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Cassazione Penale, Ordinanza n. 19500/2026 del 28/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di appello che aveva confermato la condanna a dieci mesi di reclusione per i reati di cui agli artt. 349, comma 2, e 335 c.p. Deduceva due censure: violazione di legge e vizio di motivazione, sostenendo che la Corte territoriale avesse erroneamente affermato la responsabilità penale nonostante egli si fosse limitato a rimuovere i cassettoni in legno nei quali erano ancorate le postazioni totem sequestrate, senza violare i sigilli apposti. In sostanza contestava la ricostruzione fattuale e la valutazione della prova operata dai giudici di merito.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le doglianze, pur formalmente prospettate come violazione di legge e vizio di motivazione, in realtà mirassero a sollecitare una nuova valutazione del fatto e della prova, attività preclusa in sede di legittimità. Ha inoltre osservato che la motivazione della sentenza d'appello era congrua, esauriente e logicamente coerente, avendo spiegato che totem e supporti lignei costituivano un'unica entità e che la rimozione dei sigilli apposti sui supporti integrava la fattispecie contestata. Conseguentemente, alla declaratoria di inammissibilità è seguita la condanna al pagamento delle spese processuali e di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 349, comma 2, c.p.

    La rimozione dei sigilli apposti sui supporti che contenevano i beni sequestrati integra la fattispecie contestata quando i supporti e i beni formano un'unica entità funzionale.

  • art. 335 c.p.

    È richiamato quale ulteriore reato contestato e confermato in sentenza, ma il testo non ne offre una specifica elaborazione interpretativa autonoma.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di inammissibilità del ricorso segue la condanna alle spese processuali e al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende.

  • art. 606 c.p.p.

    Le censure deducibili in cassazione hanno un numerus clausus; non sono ammissibili doglianze che mirino a una rivalutazione del fatto o della prova.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non sono deducibili censure che, sotto l'apparente veste di violazione di legge o vizio di motivazione, si risolvano in una richiesta di rivalutazione del compendio probatorio e della ricostruzione del fatto, riservate al giudice di merito.
  • La motivazione della sentenza di appello è insindacabile in cassazione quando sia congrua, completa e logicamente coerente, e dia conto dell'iter argomentativo seguito nella valutazione delle risultanze processuali.
  • Ai fini della fattispecie contestata, la rimozione dei sigilli da supporti funzionalmente incorporati ai beni sequestrati può integrare la violazione rilevante anche se non vi sia stata un'aggressione diretta al bene principale, quando supporto e bene costituiscono un'unica entità ai fini giuridici e materiali.
  • La declaratoria di inammissibilità del ricorso comporta la condanna alle spese e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende, salvo che non sia esclusa la colpa del ricorrente.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniUso di atto falso
RamiProcesso penaleReati contro la fede pubblica
IstitutiInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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