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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3468/2024 del 29/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale del riesame di Siracusa che aveva annullato il decreto di sequestro preventivo (e conseguente esecuzione) della somma di euro 48.000, disposta dal G.I.P. come profitto del reato di bancarotta fraudolenta impropria. L'accusa ricostruiva un meccanismo in cui l'immobile "foresteria" di proprietà della fallita LA CITTADELLA veniva fatto gestire e sublocato dall'ASD G.S. AZZURRA (di fatto riconducibile a Coppa Santo), sottraendo canoni alla fallita e causando danno ai creditori; in tale contesto Bonfiglio, quale amministratore dell'ASD dal 11.7.2019 al 10.9.2020, avrebbe sottoscritto il contratto di sublocazione del 9.9.2019 che ha permesso l'incasso dei canoni (quantificati in 48.000 euro) dalla PIU' SERVIZI S.R.L. a favore dell'ASD anzichè della fallita.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso del Procuratore fondato. Ha ritenuto che il sequestro preventivo finalizzato alla confisca del presunto profitto fosse fondato su norme applicabili e che il Tribunale del riesame avesse motivato in termini meramente apparenti l'esclusione della qualifica di "persona estranea al reato" a carico di Bonfiglio. La motivazione del riesame è stata giudicata contraddittoria e insufficiente perché non ha adeguatamente valutato la mancata allegazione/prova della buona fede e i doveri di diligenza dell'amministratore dell'ASD; pertanto l'ordinanza del riesame è stata annullata e il provvedimento rinviato per nuovo esame (annullamento con rinvio).

Norme richiamate

  • art. 321 comma 2 c.p.p.

    "il giudice può disporre il sequestro delle cose di cui è consentita la confisca"

    Autorizza il sequestro preventivo quando l'oggetto è confiscabile; la Corte ha confermato che il sequestro era finalizzato alla confisca del profitto del reato e dunque poteva essere disposto ai sensi di questa norma

  • art. 240 comma 1 c.p.

    "Il caso di condanna, il giudice può ordinare la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato, e delle cose che ne sono il prodotto o il profitto"

    Definisce la confisca del profitto del reato; la Corte ha richiamato la distinzione fra confisca diretta del valore numerario (quando il profitto è denaro o suo equivalente) e necessità di dimostrare il nesso di derivazione in termini di incremento patrimoniale

  • art. 240 comma 3 c.p.

    Stabilisce l'esclusione della confisca se il bene appartiene a persona estranea al reato; la Corte ha precisato che la qualifica di "persona estranea" richiede, oltre all'assenza di vantaggio, la buona fede (non conoscibilità del rapporto di derivazione con uso della diligenza richiesta)

  • art. 38 c.c.

    Attribuisce responsabilità personale e solidale a chi assume obbligazioni in nome e per conto di un'associazione non riconosciuta; la Corte ha ritenuto rilevante che chi agisce per l'ASD possa essere chiamato a rispondere per le obbligazioni da cui è derivato il profitto illecito

  • artt. 2392 e 2395 c.c.

    Richiamati per indicare i doveri dell'amministratore (diligenza, vigilanza, responsabilità verso terzi e verso l'ente); la Corte ha usato tali principi per valutare il profilo di diligenza richiesto all'amministratore dell'ASD

  • richiamo giurisprudenziale (Sez. U. n. 11170/2014 e altre)

    La Corte ha richiamato orientamenti secondo i quali la buona fede esige l'assenza anche di colpa nella mancata osservanza di regole di cautela; la colposa inosservanza esclude la qualifica di persona estranea meritevole di tutela

Massime di principio

  • Il sequestro preventivo finalizzato alla confisca del "profitto" è legittimo anche se diretto al valore numerario (disponibilità bancarie), senza dover rintracciare materialmente le stesse banconote, purché il valore corrisponda al profitto contestato.
  • La qualifica di "persona estranea al reato" non si limita alla mancata partecipazione all'illecito: richiede anche buona fede, intesa come non conoscibilità, con la diligenza richiesta dalla situazione concreta, del rapporto fra la propria posizione e il reato.
  • Per chi agisce in nome e per conto di un'associazione non riconosciuta (es. amministratore di un'ASD) opera la responsabilità prevista dall'art. 38 c.c.; l'amministratore deve operare con la diligenza del buon padre di famiglia e vigilare su atti che possano arrecare vantaggi illeciti ad altri.
  • La sola affermazione di essere "stato pilotato" o di aver seguito istruzioni di un terzo influente non esime dall'obbligo di diligenza e non basta, da sola, a dimostrare la buona fede idonea a escludere la confisca.
  • In sede cautelare il giudice valuta il fumus e il periculum: la confisca preventiva del profitto richiede che sussista un concreto fondamento per ritenere che il denaro costituisca profitto del reato e che la misura sia proporzionata e motivata adeguatamente.
  • La motivazione del giudice di merito deve essere puntuale e analitica: ragioni generiche o contraddittorie sull'assenza di colpa/buona fede del terzo possono determinare l'annullamento del provvedimento per motivazione apparente.
  • Se il profitto è rappresentato da un risparmio di spesa (es. mancato versamento di canoni), questo può essere considerato profitto confiscabile se è certo, liquido ed esigibile e ha incrementato il patrimonio di chi ne ha beneficiato.

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