Sentenza n. 301/2026 - Firenze, Sezione 3
per l’accertamento dell’illegittimità del silenzio e dell’inerzia serbati dalle amministrazioni resistenti in merito all’istanza presentata dalla ricorrente in data 25.6.2024 e con successiva pec del 26.6.2024 al Segretariato Regionale del Ministero per i beni e le attività culturali della Toscana per la verifica dell’interesse culturale ai sensi dell’art. 12 del d.lgs. 22.1.2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio) in relazione all’immobile denominato “Palazzo Via Roma 15” sito a Carrara, Via Roma n. 15; del conseguente obbligo delle medesime amministrazioni resistenti di provvedere, entro trenta giorni o nel diverso termine assegnato in sentenza, all’adozione dei provvedimenti prescritti dalla normativa vigente e meglio precisati nel prosieguo del ricorso; con richiesta di nomina fin da ora di un commissario ad acta che provveda in caso di inutile decorso del suddetto termine.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: silenzio e inerzia sull'istanza di verifica dell'interesse culturale dell'immobile ai sensi dell'art. 12 del d.lgs. 42/2004
Esito
Favorevole al resistente (amministrazione statale)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La società ricorrente aveva chiesto l'accertamento dell'illegittimità del silenzio serbato dalle amministrazioni resistenti sull'istanza del 25 giugno 2024, integrata con PEC del 26 giugno 2024, diretta al Segretariato Regionale del Ministero della Cultura per la verifica dell'interesse culturale dell'immobile denominato “Palazzo Via Roma 15”, sito a Carrara. Chiedeva inoltre la declaratoria dell'obbligo dell'amministrazione di provvedere entro il termine assegnato dal giudice e la nomina preventiva di un commissario ad acta per l'eventuale inerzia successiva. Nel corso del giudizio, con atto depositato il 22 gennaio 2026, la ricorrente ha dichiarato di non avere più interesse alla decisione, chiedendo la compensazione delle spese.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse, prendendo atto della dichiarazione espressa della ricorrente. Il giudice ha ritenuto che, nel processo amministrativo, in assenza di repliche o diverse richieste della controparte, il principio dispositivo in senso ampio attribuisca alla parte ricorrente la disponibilità dell'azione sino al momento in cui la causa è trattenuta in decisione. Pertanto, a fronte della dichiarazione di non avere più interesse alla decisione, il giudice non può esaminare il merito, procedere d'ufficio o sostituirsi alla valutazione dell'interesse ad agire, ma deve dichiarare l'improcedibilità del ricorso. Le spese sono state integralmente compensate per la sussistenza di giusti motivi.
Norme richiamate
art. 12 d.lgs. 42/2004
La disposizione costituiva il fondamento dell'istanza amministrativa di verifica dell'interesse culturale dell'immobile, ma non è stata applicata nel merito a causa della sopravvenuta carenza di interesse.
art. 35, comma 1, lett. c, c.p.a.
È stato richiamato quale fondamento processuale della declaratoria di improcedibilità per sopravvenuto difetto di interesse.
art. 85, comma 9, c.p.a.
È stato richiamato insieme all'art. 35 c.p.a. nel quadro della disciplina processuale applicata alla definizione del giudizio.
Massime di principio
- Quando il ricorrente dichiara espressamente di non avere più interesse alla decisione prima che la causa sia trattenuta in decisione, il giudice amministrativo, in assenza di repliche o diverse richieste della controparte, deve dichiarare l'improcedibilità del ricorso per sopravvenuto difetto di interesse.
- Il principio dispositivo in senso ampio consente al ricorrente di disporre dell'azione fino al momento della decisione; il giudice non può sostituirsi alla valutazione della parte sull'interesse ad agire, né decidere d'ufficio il merito dopo la rinuncia all'interesse alla decisione.
- La dichiarazione di sopravvenuta carenza di interesse impedisce al giudice di adottare pronunce di merito o di imporre all'amministrazione ulteriori adempimenti richiesti con il ricorso, salvo che emergano una diversa richiesta della controparte o ragioni processuali incompatibili con la dichiarazione.
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