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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28655/2025 del 05/08/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame di Genova che aveva annullato il decreto di sequestro preventivo disposto nei confronti della C.I.N. per presunta responsabilità amministrativa ex d.lgs. n.231/2001 connessa al reato di frode nelle pubbliche forniture (art. 356 c.p.). Il Tribunale aveva ritenuto inesistente il "fumus" della fattispecie perché la prestazione contestata era resa nell'ambito di una concessione di servizio (rivolta all'utenza) e quindi priva del "dualismo soggettivo" necessario per integrare la fattispecie di frode nelle pubbliche forniture; aveva inoltre criticato la determinazione del profitto confiscabile, quantificato dal PM sul valore dei corrispettivi percepiti, ritenendola sproporzionata e valutando un profitto molto ridotto basato sulle penali contrattuali nel caso di fermo nave, con conseguente assenza del periculum in mora. Il PM impugnava sostenendo che la concessione è comunque rapporto sinallagmatico ricadente nella nozione penalistica di pubblica fornitura e che il profitto andava calcolato sul vantaggio effettivamente conseguito dalla prosecuzione del servizio senza regolare manutenzione; censurava inoltre l'omessa decisione sulla competenza territoriale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Pubblico Ministero. Ha confermato che il reato di frode nelle pubbliche forniture (art. 356 c.p.) richiede che la "fornitura" sia diretta alla pubblica amministrazione quale destinatario/creditore della prestazione; nel caso di concessione di servizi destinati all'utenza l'ente conferente non è destinatario diretto della prestazione e quindi manca il "dualismo soggettivo" necessario per configurare il reato. Pertanto il fumus commissi delicti è assente e il sequestro preventivo non doveva essere confermato. Quanto alla determinazione del profitto, il motivo era inammissibile nel ricorso cautelare; la Corte ha poi richiamato il principio secondo cui, se il servizio è effettivamente reso, il profitto va calcolato decurtando l'utilità conseguita dalla controparte (richiamo a Sez.U. Fisia Impianti) e ha ritenuto coerente il criterio alternativo usato dal Tribunale (valutazione basata sulle penali per fermo nave).

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 231 del 2001, art. 24

    Norma richiamata in quanto la responsabilità amministrativa dell'ente è contestata in relazione al reato presupposto; la decisione si sostanzia però sull'inesistenza del reato presupposto.

  • codice penale, art. 356 (frode nelle pubbliche forniture)

    La Corte interpreta la norma nel senso che il delitto richiede una "fornitura" diretta alla pubblica amministrazione come destinatario/creditore della prestazione; le concessioni di servizi rivolte all'utenza non rientrano nella nozione quando l'ente non è destinatario diretto della prestazione.

  • codice penale, art. 355 (riferimento agli artt. 355 e 356)

    Riferimento normativo collegato alla tutela del buon funzionamento dei pubblici servizi e degli stabilimenti pubblici; sottolinea che non ogni inadempimento contrattuale integra il reato penale.

  • Sez. 6, n. 14022 del 31/1/2024 (Pratesi)

    Sez.6, n. 14022 del 31/1/2024

    Giurisprudenza richiamata e ritenuta coerente: distingue casi in cui manca la duplicità soggettiva e, quindi, la fattispecie penale non si realizza. La Corte la valorizza per confermare che la concessione non equivale automaticamente a una "fornitura" diretta all'ente.

  • Sez. U, n. 26654 del 27/3/2008 (Fisia Impianti)

    Sez.U, n. 26654 del 27/3/2008

    Principio richiamato circa il calcolo del profitto dell'illecito: quando l'illecito si consuma nell'ambito di un rapporto sinallagmatico il profitto va calcolato tenendo conto dell'utilità effettivamente goduta dalla controparte a fronte della prestazione; non si può semplicemente sommare tutto il corrispettivo percepito.

  • Sez. 6, n. 3670 del 29/1/1993 (Cornia) e Sez.6, n. 28130 del 18/9/2020 (Canalis)

    Sez.6, n. 3670 del 29/1/1993; Sez.6, n. 28130 del 18/9/2020

    Giurisprudenza richiamata per delimitare la nozione di "fornitura" e ribadire che la tutela penale riguarda inadempienze che incidono sul buon funzionamento dei pubblici servizi quando la prestazione è diretta all'ente.

Massime di principio

  • Il reato di frode nelle pubbliche forniture (art. 356 c.p.) richiede che la prestazione sia diretta alla pubblica amministrazione come destinatario/creditore: concessioni di servizi rivolte all'utenza non rientrano automaticamente nella nozione di "fornitura" penale.
  • Nel caso di concessione di servizio, eventuali inadempienze rilevano principalmente in sede civile/contrattuale o amministrativa, non necessariamente come reato di frode nelle pubbliche forniture.
  • Per la confisca del profitto derivante da un illecito commesso nell'ambito di un rapporto sinallagmatico, il profitto va calcolato netta dell'utilità effettivamente ottenuta dalla controparte (principio Fisia Impianti): non si può automaticamente equiparare il profitto al valore integrale dei corrispettivi percepiti se il servizio è stato effettivamente reso.
  • Nelle misure cautelari reali (sequestro preventivo) i vizi di motivazione relativi alla quantificazione del profitto sono difficilmente deducibili in cassazione se non adeguatamente censurati nei modi e nei termini previsti; l'assenza del fumus è motivo decisivo per l'annullamento del sequestro.
  • Nelle controversie su concessioni è fondamentale valutare chi sia il destinatario diretto della prestazione (ente vs. utenza) per comprendere se la fattispecie penale di cui all'art. 356 c.p. possa trovare applicazione.
  • Le questioni di competenza territoriale devono essere decise ma possono risultare assorbite quando la decisione sul merito cautelare esclude comunque la sussistenza dei presupposti per la misura.

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