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Parere

Parere n. 1141/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 1

Ricorso straordinario, con istanza sospensiva, proposto, con deposito diretto ex art. 11 d.P.R.-OMISSIS-199 del 1971, da -OMISSIS-in liquidazione, in persona del legale rappresentante pro tempore, contro il Comune di -OMISSIS-, la Prefettura di -OMISSIS-, l’Azienda ULSS7 -OMISSIS- e ARPA -OMISSIS- per l’annullamento delle ordinanze del sindaco del Comune di -OMISSIS--OMISSIS- del 10 gennaio 2025 e -OMISSIS-del 10 aprile 2025, con le quali le è stato ordinato di provvedere immediatamente alla bonifica, rimozione e smaltimento delle porzioni di copertura poste a nord-est e sud-est dello stabilimento produttivo sito in via -OMISSIS-

Giustizia amministrativa202500503

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. IRicorso straordinario al Presidente della Repubblica

Impugnazione delle ordinanze sindacali del 10 gennaio 2025 e del 10 aprile 2025, con cui è stata ordinata la bonifica, rimozione e smaltimento di porzioni della copertura di uno stabilimento produttivo.

Esito

ACCOGLIMENTO

Prevale il privato

La questione giuridica

La società ricorrente ha impugnato le ordinanze contingibili e urgenti adottate ai sensi dell’art. 50, comma 5, TUEL, deducendo l’eccesso di potere per difetto di legittimazione passiva e per l’assenza di materiale disponibilità dell’immobile. Il contratto di affitto del complesso immobiliare, stipulato il 13 luglio 2023, non avrebbe mai avuto esecuzione a causa di eventi atmosferici verificatisi immediatamente dopo la stipulazione; la società non sarebbe mai stata immessa nel possesso e avrebbe comunicato la risoluzione del contratto nel settembre e nell’ottobre 2023. Inoltre, la porzione nord-est dello stabilimento sarebbe stata estranea al contratto di affitto e nella disponibilità di altro soggetto. Si controverte, in particolare, sulla possibilità di rivolgere un’ordinanza contingibile e urgente a un soggetto formalmente qualificato come conduttore, ma privo della concreta disponibilità materiale del bene e quindi della possibilità di eseguire gli interventi necessari.

Il parere

Il Consiglio di Stato ha ritenuto fondato l’unico motivo di ricorso e ha espresso parere favorevole all’accoglimento. In base all’orientamento giurisprudenziale richiamato, il destinatario di un’ordinanza contingibile e urgente non deve necessariamente essere il proprietario, essendo sufficiente la materiale disponibilità dell’area o del bene; l’ordinanza deve però essere indirizzata al soggetto che abbia un rapporto con la fonte di pericolo tale da consentirgli di eliminarla, indipendentemente dal titolo giuridico della disponibilità. Nel caso concreto, senza necessità di decidere gli effetti civilistici del contratto di affitto, è risultato pacifico che il contratto non fosse mai stato eseguito e che la società ricorrente non avesse mai conseguito la disponibilità dell’immobile. Il Comune si era limitato a fare riferimento alle risultanze del registro delle imprese, senza acquisire il contratto o accertare l’effettiva disponibilità del bene. Poiché la disponibilità era rimasta alla società proprietaria, solo quest’ultima poteva essere destinataria dell’ordine di esecuzione degli interventi.

Osservazioni

Legittimazione passiva e materiale disponibilità del bene

L’ordinanza contingibile e urgente può essere rivolta anche a un soggetto diverso dal proprietario, ma solo se dispone materialmente del bene e si trova in una relazione con la fonte di pericolo che gli consenta di eseguire gli interventi necessari.

Mancata esecuzione del contratto di affitto

La società ricorrente non era mai stata immessa nel possesso dell’immobile; pertanto, pur essendo formalmente qualificata come affittuaria, non disponeva della concreta possibilità di eseguire la bonifica, la rimozione e lo smaltimento ordinati.

Istruttoria del Comune

Il Comune non ha verificato l’effettiva disponibilità dell’immobile, essendosi basato unicamente sulle risultanze del registro delle imprese e non avendo acquisito il contratto di affitto né accertato la sua concreta esecuzione.

Norme richiamate

  • art. 50, comma 5, d.lgs. 267/2000 (TUEL)

    La disposizione costituisce la base normativa delle ordinanze sindacali contingibili e urgenti impugnate; il destinatario deve essere individuato in relazione alla concreta possibilità di eliminare la situazione di pericolo.

  • art. 1621 cod. civ.

    La ricorrente lo ha richiamato per sostenere di non essere tenuta alle spese di riparazione straordinaria; il Consiglio di Stato non ha ritenuto necessario decidere la questione civilistica.

  • art. 11 d.P.R. 1199/1971

    Disciplina il deposito diretto del ricorso straordinario presso il Consiglio di Stato, secondo quanto indicato nell’epigrafe.

Massime di principio

  • Il destinatario di un’ordinanza contingibile e urgente diretta alla rimozione di una situazione di pericolo non deve necessariamente essere il proprietario del bene, ma deve avere la materiale disponibilità dello stesso e un rapporto con la fonte di pericolo che gli consenta concretamente di eseguire gli interventi ordinati.
  • La mera risultanza formale di un rapporto contrattuale o societario non è sufficiente a individuare il destinatario di un’ordinanza contingibile e urgente quando il soggetto non abbia mai conseguito la disponibilità materiale del bene.
  • Prima di adottare un’ordinanza contingibile e urgente, l’amministrazione deve verificare l’effettiva disponibilità del bene da parte del destinatario e non può fondarsi esclusivamente su dati formali, come le risultanze del registro delle imprese.
  • La legittimazione passiva rispetto a un’ordinanza contingibile e urgente va individuata in funzione della concreta possibilità di eliminare la situazione di pericolo, indipendentemente dalla natura del titolo giuridico posto a fondamento della disponibilità.

Ordinanze sindacali di bonifica e individuazione del destinatario

Il parere riguarda un ricorso straordinario proposto da una società conduttrice, successivamente posta in liquidazione, contro due ordinanze sindacali con cui le era stato ordinato di procedere alla bonifica, rimozione e smaltimento di porzioni della copertura di uno stabilimento produttivo. Il Ministero competente ha trasmesso la relazione istruttoria chiedendo l’accoglimento del ricorso.

Premesse fattuali

La società aveva stipulato un contratto di affitto di azienda o complesso immobiliare il 13 luglio 2023. A seguito di violenti eventi atmosferici verificatisi subito dopo la stipulazione, il complesso sarebbe stato gravemente danneggiato e la società non sarebbe mai stata immessa nel possesso. La società aveva quindi comunicato la risoluzione del contratto nel settembre e nell’ottobre 2023.

Il 10 gennaio 2025 e il 10 aprile 2025 il sindaco aveva adottato due ordinanze di identico tenore, ai sensi dell’art. 50, comma 5, TUEL, imponendo alla società di predisporre un piano di bonifica e smaltimento e di acquisire i necessari titoli autorizzativi.

Motivi del ricorso

La ricorrente ha dedotto un unico motivo di eccesso di potere, articolato in due profili:

  • la società non avrebbe avuto legittimazione passiva, perché il contratto era stato risolto prima della notificazione delle ordinanze, non aveva mai avuto esecuzione e non le aveva attribuito la disponibilità dell’immobile;
  • la porzione nord-est della copertura sarebbe stata estranea al contratto di affitto e nella disponibilità di altro soggetto.

La società ha inoltre richiamato l’art. 1621 cod. civ. per sostenere di non essere tenuta alle spese relative alle riparazioni straordinarie. Il Consiglio di Stato non ha ritenuto necessario risolvere le questioni relative alla perdurante efficacia, alla scadenza o alla risoluzione del contratto.

Quadro giurisprudenziale

La Sezione ha richiamato il principio secondo cui il destinatario di un’ordinanza contingibile e urgente non deve essere necessariamente il proprietario dell’area. È sufficiente che disponga materialmente del bene, poiché tale disponibilità costituisce il presupposto concreto per l’esecuzione degli interventi necessari a rimuovere la situazione di pericolo.

L’ordinanza deve quindi essere indirizzata al soggetto che abbia un rapporto con la fonte del pericolo tale da consentirgli di eliminarlo, indipendentemente dalla natura del titolo in base al quale dispone del bene. Sono stati richiamati Cons. Stato, n. 536 del 2022, Cons. Stato, sez. V, 18 novembre 2024, n. 9216, e Cons. Stato, sez. V, 11 aprile 2025, n. 3134.

Valutazioni del Consiglio di Stato

Nel caso concreto, la mancata esecuzione del contratto di affitto e l’assenza di immissione della società nel possesso dell’immobile sono risultate pacifiche, perché specificamente allegate dalla ricorrente e non contestate dall’amministrazione.

Il Comune aveva dichiarato di essersi basato esclusivamente sulle risultanze del registro delle imprese, senza acquisire il contratto di affitto e senza verificare se la società avesse effettivamente conseguito la disponibilità del complesso immobiliare. Tale istruttoria non era sufficiente a individuare il soggetto concretamente in grado di eseguire gli interventi.

La disponibilità materiale dell’immobile era rimasta alla società proprietaria. Di conseguenza, solo quest’ultima poteva essere destinataria dell’ordine di esecuzione della bonifica, della rimozione e dello smaltimento. Le interlocuzioni avviate tra la proprietaria e il Comune confermavano, inoltre, che l’esecuzione dell’ordinanza era rimessa alla proprietaria.

Conclusioni

La Sezione ha ritenuto fondato l’unico motivo di ricorso e ha espresso parere per l’accoglimento del ricorso straordinario. La decisione si fonda sull’assenza, in capo alla società ricorrente, della materiale disponibilità del bene e sul conseguente difetto di istruttoria dell’amministrazione, che aveva individuato il destinatario dell’ordinanza sulla base di elementi meramente formali.

Come è indicizzato

MaterieRifiutiOrdinanze contingibili e urgentiPartecipazione al procedimento
RamiAmbienteEnti locali e organizzazione amministrativaProcedimento amministrativo
IstitutiDifetto di istruttoriaEccesso di poterePrincipio di legalità e tipicità

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