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Sentenza

Sentenza n. 10293/2026 - Roma, Sezione 5Q

per l'accertamento dell'illegittimità del silenzio-inadempimento serbato dall'Amministrazione in ordine alla definizione della pratica di visto d'ingresso per lavoro subordinato, in forza del Nulla Osta al lavoro prot. n. P-S/L/Q/2024/103206, nonché per la condanna dell'Amministrazione a provvedere.

Giustizia amministrativa202515563

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: silenzio-inadempimento sulla definizione della pratica di visto d'ingresso per lavoro subordinato, collegata a un nulla osta al lavoro

Esito

CESSATA MATERIA DEL CONTENDERE

La controversia

Il ricorrente ha proposto ricorso ai sensi dell'art. 117 c.p.a. per l'accertamento dell'illegittimità del silenzio-inadempimento serbato dall'Amministrazione sull'istanza volta all'attivazione e alla definizione del procedimento per il rilascio di un visto d'ingresso per lavoro subordinato, in favore di un potenziale lavoratore successivamente costituitosi ad adiuvandum. Nel corso del giudizio l'Amministrazione ha dedotto e documentato che la competente sede diplomatica aveva fissato un appuntamento per la presentazione della domanda di visto, sostenendo così l'avvenuta attivazione del procedimento e chiedendo la declaratoria di sopravvenuta carenza di interesse, con compensazione delle spese.

La decisione

Il TAR, applicando il principio della ragione più liquida e senza esaminare le questioni pregiudiziali, ha dichiarato cessata la materia del contendere. La fissazione dell'appuntamento da parte della competente sede diplomatica, determinando l'attivazione del procedimento volto al rilascio del visto, è stata ritenuta idonea a soddisfare la pretesa azionata in giudizio, ai sensi del combinato disposto degli artt. 34, comma 5, e 117 c.p.a. Le spese sono state compensate, valorizzando il comportamento operoso dell'Amministrazione.

Norme richiamate

  • art. 117 c.p.a.

    azione avverso il silenzio

    La disposizione è stata richiamata quale fondamento del ricorso contro il silenzio dell'Amministrazione; l'attivazione del procedimento nel corso del giudizio ha determinato il venir meno della materia del contendere.

  • art. 34, comma 5, c.p.a.

    È stato applicato, in combinato disposto con l'art. 117 c.p.a., per dichiarare cessata la materia del contendere quando l'Amministrazione ha soddisfatto la pretesa azionata mediante l'attivazione del procedimento.

  • art. 60 c.p.a.

    sentenza in forma semplificata

    Ha consentito la definizione della controversia con sentenza in forma semplificata, previo avviso alle parti.

Massime di principio

  • Nel giudizio avverso il silenzio, l'attivazione del procedimento amministrativo durante il processo può integrare il soddisfacimento della pretesa azionata e determinare la cessazione della materia del contendere, ai sensi del combinato disposto degli artt. 34, comma 5, e 117 c.p.a.
  • Quando la sopravvenuta attività dell'Amministrazione soddisfa la pretesa sostanziale dedotta in giudizio, il giudice può definire la controversia in base al principio della ragione più liquida, senza esaminare le questioni pregiudiziali non necessarie alla decisione.
  • La fissazione dell'appuntamento necessario per la presentazione della domanda di visto costituisce, ai fini del giudizio sul silenzio, attivazione del procedimento amministrativo volto al rilascio del visto.
  • La compensazione delle spese può essere disposta quando l'Amministrazione, con comportamento operoso nel corso del giudizio, elimina la situazione di inerzia che aveva determinato il ricorso.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneSopravvenuta carenza di interesse

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