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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37894/2025 del 21/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale di Napoli che, su appello del Pubblico Ministero, aveva aggravato la misura cautelare nei suoi confronti (da divieto di dimora a obbligo di dimora a Castellammare di Stabia con presentazioni bis giornaliere) in relazione al reato di detenzione di stupefacenti. Il ricorso articolava tre motivi, tutti attinenti alle esigenze cautelari: (1) censura di inammissibilità dell'appello del Pubblico Ministero per mancanza di specifiche ragioni nell'atto di impugnazione; (2) mancata indicazione di circostanze oggettive che dimostrassero concreto e prossimo pericolo di reiterazione del reato; (3) violazione dei criteri di adeguatezza, gradualità e proporzionalità della misura, anche alla luce della condizione personale del ricorrente (padre di sette figli), sostenendo che fosse sufficiente il solo obbligo di presentazione alla P.G.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile a seguito della rinuncia presentata dal procuratore speciale del ricorrente con nota del 13 ottobre 2025, trasmessa via PEC. Per la dichiarata inammissibilità il giudice ha ritenuto sussistente colpa nella determinazione della causa di inammissibilità e ha quindi condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e a versare la somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende. È stato inoltre disposto l'inoltro degli adempimenti alla Cancelleria ai sensi dell'art. 28 Reg. Esec. Cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 310 cod. proc. pen.

    articolo indicato quale norma che regola l'azione davanti al Tribunale (competenza a revocare o modificare misure cautelari su appello del Pubblico Ministero), qui usato come base procedurale per l'intervento del Tribunale di Napoli

  • art. 28 Reg. Esec. Cod. proc. pen.

    richiamato per i conseguenti adempimenti di cancelleria dopo la decisione (formalità esecutive a carico della Cancelleria)

Massime di principio

  • La rinuncia al ricorso, se non sorretta da motivazioni che giustifichino l'abbandono del gravame, determina inammissibilità della domanda e può comportare la condanna alle spese e sanzioni (versamento alla Cassa delle ammende) se emerge colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.
  • L'appello del Pubblico Ministero volto ad aggravare una misura cautelare deve rispettare i requisiti formali e motivazionali dell'impugnazione; se tali requisiti sono contestati, il giudice valuta la fondatezza delle censure relative alla legittimità e completezza dell'atto di impugnazione.
  • Per giustificare l'aggravamento di una misura cautelare per pericolo di reiterazione è necessario indicare circostanze oggettive che dimostrino una concreta e prossima probabilità di reato (secondo la giurisprudenza di legittimità richiamata nella vicenda). La mera genericità non è sufficiente.
  • Nell'applicare misure cautelari occorre rispettare i criteri di adeguatezza, gradualità e proporzionalità; vanno valutate le condizioni personali dell'imputato (es. carichi familiari) al fine di scegliere la misura meno gravosa idonea a perseguire le esigenze cautelari.
  • Dal punto di vista strategico, il difensore dovrebbe evitare rinunce prive di motivazione e, in caso di doversi ritirare dal reclamo, darne giustificazione formale per non esporre il ricorrente a sanzioni economiche o addebiti di colpa.

Testo integrale

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