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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46349/2024 del 17/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato l'ordinanza del Tribunale di Roma che, in parziale accoglimento dell'appello del P.M., aveva applicato misure cautelari: custodia in carcere per Del Pezzo e Gerbi (per taluni capi), arresti domiciliari per Parisella e divieto di esercitare attività imprenditoriale per Sanvoisin; i ricorsi censurano in particolare: l'inammissibilità dell'appello del P.M.; l'inutilizzabilità di atti successivi a presunta scadenza dei termini d'indagine (proroghe/termine giugno 2021); la illegittimità/irregolarità del sequestro e dell'estrazione dei dati dai telefoni (e la conseguente inutilizzabilità delle chat); l'insussistenza o genericità della prova circa l'esistenza di una associazione per delinquere (art. 416 c.p.) e della partecipazione; l'insussistenza degli elementi per i reati di corruzione in atti giudiziari (cap. 31/32) e di autoriciclaggio; e, infine, la mancata considerazione del principio di adeguatezza/ultima ratio della custodia in carcere e l'assenza di esigenze cautelari concrete e attuali.

La decisione

La Corte di Cassazione, esaminati i ricorsi, ha in gran parte respinto le censure relative a specifiche nullità processuali, all'inutilizzabilità degli atti per scadenza dei termini d'indagine e all'illegittimità delle acquisizioni informatiche, riaffermando orientamenti consolidati (es. efficacia retroattiva della proroga richiesta prima della scadenza; utilizzabilità degli elementi acquisiti con sequestro annullato salvo i casi di prove espressamente vietate). Tuttavia la Corte ha accolto alcune doglianze con riguardo alla misura cautelare: ha annullato l'ordinanza limitatamente al giudizio di adeguatezza della custodia in carcere nei confronti di Pasquale Del Pezzo (rinviando al Tribunale di Roma per nuovo giudizio su tale punto) e ha annullato, sempre con rinvio al Tribunale, la parte relativa alle esigenze cautelari (pericolo di reiterazione/adeguatezza della misura) nei confronti di Davide Parisella e Raffaele Gerbi. Quanto a Jacopo Sanvoisin, la Corte ha ritenuto fondata almeno la censura sulle esigenze cautelari, con conseguente annullamento limitato e rinvio per nuovo accertamento. Le altre censure sostanziali (inesistenza dell'associazione, mancanza di gravità indiziaria sulle singole imputazioni come corruzione o autoriciclaggio) sono state per lo più ritenute generiche o infondate rispetto al compendio probatorio ritenuto idoneo dal Tribunale.

Norme richiamate

  • art. 310 c.p.p.

    Richiama i limiti e la specificità dell'appello del P.M.; la Corte ha ritenuto infondata la censura sull'inammissibilità dell'appello quando il P.M. ha effettivamente richiamato e motivato le esigenze cautelari rispetto alle posizioni degli indagati

  • art. 406 c.p.p.

    La Corte conferma l'orientamento secondo cui per la legittimità della proroga è sufficiente che la richiesta del P.M. sia anteriore alla scadenza; l'ordinanza di proroga successiva ha effetto sanante retroattivo sugli atti compiuti

  • art. 191 c.p.p.

    Non configura automaticamente inutilizzabilità degli elementi acquisiti in seguito ad annullamento del sequestro; l'inutilizzabilità riguarda prove vietate dalla legge, non la mera illegittimità formale del sequestro quando l'acquisizione non sia di per sé proibita

  • art. 416 c.p.

    Per la configurazione dell'associazione per delinquere la Corte richiama la necessità di elementi indicativi di una stabile e condivisa organizzazione e di un programma criminoso; tuttavia, nel caso di specie il Tribunale ha ritenuto tali elementi emergenti dal modus operandi e dai reati-fine

  • art. 274 c.p.p.

    In tema di misure cautelari la Corte ribadisce che il pericolo di reiterazione dev'essere concreto e attuale; non è richiesta l'imminenza di un'occasione specifica, ma una prognosi fondata su fatti, personalità e contesto

  • art. 273 c.p.p.

    Richiamata in relazione al valore probatorio di conversazioni e documenti: la Corte valuta la sufficienza, precisione e convergenza degli indizi per fondare la gravità indiziaria

  • art. 648-ter c.p.

    Usata nella contestazione di autoriciclaggio; la Corte ha ritenuto che il Tribunale abbia adeguatamente collegato proventi illeciti e impieghi (acquisti immobiliari) sulla base degli elementi contabili e temporali

  • art. 360 c.p.p.

    Rilevata la natura non sempre irripetibile dell'estrazione di dati da supporti informatici; la mancata partecipazione a tali operazioni non determina automaticamente inutilizzabilità salvo prova di alterazione o effettiva irregolarità che abbia inciso sulla genuinità dei dati

Massime di principio

  • La richiesta di proroga dei termini d'indagine deve essere presentata prima della scadenza; l'ordinanza di proroga anche successiva ha effetto sanante sugli atti compiuti se la richiesta è tempestiva
  • L'annullamento del decreto di sequestro non comporta automaticamente l'inutilizzabilità dei risultati acquisiti; la prova è inutilizzabile solo se l'acquisizione ha violato divieti di legge o ha alterato la prova
  • L'estrazione di dati da dispositivi informatici non è necessariamente accertamento tecnico irripetibile: la valutazione di utilizzabilità si basa sulla loro corrispondenza all'originale e su eventuali alterazioni concrete
  • Per la configurazione dell'associazione per delinquere occorrono elementi che evidenzino un accordo stabile, un'organizzazione e un programma criminoso; la mera ripetizione di condotte analoghe non è automaticamente sufficiente, ma il modus operandi e l'integrazione fra ruoli possono fondare la gravità indiziaria
  • In tema di misure cautelari la custodia in carcere è misura di ultima ratio: il giudice deve motivare specificamente l'inadeguatezza di misure meno afflittive dimostrando elementi concreti che rendano probabile la violazione delle prescrizioni alternative
  • Per le intercettazioni non è necessario che i 'gravi indizi' riguardino già una persona individuata; è sufficiente la presenza di elementi che giustifichino l'uso dello strumento investigativo nell'ambito dell'indagine
  • Le censure generiche o non specificamente riferite agli atti impugnati sono destinate a essere dichiarate inammissibili o infondate: in sede di Cassazione conta la specificità della doglianza e l'effettivo collegamento tra vizio dedotto e esito del provvedimento impugnato

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