Cassazione Penale, Sentenza n. 20355/2022 del 25/05/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
L'impugnazione contestava la sentenza della Corte d'appello di Milano che aveva parzialmente riformato la decisione del Tribunale di Lecco condannando Bongiasca per bancarotta fraudolenta distrattiva e documentale. I motivi principali erano: 1) violazione di norme fallimentari (art.216, 219, 223, art.72 quater R.D. 267/42) per beni in leasing, sostenendo che i beni non facevano più parte del patrimonio della fallita; 2) carenza e illogicità della motivazione su vari punti (consegna dei mezzi, epoca delle risoluzioni dei leasing, impossibilità di fornire contabilità precisa, prova del dolo per bancarotta documentale e patrimoniale, mancata concessione dell'attenuante di cui all'art.62 n.6 cod. pen.); 3) nuovi motivi aggiunti relativi alla erronea contestazione della recidiva ex art.99 c.2 cod. pen. e alla rideterminazione delle pene accessorie alla luce della sentenza della Corte Costituzionale n.222/2018.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto i motivi generici e volti a una rivalutazione del merito non consentita in sede di legittimità. Ha confermato che la Corte territoriale ha adeguatamente motivato l'accertamento delle distrazioni dei beni in leasing (pagamenti del garante e successiva cessione a terzi, vendite dopo il fallimento, coinvolgimento di società collegate) e l'inidoneità delle argomentazioni difensive basate su risoluzioni contrattuali anteriori o su assenza materiale dei beni. Ha ritenuto corretta la valutazione del dolo generico per la bancarotta distrattiva e documentale, ha escluso l'applicabilità dell'attenuante di ravvedimento (art.62 n.6) ai reati di bancarotta patrimoniale, ha confermato la legittimità della contestazione della recidiva infraquinquennale nonché la legittima determinazione discrezionale delle pene accessorie da parte del giudice del merito. Per tali ragioni il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
art. 216 R.D. 267/1942 (Legge fallimentare)
Norma centrale per la contestazione della bancarotta fraudolenta (distrattiva e documentale); la Corte ha interpretato che la distrazione riguarda anche beni in leasing sottratti al patrimonio della fallita attraverso atti che ne hanno impedito la restituzione o ne hanno determinato la alienazione senza corrispettivo adeguato
art. 219 R.D. 267/1942
Riferimento normativo collegato alle fattispecie di bancarotta previste dalla legge fallimentare, richiamato nei motivi di impugnazione
art. 223 R.D. 267/1942
Norma richiamata nella ricostruzione delle responsabilità e delle pene accessorie fallimentari
art. 72 quater R.D. 267/1942
Norma citata dal ricorrente in relazione ai beni aziendali e agli obblighi contabili; la Corte ha ritenuto che la prassi di occultamento e vendita dei beni giustificasse le conclusioni del giudice di merito
art. 62 comma 1 n.6 cod. pen.
Circostanza attenuante del ravvedimento operoso: la Corte ha affermato che non è applicabile ai reati di bancarotta distrattiva, perché tali reati offendono il patrimonio e riguardano danni patrimoniali risarcibili
art. 99 comma 2 cod. pen.
Norma sulla recidiva: la Corte ha ritenuto corretta la contestazione della recidiva infraquinquennale nonostante il condono/indulto di talune pene precedenti, in linea con la giurisprudenza che riconosce che l'indulto non abroga l'effetto della recidiva
Corte Costituzionale, sent. n.222/2018
Richiamata in relazione alla determinazione delle pene accessorie fallimentari; la Corte ha ritenuto legittima la valutazione discrezionale del giudice del merito nel fissare durata delle pene accessorie
art. 87 legge fallimentare
Richiamata implicitamente per l'onere di verità del fallito nei confronti della curatela; la mancata dimostrazione della destinazione dei beni può far presumere la distrazione
Massime di principio
- In Cassazione non è consentita una nuova valutazione del fatto: i motivi che semplicemente chiedono una diversa lettura delle prove sono inammissibili per genericità.
- La sottrazione o vendita di beni aziendali oggetto di leasing può concorrere a configurare bancarotta fraudolenta se tali operazioni impediscono la restituzione o depauperano il patrimonio della fallita, anche quando intervenuto il pagamento da parte di un garante.
- L'omessa rendicontazione o la mancata consegna di documenti contabili può giustificare inferenze di occultamento o distrazione; in caso di mancanza di prova della destinazione dei beni, la responsabilità dell'amministratore è spesso presunta in base alla giurisprudenza consolidata.
- Per la bancarotta fraudolenta il dolo richiesto è il dolo generico: è sufficiente la consapevolezza che le operazioni poste in essere potevano arrecare danno ai creditori, non è necessario l'intento specifico di arrecare il danno.
- L'attenuante di ravvedimento (art.62 n.6) non si applica, in genere, ai reati che hanno natura di offesa al patrimonio e comportano danno patrimoniale risarcibile.
- La recidiva può essere contestata anche se la pena di condanna anteriore è stata oggetto di condono o indulto; tali provvedimenti non eliminano sempre gli effetti accessori quali la recidiva.
- La determinazione delle pene accessorie da parte del giudice del merito è discrezionale e non deve essere automaticamente rapportata in misura alla pena principale; la Cassazione sindaca solo la congruità e la motivazione.
- Motivi nuovi introdotti tardivamente (cd. motivi aggiunti) sono soggetti a scrutinio rigoroso e possono essere dichiarati inammissibili se inediti e manifestamente infondati o generici.
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