Cassazione Civile, Sentenza n. 21775/2020 del 09/10/2020
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della decisione della Commissione tributaria regionale che aveva accolto l'appello di Cartorama contro rettifiche delle dichiarazioni doganali per mancata inclusione nel valore in dogana dei corrispettivi/diritti di licenza (royalties) pagati per l'uso di marchi; l'Agenzia contestava la non computabilità delle royalties e chiedeva il recupero di dazi, IVA, interessi e l'irrogazione di sanzioni
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli. Ha confermato la valutazione della CTR che aveva annullato gli atti impositivi e le sanzioni verso Cartorama, ritenendo che, in base all'esame dei contratti, le royalties non costituissero condizione di vendita delle merci importate né emergesse un potere di controllo del licenziante tale da imporre l'inclusione delle royalties nel valore doganale. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili le censure dell'Agenzia per mancata specificazione dei canoni ermeneutici violati e ha richiamato i criteri di interpretazione stabiliti dal DAC e dalla giurisprudenza comunitaria e nazionale (art.157 DAC, artt.159-160 DAC, allegato 23 e art.32 CDC). Il motivo relativo alle sanzioni è stato assorbito dalla decisione sul merito; nulla per spese processuali in ragione della mancata costituzione della società contribuente.
Norme richiamate
Regolamento (CEE) n. 2913/92 (Codice doganale comunitario - CDC)
art. 32, § 1, lett. c) (aggiunta al prezzo dei corrispettivi e diritti di licenza relativi alle merci da valutare)
Stabilisce che al valore di transazione si aggiungono i corrispettivi e diritti di licenza relativi alle merci se pagati come condizione della vendita; la Corte richiama l'art.32 come norma di riferimento per l'inclusione delle royalties nel valore doganale
Regolamento (CEE) n. 2454/93 (Disposizioni di attuazione - DAC)
art. 157, § 2; artt. 159, 160; allegato 23 (Note interpretative)
Art.157§2 fissa tre condizioni per l'aggiunta delle royalties al valore doganale (non incluse nel prezzo; riferite alle merci; costituenti condizione di vendita). L'art.159 specifica il caso del marchio di fabbrica con criteri aggiuntivi; l'art.160 disciplina il caso di pagamento a terzi. L'allegato 23 fornisce indicatori di "controllo" del licenziante
D.P.R. 23 gennaio 1973, n. 43 (Testo unico sulla legge doganale - TULD)
Norme nazionali in materia doganale richiamate dalla ricorrente; la Cassazione ha ritenuto la relativa censura assorbita dalla valutazione sull'interpretazione dei contratti e della normativa comunitaria
D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 (Disciplina IVA)
Riferimento alle conseguenze fiscali (IVA) in caso di rettifica del valore in dogana; questioni comunque assorbite dalla decisione principale
Codice civile
Richiamati in relazione ai criteri di interpretazione ed efficacia delle prove contrattuali: la Corte ha richiamato i canoni ermeneutici ma ha escluso che la ricorrente abbia indicato specifiche violazioni tali da ammettere il sindacato in cassazione
Codice di procedura civile
art. 360, primo comma, nn. 3 e 4
Norme sul ricorso per cassazione utilizzate per valutare la fondatezza e ammissibilità dei motivi di impugnazione (es.: vizio di motivazione vs. valutazione di merito)
Massime di principio
- Per includere royalties nel valore in dogana occorrono tre condizioni concorrenti: (1) non sono incluse nel prezzo effettivo, (2) si riferiscono alle merci da valutare, (3) l'acquirente è tenuto a pagarle come condizione della vendita (art.157§2 DAC e art.32 CDC).
- Se la licenza riguarda un marchio di fabbrica, vanno verificati ulteriori elementi (art.159 DAC): vendite tal quali o con sole lavorazioni secondarie, commercializzazione con il marchio per il quale si paga, e impossibilità per l'acquirente di ottenere le merci da altri fornitori non legati al venditore.
- Quando il corrispettivo viene pagato a terzi, l'inclusione richiede che il venditore o una persona ad esso legata abbia effettivamente richiesto il pagamento (art.160 DAC).
- Per accertare che le royalties costituiscano una condizione di vendita è cruciale dimostrare il potere di controllo del licenziante sulla scelta del produttore, sui metodi di produzione, logistica, limitazioni di vendita o prezzi: tali elementi possono essere provati con clausole contrattuali concrete (allegato 23 DAC e Commento del Comitato del codice doganale).
- In sede di impugnazione in cassazione la parte ha l'onere di specificare quale regola ermeneutica o norma sia stata violata e in quale punto concreto la motivazione di merito sia illogica o incoerente; la mera proposta di diversa interpretazione dei contratti è inammissibile.
- In pratica, per l'Amministrazione: raccogliere e documentare clausole contrattuali chiare e prove fattuali del controllo del licenziante (scelta/impiego dei produttori, limitazioni, determinazione prezzi, ecc.). Per il contribuente: dimostrare che i rapporti contrattuali non impongono tali vincoli e che le royalties non incidono sul valore economico della singola importazione.
- Procedurale: in caso di fallimento o concordato preventivo verificare corretta notificazione al curatore/ufficio procedura per non compromettere la regolarità del processo.
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