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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11982/2023 del 21/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della confisca della somma di euro 28.369,82 giacente su conto corrente presso la Banca Veneta intestato a Conti Luisa, Montagno Cappuccinello Desirè e Montagno Cappuccinello Antonino: il ricorrente deduceva che tali somme provenivano lecitamente dalla vendita di un immobile ereditato dai titolari del conto e che la delega a operare sul conto attribuita a Conti Aldo era un mero refuso. Contestava inoltre l'esistenza di collegamenti tra i beni confiscati e le attività illecite richiamate nella misura di prevenzione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per motivi manifestamente infondati: ha ritenuto incompatibile la qualifica di terzo estraneo con la posizione del proposto unico oggetto della misura di prevenzione e ha osservato che il ricorrente ha fornito argomentazioni generiche e aspecifiche, senza indicare gli elementi concreti che avrebbero comprovato il proprio status di terzo avente interesse all'impugnazione. La Corte ha inoltre richiamato la motivazione ampia e persuasiva della Corte d'appello di Milano sul punto. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 173 disposizioni di attuazione del codice di procedura penale

    Richiamato per limitare l'esposizione integrale del motivo nel dispositivo motivazionale; usato come riferimento procedurale per la motivazione e la sintesi del motivo di ricorso

  • Giurisprudenza della Cassazione (Sez. 1, n. 20717 del 21/01/2021, Loiero; Sez. 1, n. 50463 del 15/06/2017, Mangione)

    Principio di diritto richiamato: in materia di misure di prevenzione, il ricorso per cassazione proposto dal proposto e limitato a dedurre la mera insussistenza del rapporto fiduciario e quindi la titolarità effettiva del bene in capo al terzo intestatario è inammissibile per carenza di interesse; è invece ammissibile il ricorso del proposto che, pur riconoscendo il rapporto fiduciario, allega di aver acquistato i beni lecitamente, mostrando un interesse proprio a far accertare l'assenza delle condizioni per la misura

Massime di principio

  • Un soggetto contro cui è diretta una misura di prevenzione non può qualificarsi improvvisamente terzo estraneo per impugnare la confisca senza fornire elementi specifici che dimostrino un interesse autonomo e una reale qualità di terzo.
  • Se si contesta la fittizietà di un'intestazione (rapporto fiduciario), limitarsi a negare il rapporto fiduciario senza allegare fatti e prove concrete è in genere insufficiente per ottenere l'ammissione del ricorso in cassazione.
  • Per essere ammesso, il ricorrente che sia formalmente riconducibile al bene deve dimostrare, oltre a mere affermazioni generiche, un concreto titolo giuridico o la lecita provenienza del bene (documenti di vendita, atti successori, movimenti bancari collegati, ecc.).
  • La mera presenza di una delega formale sul conto non esclude che la provenienza lecita delle somme sia possibile, ma occorre provare in modo specifico di non aver mai esercitato poteri di fatto o di non avere rapporti qualificati con il bene.
  • In caso di ricorso inammissibile per carenza di interesse o per motivo manifestamente infondato il ricorrente può essere condannato a spese e a sanzioni pecuniarie, pertanto è consigliabile valutare preliminarmente la concretezza delle prove prima di proporre impugnazioni.
  • Quando si contestano misure di prevenzione che coinvolgono beni intestati a terzi, è strategico documentare la tracciabilità delle somme e la titolarità effettiva con atti pubblici, bonifici, contratti di compravendita e provvedimenti successori per dimostrare l'assenza di collegamenti con attività illecite.

Testo integrale

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