. 94 comma 1 ter disp. att.

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 309 del 1990, artt. 73-80

    Le norme sul mantenimento e commercio di sostanze stupefacenti sono state ritenute alla base della gravità dei fatti; la condanna di primo grado (5 anni e 4 mesi) è indicativa della sussistenza di gravi indizi e della gravità del reato.

  • codice di procedura penale, art. 616

    Applicato per la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali a seguito del rigetto del ricorso.

  • disposizioni di attuazione, art. 94 comma 1 ter

    Riferimento formale agli adempimenti amministrativi a carico della cancelleria conseguenti alla pronuncia della Corte (trasmissioni/annotazioni di rito).

Massime di principio

  • La Corte di legittimità non rientra nel merito delle valutazioni cautelari se l'argomentazione del giudice di merito non è manifestamente illogica: i ricorsi che richiedono una rivalutazione del fatto sono generalmente inammissibili o infondati in cassazione.
  • Violazioni ripetute del regime degli arresti domiciliari, anche se consistenti nella mera presenza in un luogo vietato, possono giustificare l'aggravamento della misura quando siano reiterate nello stesso arco temporale e dimostrino insofferenza alle regole.
  • La presenza di precedenti specifici e la gravità del reato per cui si procede (es. reati di spaccio continuato e organizzato) aumentano la probabilità che una violazione determini il ripristino della misura più grave.
  • Il giudice cautelare valuta la fiducia alla base della misura alternativa: violazioni che incrinano quel rapporto di fiducia (es. recidiva dopo un controllo) sono elementi idonei a giustificare la custodia in carcere.
  • Se la difesa si limita a sostenere che un singolo episodio non dimostra la pericolosità futura o che il fatto sia datato, senza fornire elementi nuovi e concreti, è difficile ottenere la riforma della misura cautelare in sede di legittimità.
  • Per resistere con successo a un aggravamento cautelare è utile fornire elementi concreti che dimostrino l'attenuazione delle esigenze cautelari (es. condotte positive recenti, legami familiari/professionali stabili, terapie), nonché contestare la sussistenza o la rilevanza delle violazioni accertate.

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