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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23244/2025 del 23/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva rigettato la richiesta di revoca del sequestro preventivo di somme disposte dal GIP in quanto profitto del reato di truffa. Il ricorrente deduceva: (i) mancanza di motivazione circa la sussistenza del periculum in mora; (ii) carenza motivazionale in ordine alla individuazione e quantificazione del profitto netto sequestrabile.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione, ritenendo che le doglianze fossero dedotte in termini generici e in realtà contestassero la motivazione (vizio di fatto) e non una violazione di legge come richiesto dall'art. 325 c.p.p. La Corte ha osservato che il Tribunale aveva esaurientemente motivato, alle pp. 2-3 dell'ordinanza impugnata, sia sul periculum in mora sia sulla quantificazione del profitto. Per effetto dell'inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., al versamento in favore della Cassa delle ammende della somma di euro 3.000,00 per profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Norme richiamate

  • art. 325 cod. proc. pen.

    Il ricorso per cassazione contro ordinanze in materia di sequestro è ammesso solo per violazione di legge; non sono sufficienti censure generiche sulla motivazione che non dimostrino un effettivo vizio di diritto.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la condanna alle spese e la possibilità di comminare somme alla Cassa delle ammende in caso di ricorso inammissibile; la Corte ha applicato tale disposizione comminando € 3.000 per profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

  • Giurisprudenza di riferimento (Sez. 2, n. 49739 del 10/10/2023, Mannolo)

    Sottolinea che nella nozione di "violazione di legge" rientrano errori in iudicando o in procedendo e vizi motivazionali così radicali da rendere incomprensibile l'itinerario logico; la Corte applica tale criterio per respingere censure meramente generiche.

Massime di principio

  • I ricorsi in Cassazione contro provvedimenti relativi a sequestri preventivi sono ammessi principalmente per violazioni di legge: le censure devono evidenziare un preciso errore giuridico o un vizio motivazionale tale da rendere il provvedimento privo dei minimi requisiti di coerenza, completezza e ragionevolezza.
  • Le deduzioni generiche sulla mancata motivazione non sono sufficienti: il ricorrente deve indicare esattamente in cosa la motivazione è assente o contraddittoria e come ciò si traduca in una violazione di norme processuali o sostanziali.
  • Se il giudice di merito ha fornito motivazione su punti essenziali (es. periculum in mora, quantificazione del profitto), la Cassazione tende a dichiarare inammissibili i ricorsi che si limitano a contestare la valutazione operata senza individuare il vizio di diritto.
  • L'instaurazione di un ricorso infondato o presentato con colpa nella valutazione dell'ammissibilità può comportare la condanna alle spese e l'obbligo di versare somme alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; pertanto è consigliabile valutare attentamente la fondatezza giuridica prima di proporre ricorso.
  • Per impugnare efficacemente un'ordinanza di sequestro occorre: (a) dimostrare specifici errori nella qualificazione giuridica dei fatti (error in iudicando/in procedendo) oppure (b) mostrare che la motivazione è del tutto mancante o irragionevole con riferimenti puntuali alle pagine e ai passaggi decisivi del provvedimento contestato.

Testo integrale

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