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Sentenza

Sentenza n. 3700/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 4

per l’ottemperanza alla sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV 5 febbraio 2024 n.1173, che ha pronunciato sul ricorso n.2086/2023 r.g. proposto a sua volta per opposizione di terzo alla sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV 19 gennaio 2023 n.658, che aveva pronunciato sul ricorso n.1239/2021 r.g. proposto per l’ottemperanza alla sentenza della stessa Sez. IV 10 giugno 2020 n.3704 la quale -in accoglimento del ricorso in appello n.1267/2019 e in riforma della sentenza impugnata T.a.r. Lazio Roma sez. I 29 ottobre 2019 n.10436 - aveva accolto il ricorso di I grado e annullato il provvedimento 10 dicembre 2010 n.489 con il quale la Presidenza del Consiglio dei Ministri aveva disposto l’acquisizione coattiva di un’area di proprietà della Fornaci Marzo 1988 S.p.a. ai sensi dell’allora vigente art. 43 del d.P.R. 8 giugno 2001 n.327.

Giustizia amministrativa202507771

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. IVSentenzaGiudizio di ottemperanza

Atto impugnato: inottemperanza alla sentenza del Consiglio di Stato n. 1173/2024, che aveva ordinato la restituzione delle aree, salva l’adozione di un provvedimento di acquisizione ai sensi dell’art. 42-bis d.P.R. 327/2001

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (proprietario espropriato)

Prevale il privato

La controversia

La società ha promosso un nuovo giudizio di ottemperanza deducendo che, nonostante la sentenza n. 1173/2024 e l’avvio del procedimento comunicato il 5 agosto 2024, la Presidenza del Consiglio dei Ministri non aveva né reintegrato la società nel possesso dei beni né adottato il provvedimento di acquisizione previsto dall’art. 42-bis d.P.R. 327/2001. Ha chiesto l’adozione degli atti necessari, la liquidazione degli indennizzi per l’occupazione illegittima e per l’eventuale acquisizione, l’applicazione del valore attuale di mercato e del danno non patrimoniale, nonché la considerazione motivata della perizia estimativa prodotta. L’Amministrazione ha rappresentato di avere già versato euro 1.045.409,17 e di avere individuato in 151.592 mq la superficie effettivamente utilizzata, manifestando la volontà di procedere all’acquisizione. Ha chiesto chiarimenti sostenendo che i criteri di liquidazione fissati dalla sentenza n. 1762/2010 fossero coperti dal giudicato e dovessero soltanto essere aggiornati temporalmente. La società ha invece sostenuto l’applicabilità della disciplina vigente dell’art. 42-bis.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso per ottemperanza e ha ordinato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri di adottare, entro sessanta giorni dalla comunicazione o notificazione della sentenza, se anteriore, il provvedimento di acquisizione delle aree e di corrispondere alla società gli indennizzi spettanti. Ha chiarito che i criteri risarcitori fissati dalla sentenza n. 1762/2010 non sono più applicabili, poiché il contenuto dell’obbligo di provvedere è regolato dalla disciplina sopravvenuta dell’art. 42-bis d.P.R. 327/2001, norma diversa dall’art. 43, dichiarato costituzionalmente illegittimo. Il giudicato del 2010 copre soltanto l’alternativa tra acquisizione e restituzione, mentre, qualora l’Amministrazione opti per l’acquisizione, il successivo esercizio del potere resta disciplinato dalla normativa vigente al momento dell’adozione dell’atto. Il giudice ha inoltre precisato che la determinazione e la corresponsione dell’indennizzo ex art. 42-bis appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario, anche quando l’indennizzo sia determinato nel giudizio di ottemperanza o dal commissario ad acta; l’eventuale contestazione della liquidazione dovrà quindi essere proposta mediante opposizione alla stima davanti al giudice ordinario. È stata respinta l’istanza di chiarimenti dell’Amministrazione nella parte relativa alla persistente applicabilità dei criteri della sentenza n. 1762/2010. In caso di ulteriore inottemperanza, il Consiglio di Stato si è riservato di nominare un commissario ad acta. Non è stata applicata, allo stato, la penalità di mora, in considerazione della complessità normativa e processuale della vicenda. Le spese sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 42-bis d.P.R. 327/2001

    Salvi i casi in cui la legge disponga altrimenti, l'indennizzo per il pregiudizio patrimoniale di cui al comma 1 è determinato in misura corrispondente al valore venale del bene utilizzato per scopi di pubblica utilità e, se l'occupazione riguarda un terreno edificabile, sulla base delle disposizioni dell'articolo 37, commi 3, 4, 5, 6 e 7. Per il periodo di occupazione senza titolo è computato a titolo risarcitorio, se dagli atti del procedimento non risulta la prova di una diversa entità del danno, l'interesse del cinque per cento annuo sul valore determinato ai sensi del presente comma

    La disciplina vigente regola l’esercizio del potere acquisitivo e la determinazione degli indennizzi; i criteri fissati dal precedente giudicato sulla base dell’art. 43 non restano cristallizzati.

  • art. 43 d.P.R. 327/2001

    Era la disposizione posta a fondamento del precedente provvedimento di acquisizione, poi annullato anche perché intervenuta la declaratoria di illegittimità costituzionale.

  • art. 37, commi 3, 4, 5, 6 e 7, d.P.R. 327/2001

    Richiamati dall’art. 42-bis per la determinazione dell’indennizzo relativo ai terreni edificabili.

  • art. 42-bis d.P.R. 327/2001, opposizione alla stima

    Le controversie sulla determinazione e corresponsione dell’indennizzo spettano al giudice ordinario, mediante opposizione alla stima.

  • art. 99 c.p.a.

    Non specificamente applicato; il giudizio è deciso in sede di ottemperanza.

Massime di principio

  • Nel giudizio di ottemperanza, quando il giudicato lascia all’Amministrazione l’alternativa tra restituzione e acquisizione del bene, il giudicato copre la scelta alternativa e l’obbligo di restituzione in caso di mancata acquisizione, ma non cristallizza le condizioni normative del successivo esercizio del potere acquisitivo.
  • Se l’Amministrazione esercita il potere di acquisizione dopo l’entrata in vigore di una disciplina normativa sopravvenuta, il provvedimento deve essere adottato secondo la normativa vigente al momento della sua emanazione, nel rispetto dei principi di legalità e tipicità dell’azione amministrativa.
  • I criteri di quantificazione dell’indennizzo fissati da un precedente giudicato sulla base di una disciplina normativa non più vigente non prevalgono sulla disciplina sopravvenuta che regola il nuovo esercizio del potere acquisitivo, salvo quanto sia stato specificamente e definitivamente coperto dal giudicato.
  • Nel giudizio di ottemperanza il giudice amministrativo deve interpretare il contenuto degli obblighi derivanti dal giudicato, ma non può decidere questioni riservate alla giurisdizione di altro giudice; la determinazione e la corresponsione dell’indennizzo ex art. 42-bis d.P.R. 327/2001 spettano al giudice ordinario, anche quando l’acquisizione sia disposta in esecuzione del giudicato amministrativo.
  • L’inottemperanza all’ordine di adottare un provvedimento di acquisizione entro un termine fissato dal giudice consente, su istanza di parte, la nomina di un commissario ad acta incaricato di provvedere in luogo dell’Amministrazione.

Come è indicizzato

MaterieOccupazione illegittima e acquisizione sananteGiudizio di ottemperanzaGiurisdizione e riparto
RamiEspropriazione per pubblica utilitàProcesso amministrativo
IstitutiEffetto conformativo e riedizione del potereOttemperanza e commissario ad actaRiparto di giurisdizionePrincipio di legalità e tipicità

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