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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 05048/2026 del 09/02/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza del Tribunale di Salerno che, accogliendo l'appello cautelare del PM avverso il provvedimento del Gip, ha applicato nei suoi confronti la misura cautelare dell'obbligo di dimora nel comune di residenza. Perruolo deduce tre motivi: 1) travisamento della prova da parte del Tribunale, sostenendo che le circostanze addotte a fondamento del pericolo di reiterazione (predisposizione di documentazione, domiciliazione di una società presso il suo studio, disponibilità a svolgere incarichi di liquidatore) sarebbero inesistenti o irrilevanti; 2) assenza del requisito dell'attualità e concretezza delle esigenze cautelari, a causa del tempo decorso e della cessazione dell'efficacia della normativa che consentiva i benefici fiscali contestati; 3) irrilevanza della pendenza di altro procedimento penale (dinanzi all'Autorità di Vallo della Lucania) che non coinvolgerebbe Perruolo.

La decisione

La Corte rigetta il ricorso. Ritiene inammissibili i primi due motivi nella parte in cui contestano la valutazione del giudice dell'appello (si tratta di valutazione insindacabile salvo manifesta illogicità o travisamento della prova). La Corte conferma che il Tribunale ha correttamente rilevato la sistematicità e la natura professionale delle condotte attribuite al Perruolo (in particolare l'attività di trasmissione della documentazione all'Agenzia delle Entrate a partire da ottobre 2023), la vicinanza all'organizzatore Malandrino Concordio e il lasso di tempo inferiore all'anno, elementi che giustificano l'attualità e concretezza del pericolo di reiterazione. Respinge anche il motivo relativo alla pendenza dell'altro procedimento come decisivo in senso favorevole al ricorrente. Di conseguenza viene confermata e resa pienamente efficace la misura cautelare dell'obbligo di dimora (originariamente resa efficace con la definitività dell'ordinanza), il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e il ricorso è rigettato.

Norme richiamate

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per disporre la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali in caso di rigetto del ricorso; la Corte la utilizza per motivare la condanna alle spese a carico dell'appellante cassazionista.

Massime di principio

  • Se il Gip riconosce la sussistenza di gravi indizi ma rifiuta misure cautelari per mancata attualità del pericolo di reiterazione, il PM può appellare: il giudice dell'appello cautelare ha cognizione limitata ma può rivedere la valutazione delle esigenze cautelari nei punti impugnati.
  • La sistematicità, la ripetizione nel tempo e la natura professionale della condotta dell'indagato costituiscono indici forti dell'attualità e concretezza del pericolo di reiterazione e giustificano l'adozione di misure coercitive anche se il tempo intercorso è inferiore all'anno.
  • Il travisamento della prova è configurabile solo se il giudice ha utilizzato un fatto inesistente o ha omesso di valutare una prova esistente; le semplici divergenze di apprezzamento tra giudici sulla valutazione probatoria sono difficilmente ritenute travisamento.
  • Circostanze quali la domiciliazione di una società presso lo studio del professionista o la sua disponibilità a svolgere determinati incarichi possono essere significative se inserite in un quadro di ripetitività e professionalità delle condotte; la loro rilevanza dipende dal contesto probatorio complessivo.
  • La mera pendenza di procedimenti connessi davanti ad altre Autorità è rilevante solo se prova rapporti o elementi che concernono direttamente il soggetto per cui si chiede la misura; l'assenza del nome dell'indagato in un procedimento connesso non esclude automaticamente la rilevanza di fatti emergenti da quel procedimento quando essi collegano l'indagato alla rete criminosa.

Testo integrale

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