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Ordinanza

Ordinanza n. 1305/2026 - Roma, Sezione 5B

per l'annullamento del DM di diniego di cittadinanza, emesso in data 18.09.2020 e notificato il 10.12.2020 K10/-OMISSIS-, e di qualsiasi atto presupposto, conseguente o consequenziale al provvedimento impugnato, compreso il preavviso di rigetto

Giustizia amministrativa202102770

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V bisOrdinanza istruttoriaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di concessione della cittadinanza italiana, con preavviso di rigetto

Esito

INTERLOCUTORIO

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il decreto ministeriale di diniego della cittadinanza italiana, emesso il 18 settembre 2020 e notificato il 10 dicembre 2020, nonché gli atti presupposti e conseguenti, incluso il preavviso di rigetto. L'ordinanza non espone i motivi di illegittimità dedotti nel ricorso. Il TAR, nell'ambito delle udienze di smaltimento dell'arretrato, ha rilevato la necessità di verificare la persistenza dell'interesse a ricorrere, la completezza dell'istruzione e la conformità degli atti alle regole del processo amministrativo telematico. Ha inoltre constatato che non era stato depositato il fascicolo del procedimento amministrativo conclusosi con il diniego.

La decisione

Il TAR non ha definito il giudizio nel merito né ha deciso sulla legittimità del diniego. Ha disposto incombenti istruttori a carico di entrambe le parti, assegnando 30 giorni dalla comunicazione o notificazione dell'ordinanza per fornire chiarimenti sull'effettiva persistenza dell'interesse a ricorrere e per segnalare eventuali circostanze idonee a consentire una definizione in rito. Le parti possono inoltre depositare documentazione rilevante. Al Ministero dell'Interno è stato ordinato di depositare il fascicolo del procedimento amministrativo, ai sensi dell'art. 65, comma 3, c.p.a. La causa sarà eventualmente calendarizzata con priorità se matura per la decisione.

Norme richiamate

  • art. 46, comma 2, c.p.a.

    Richiamato nel contesto degli adempimenti processuali, senza una specifica interpretazione nel provvedimento.

  • art. 65, comma 3, c.p.a.

    Utilizzato per ordinare alla pubblica amministrazione il deposito del fascicolo del procedimento amministrativo non presente in atti.

  • art. 72-bis c.p.a.

    Richiamato in relazione al divieto di rinvio, salvo eccezionali motivi, nell'ambito della calendarizzazione delle cause per lo smaltimento dell'arretrato.

  • art. 73, comma 1-bis, c.p.a.

    Richiamato in relazione al divieto di rinvio, salvo eccezionali motivi, nell'ambito della calendarizzazione delle cause per lo smaltimento dell'arretrato.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Richiamato quale base per l'oscuramento delle generalità della parte a tutela dei suoi diritti o della sua dignità.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamati in relazione alla tutela dei dati personali e all'oscuramento delle generalità.

Massime di principio

  • Nelle cause individuate per la definizione nell'ambito delle udienze di smaltimento dell'arretrato, il giudice può onerare entrambe le parti di chiarire la persistente attualità dell'interesse a ricorrere e di segnalare eventuali circostanze idonee a determinare una definizione in rito.
  • Quando il fascicolo del procedimento amministrativo conclusosi con l'atto impugnato non è presente in atti, il giudice amministrativo può ordinarne il deposito all'amministrazione ai sensi dell'art. 65, comma 3, c.p.a., assegnando un termine per l'incombente istruttorio.

Come è indicizzato

MaterieCittadinanzaIstruttoria processuale
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiLegittimazione e interesse a ricorrereOnere della prova e principio dispositivo

Testo integrale

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