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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6953/2023 del 17/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza che ha confermato gli arresti domiciliari per detenzione di dosi di cocaina fini allo spaccio. Deduce violazione di legge e vizio di motivazione sostenendo che il Tribunale avrebbe ritenuto esistente, in una precedente vicenda, l'applicazione della misura dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria (elemento che invece non sarebbe mai stato disposto), e che tale errore avrebbe inficiato la valutazione sull'adeguatezza della misura cautelare attuale e sul presunto pericolo di reiterazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che l'errore denunciato sia di scarsa rilevanza perché il Tribunale non ha realmente fondato la sua valutazione sull'esistenza di una precedente applicazione dell'obbligo di presentazione, bensì sui fatti oggettivi: l'arresto convalidato poche settimane prima per fatto analogo, la vicinanza temporale degli episodi, la continuità dell'attività di spaccio e la personalità violenta dell'imputato (fuga con calci e pugni e lesioni al inseguitore). Alla luce di tali elementi il Tribunale aveva ritenuto adeguata la misura degli arresti domiciliari per interrompere i rapporti con l'ambiente criminale; la Cassazione ha confermato che la motivazione complessiva è sufficientemente fondata. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    La norma è richiamata per inquadrare il reato contestato (detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio); la Corte utilizza tale inquadramento come base fattuale per la valutazione del pericolo di continuazione dell'attività delittuosa.

  • Principio giurisprudenziale (Sez. 3, n. 209 del 17/09/2020, dep. 2021, Marotta, Rv 281047)

    Richiamato quale criterio: la scelta della misura cautelare richiede una prognosi fondata su elementi specifici relativi al fatto, alle motivazioni della sua commissione e alla personalità dell'indagato; la motivazione deve valutare la continuità del comportamento e gli elementi concreti del rischio.

Massime di principio

  • Un vizio formale o un riferimento impreciso nella motivazione non è automaticamente decisivo se la decisione è sorretta da altri elementi chiari e specifici: la Cassazione verifica la sostanza dell'argomentazione complessiva.
  • La convalida di un arresto recente per fatti analoghi e la prossimità temporale tra gli episodi sono elementi rilevanti per la valutazione del pericolo di continuazione dell'attività delittuosa.
  • La personalità dell'imputato e le modalità dell'azione (es. reazione violenta, lesioni a terzi) aumentano la valutazione del rischio e possono giustificare una misura cautelare custodiale anche se meno afflittiva di altri tipi di custodia.
  • Per impugnare con successo l'adeguatezza di una misura cautelare è necessario confrontarsi in modo specifico e concreto con l'intera motivazione del giudice e non limitarsi a rilevare singoli errori formali privi di incidenza sulla decisione.
  • In caso di ricorso inammissibile il ricorrente può essere condannato alle spese e a una somma alla Cassa delle ammende; quindi occorre valutare la fondatezza del ricorso prima di proporlo.

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