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Sentenza

Sentenza del 11/05/2022 n. 2130 - Comm. Trib. Reg. per il Lazio

Accise - DAS falsi - Buona fede dell'acquirente - Prova dell'estraneità alla frode fiscale.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

l'Amministrazione contestava all'acquirente le conseguenze di una frode sulle accise relativa a prodotti energetici accompagnati da DAS falsi; l'acquirente contestava l'addebito sostenendo di aver agito in buona fede e fornì elementi probatori a sostegno della propria estraneità alla frode (status e comportamento del fornitore, congruità delle forniture, pagamenti documentalmente provati, assenza di vantaggi economici evidenti)

La decisione

il giudice ha ritenuto provata la buona fede dell'acquirente e ha escluso a suo carico le conseguenze della frode fiscale. Pur osservando che un esame attento dei DAS avrebbe potuto evidenziare l'attività fraudolenta, la prova fornita (fornitore operante all'ingrosso, iscrizione alla banca dati per operazioni intracomunitarie, presentazione della comunicazione dati IVA, prezzi congrui, ricevute di pagamento, assenza di vantaggi economici evidenti) ha sconfitto l'accertamento fiscale; pertanto l'acquirente è stato scagionato (decisione favorevole al ricorrente). Riferimenti giurisprudenziali richiamati: sentenze CGUE (C-271/06 e C-40/04) e Cassazione (n. 2609/2016; n. 21105/2017).

Norme richiamate

  • CGUE, sentenza C-271/06 (21/02/2008)

    utilizzata per sostenere il principio che la responsabilità del soggetto che riceve beni coinvolti in frodi fiscali non è automatica: può essere esclusa se il soggetto dimostra di aver agito in buona fede e di non aver avuto conoscenza della frode

  • CGUE, sentenza C-40/04 (27/02/2007)

    richiamata come precedente comunitario sul regime di responsabilità e sulla necessità di valutare la buona fede e la diligenza del soggetto che partecipa alla catena commerciale

  • Cass. civ., sent. n. 2609/2016

    precedente di legittimità che conferma la possibilità per il contribuente di escusione dalla responsabilità quando dimostra la propria estraneità alla frode mediante elementi concreti

  • Cass. civ., sent. n. 21105/2017

    richiama i criteri probatori per valutare la buona fede dell'acquirente e conferma che l'assenza di documentazione regolare non determina automaticamente la responsabilità se il contribuente prova la propria diligente condotta

Massime di principio

  • L'acquisto di prodotti senza documentazione regolare non comporta automaticamente la responsabilità dell'acquirente: è decisiva la prova della buona fede e dell'estraneità alla frode.
  • La prova della buona fede può essere fornita con elementi oggettivi quali: la natura e il profilo commerciale del fornitore (es. attività all'ingrosso), la sua presenza in banche dati ufficiali (es. VIES), la presentazione di comunicazioni IVA, la congruità dei prezzi e l'evidenza dei pagamenti.
  • Sebbene un esame attento dei documenti di accompagnamento (DAS) possa far emergere anomalie, la mera possibilità che i DAS fossero falsi non è sufficiente per imputare la frode all'acquirente se questi dimostra di aver adottato comportamenti commerciali ordinari e diligenti.
  • Il soggetto accertato ha l'onere di provare la frode; tuttavia, una volta verificata l'anomalia documentale, l'onere probatorio si sposta sull'acquirente che vuole sottrarsi alla responsabilità, il quale deve fornire elementi concreti di buona fede.
  • Come criteri pratici di diligenza: verificare l'iscrizione VIES del fornitore, conservare fatture e documenti IVA, pagare tramite tracciamento (bonifici), ottenere riferimenti commerciali e documentazione di trasporto, monitorare la congruità dei prezzi di mercato.
  • In caso di dubbi sui DAS o su segnali sospetti (prezzi anomali, fornitore poco noto, pagamenti in contanti), l'acquirente dovrà attivarsi con ulteriori verifiche preventive per non incorrere in responsabilità.
  • Le decisioni di merito e la giurisprudenza comunitaria e nazionale tendono a bilanciare la necessità di contrastare le frodi fiscali con la tutela dei terzi che operano in buona fede: la documentazione probatoria è determinante.

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