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Sentenza

Sentenza n. 3392/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 6

per la riforma della sentenza del T.R.G.A., Sezione Autonoma della Provincia di Bolzano, n. 224/2024, resa tra le parti.

Giustizia amministrativa202503348

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. VISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Sentenza del TRGA - Sezione autonoma della Provincia di Bolzano che aveva respinto il ricorso contro la revoca del permesso di soggiorno per protezione sussidiaria e il diniego di rilascio di un permesso per motivi familiari

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

L'appellante ha contestato la revoca del permesso di soggiorno per protezione sussidiaria, disposta dopo la perdita definitiva dello status di protezione sussidiaria, nonché il diniego di rilascio di un permesso per motivi familiari connesso alla presenza di figli minori. Ha dedotto, in particolare, la violazione degli artt. 5, comma 5, e 4, comma 3, del d.lgs. 286/1998, degli artt. 203 e 133 c.p. e dell'art. 1 del d.lgs. 159/2011, sostenendo l'insussistenza di un'attuale e concreta pericolosità sociale. Ha denunciato travisamento dei fatti, difetto di istruttoria e omessa considerazione della lunga permanenza in Italia, dell'inserimento lavorativo, sociale e familiare, del tempo trascorso dalla condanna e della successiva riabilitazione. Con un secondo motivo ha dedotto la violazione degli artt. 2, 3 e 29 Cost., dell'art. 8 CEDU, degli artt. 5, comma 5, e 28, comma 3, del d.lgs. 286/1998 e dell'art. 3 della l. 241/1990, lamentando l'omesso o erroneo bilanciamento tra tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica e tutela dell'unità familiare. Ha inoltre sostenuto che la riabilitazione avrebbe dovuto essere valutata nel giudizio amministrativo quale giudizio sul rapporto.

La decisione

L'appello è stato respinto e la sentenza di primo grado è stata confermata. Il Consiglio di Stato ha ritenuto legittima la revoca del permesso per protezione sussidiaria, poiché la perdita definitiva dello status aveva fatto venir meno il presupposto del titolo e rendeva la revoca un atto vincolato, ai sensi dell'art. 23 del d.lgs. 251/2007 e dell'art. 5, comma 5, del d.lgs. 286/1998. Ha ritenuto inoltre adeguata la valutazione amministrativa della pericolosità sociale, fondata sulla condanna irrevocabile per violenza sessuale su minori, sulle modalità della condotta e sul comportamento tenuto durante e dopo il reato. L'Amministrazione aveva considerato anche la durata del soggiorno e l'inserimento sociale, lavorativo e familiare, ma aveva ragionevolmente ritenuto prevalente la tutela della sicurezza pubblica, non ravvisando tali elementi idonei a neutralizzare la gravità del reato e il rischio di recidiva. Il giudice amministrativo non può sostituire la propria valutazione di merito a quella dell'autorità di pubblica sicurezza quando non emergano illogicità, travisamento, carenza dei presupposti o sviamento. È stato ritenuto legittimo anche il diniego del permesso per motivi familiari, poiché il nucleo familiare era composto da soggetti ancora privi di permesso di soggiorno e i figli erano molto piccoli, sicché il rientro dell'intero nucleo nel Paese d'origine non configurava, secondo la valutazione amministrativa non illogica, un trauma sproporzionato. La riabilitazione, intervenuta dopo il provvedimento impugnato, non può incidere sulla sua legittimità secondo il principio tempus regit actum; essa può eventualmente fondare una nuova istanza, da valutare dall'Amministrazione, senza anticipazione del giudizio da parte del giudice ai sensi dell'art. 34, comma 2, c.p.a. L'appellante è stato condannato al pagamento delle spese del grado, liquidate in euro 1.500 oltre accessori di legge se dovuti.

Norme richiamate

  • art. 23 d.lgs. 251/2007

    Il permesso di soggiorno per protezione sussidiaria presuppone la permanenza delle condizioni che hanno consentito il riconoscimento dello status; venuto meno definitivamente tale status, viene meno il presupposto del titolo.

  • art. 5, comma 5, d.lgs. 286/1998

    Il permesso di soggiorno deve essere revocato quando vengono meno i requisiti per il soggiorno; nel caso esaminato la revoca del titolo per protezione sussidiaria è stata qualificata come atto vincolato.

  • art. 4, comma 3, d.lgs. 286/1998

    La presenza di circostanze ostative, tra cui la valutazione della pericolosità per l'ordine pubblico e la sicurezza, impedisce il rilascio del permesso di soggiorno per altro titolo.

  • art. 28, comma 3, d.lgs. 286/1998

    La posizione familiare dello straniero deve essere considerata nel quadro della valutazione amministrativa, ma non prevale automaticamente sulla tutela della sicurezza pubblica.

  • art. 3 l. 241/1990

    Il provvedimento deve esplicitare le ragioni della decisione; nel caso concreto la motivazione è stata ritenuta congrua perché riferita alla gravità del reato, alla condotta dell'interessato e agli elementi familiari, sociali e lavorativi.

  • art. 34, comma 2, c.p.a.

    Il giudice non può pronunciarsi su poteri amministrativi non ancora esercitati; la riabilitazione sopravvenuta deve essere oggetto di una nuova valutazione amministrativa.

  • art. 8 CEDU

    La tutela della vita familiare deve essere bilanciata con le esigenze di ordine e sicurezza pubblica e non impedisce l'allontanamento quando la valutazione amministrativa sia adeguatamente motivata e non illogica.

  • art. 203 c.p.

    Il richiamo alla pericolosità sociale penale è stato esaminato nel quadro della valutazione amministrativa della pericolosità dello straniero.

  • art. 133 c.p.

    La gravità del reato e le modalità della condotta costituiscono elementi utilizzabili nella valutazione amministrativa della pericolosità sociale.

Massime di principio

  • La perdita definitiva dello status di protezione sussidiaria fa venir meno il presupposto del permesso di soggiorno rilasciato per tale motivo; la conseguente revoca del titolo è un atto vincolato, senza margini di discrezionalità amministrativa sul punto.
  • Nella valutazione della pericolosità sociale dello straniero, l'autorità di pubblica sicurezza può valorizzare la gravità del reato, le modalità della condotta e il comportamento successivo dell'interessato, oltre agli elementi relativi alla sua integrazione sociale, familiare e lavorativa.
  • Il sindacato del giudice amministrativo sulla valutazione discrezionale di pericolosità sociale resta estrinseco: in assenza di illogicità, travisamento dei fatti, carenza dei presupposti o sviamento, il giudice non può sostituire la propria valutazione di merito a quella dell'autorità di pubblica sicurezza.
  • La presenza di legami familiari e l'inserimento sociale o lavorativo non impongono il rilascio o la conservazione del permesso di soggiorno quando l'Amministrazione abbia motivatamente ritenuto prevalente la tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, effettuando un concreto bilanciamento degli interessi.
  • La riabilitazione intervenuta dopo l'adozione del provvedimento non incide sulla sua legittimità, valutata secondo il principio tempus regit actum; essa può essere fatta valere mediante una nuova istanza, che richiede una nuova valutazione dell'Amministrazione.
  • Il giudice amministrativo non può anticipare la valutazione di un potere amministrativo non ancora esercitato in relazione a fatti sopravvenuti, dovendo rispettare il limite posto dall'art. 34, comma 2, c.p.a.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoPericolosità sociale e valutazioni di sicurezza
RamiImmigrazione e cittadinanzaAntimafia, sicurezza e ordine pubblico
SottomaterieDiniego e revoca per precedenti penaliLegami familiari e radicamento
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaProporzionalità e ragionevolezzaDifetto di istruttoriaDifetto di motivazione

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