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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18106/2024 del 08/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso per cassazione contestava con un unico motivo la sentenza di conferma della condanna per truffa (art. 640 c.p.), deducendo violazione dell'art. 606 lett. b) ed e) c.p.p. per insufficiente motivazione rispetto alla prova della responsabilità penale. In sostanza la difesa sosteneva che i giudici di merito non avrebbero adeguatamente verificato le modalità del versamento dell'assegno sul conto corrente e la provenienza del prelievo, ipotizzando che qualcun altro potesse aver compiuto il versamento o il prelievo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile ritenendo il motivo manifestamente infondato e generico: la censura formulava ipotesi alternative e non criticava concretamente la motivazione sotto uno dei vizi ex art. 606 c.p.p. La motivazione dei giudici di merito è stata ritenuta logica e congrua nel trarre dall'insieme degli elementi (versamento dell'assegno sul conto, prelievo del denaro, mancata restituzione) l'effettiva responsabilità del titolare del conto; l'ipotesi alternativa avanzata dal ricorrente era smentita anche dalla querela e dalla considerazione pratica che il prelievo da sportelli automatici richiede disponibilità di bancomat e PIN. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., al versamento di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Richiama i motivi di cassazione previsti dalla norma: la Corte segnala che il ricorso non ha prospettato critiche attinenti ai vizi tassativi (tra cui la lettera e) relativi alla motivazione sul fatto) richiesti per una valutazione di legittimità; una mera versione alternativa dei fatti è insufficiente.

  • art. 640 cod. pen.

    Norma sostanziale che punisce la truffa; il ricorso contestava la valutazione probatoria relativa a tale fattispecie, ma la Corte ha ritenuto corretta la ricostruzione dei giudici di merito.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la condanna alle spese del procedimento e la possibilità di disporre somme a titolo di sanzione (cassa delle ammende) in caso di ricorso infondato o colpa nella determinazione della inammissibilità; applicata per equità per fissare euro 3.000.

  • art. 23, comma 8, D.L. n. 137/2020

    Richiamata per indicare che il ricorso è stato trattato con contraddittorio scritto mediante PEC, secondo le previsioni emergenziali/semplificative del procedimento.

Massime di principio

  • In Cassazione una censura che si limiti a proporre una versione alternativa dei fatti senza indicare un vizio di motivazione specifico (contraddittorietà, manifesta illogicità, carenza essenziale) è generalmente dichiarata inammissibile.
  • Le critiche alla valutazione della prova devono mirare a dimostrare un vizio formale o logico-palpabile della motivazione (art. 606 c.p.p., lett. e e simili); accuse generiche o ipotetiche non sono efficaci.
  • Quando la condanna si fonda su una sequenza fattuale coerente (es. versamento di un titolo su conto, immediato prelievo e mancata restituzione) i giudici di merito possono legittimamente inferire la responsabilità del titolare del conto, salvo prova concreta e precisa in contrario (deleghe, uso del bancomat da parte di terzi con prova).
  • Il rigetto per inammissibilità può comportare condanne alle spese e sanzioni (cassa delle ammende) se la Corte ravvisa profili di colpa nella determinazione del ricorso.
  • Per impugnare efficacemente una sentenza in materia di valutazione probatoria è preferibile produrre elementi nuovi o dimostrare specifiche contraddizioni/omissioni motivazionali, non limitarsi a spiegazioni ipotetiche.

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