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Cassazione Civile, Ordinanza n. 22067/2023 del 24/07/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (privato)

La controversia

La controversia nasce dall'azione proposta da un proprietario per ottenere ristoro dei danni derivanti dall'occupazione del proprio terreno nell'ambito di una procedura espropriativa. In primo grado il giudice aveva condannato l'ente al pagamento dell'indennità di occupazione sine titulo; in appello, dopo CTU, la domanda era stata riqualificata e la Corte territoriale aveva liquidato l'indennità di esproprio e quella di occupazione legittima, con interessi e rivalutazione. L'ente territoriale ha proposto ricorso per cassazione con tre motivi: (1) violazione degli artt. 112 e 99 c.p.c., sostenendo che la Corte d'appello avrebbe pronunciato ultra/extra petita convertendo automaticamente una domanda risarcitoria in domanda indennitaria; (2) violazione dell'art. 834 c.c. e dell'art. 37 d.P.R. 327/2001, deducendo che il valore venale dei terreni edificabili era stato determinato con criteri errati e senza adeguata motivazione, anche con riferimento all'incidenza delle norme di salvaguardia del PRG adottato; (3) il testo fornito non consente di ricostruire autonomamente un terzo motivo, perché la motivazione riportata si sofferma solo sui primi due. Le eredi del proprietario hanno resistito con controricorso e ricorso incidentale condizionato, poi assorbito.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso principale dichiarandolo inammissibile: ha ritenuto infondato il primo motivo perché il giudice può riqualificare la domanda in materia espropriativa quando ne ricorrano i presupposti, e comunque l'erronea qualificazione giuridica non integra più un vizio censurabile nei termini prospettati; ha ritenuto inammissibile il secondo motivo perché diretto a sollecitare una nuova valutazione di merito sul valore venale dei terreni e sulla loro edificabilità, valutazione adeguatamente motivata e non sindacabile in cassazione. Il ricorso incidentale condizionato è stato dichiarato assorbito. L'ente ricorrente è stato condannato alle spese del giudizio di legittimità e, se dovuto, all'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 112 c.p.c.

    Richiamato come parametro del divieto di ultrapetizione/extrapetizione, ma la Corte esclude che la riqualificazione della domanda in materia espropriativa abbia violato tale norma.

  • art. 99 c.p.c.

    Invocato dal ricorrente in relazione al principio della domanda; la Corte ritiene legittima la riqualificazione giudiziale della pretesa nei limiti dei fatti allegati.

  • art. 360, comma 1, n. 4, c.p.c.

    Indicata come norma del vizio processuale dedotto nel primo motivo.

  • art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.

    Indicata come norma di ricorso per violazione di legge nel secondo motivo.

  • art. 360 bis, comma 1, c.p.c.

    La Corte dichiara inammissibile il primo motivo perché la questione è coperta da principio di diritto ormai consolidato sulla riqualificazione della domanda.

  • art. 834 c.c.

    Invocato per contestare la determinazione dell'indennità di esproprio; la Corte non entra nel merito perché la censura è di fatto.

  • art. 37 d.P.R. 327/2001

    Richiamato per i criteri di determinazione dell'indennità; la censura sul punto è ritenuta inammissibile perché mira a una nuova valutazione del merito.

  • art. 2043 c.c.

    Richiamato per affermare che, nell'occupazione illegittima/appropriativa, entrambe le azioni considerate dalla Corte sono ricondotte alla responsabilità risarcitoria della pubblica amministrazione.

  • Cass. Sez. 1, n. 15936/2017

    Utilizzata come precedente a sostegno dell'ammissibilità della conversione automatica della domanda risarcitoria in opposizione alla stima quando sopravvenga il decreto di esproprio.

  • Cass. 23 maggio 2018, n. 12846

    Richiamata per affermare che l'erronea qualificazione giuridica dei fatti non è più motivo autonomo di censura nei termini prospettati dal ricorrente.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

    Richiamato per il presupposto dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di soccombenza.

Massime di principio

  • In materia espropriativa, il giudice può riqualificare la domanda alla luce dei fatti allegati e degli sviluppi del processo, senza incorrere in ultrapetizione, quando la diversa qualificazione resti interna al medesimo nucleo fattuale dedotto in causa.
  • La conversione di una domanda di risarcimento del danno da occupazione illegittima in domanda indennitaria è ammissibile se nel corso del giudizio sopravvenga il decreto di esproprio e si renda quindi attuale il diverso regime giuridico della pretesa.
  • La censura in cassazione che contesti la determinazione del valore venale di un bene espropriato è inammissibile se, sotto la veste della violazione di legge, mira in realtà a ottenere una rivalutazione del merito e delle risultanze istruttorie.
  • Quando la sentenza di merito contiene una motivazione adeguata sulla natura edificabile del bene e sui criteri di stima adottati, la Corte di cassazione non può sostituire la propria valutazione a quella del giudice di merito.
  • L'erronea qualificazione giuridica della domanda non è più di per sé censurabile come vizio processuale se la riqualificazione operata dal giudice è coerente con i fatti introdotti in giudizio e con la consolidata giurisprudenza applicabile.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniCompravendita immobiliare
RamiProcesso civileImmobiliareResponsabilità civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

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