Cassazione Penale, Ordinanza n. 20269/2025 del 30/05/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali nonché della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende. Non risultano ulteriori statuizioni nel testo. La decisione conferma, indirettamente, la valutazione di merito sulla finalità di spaccio già operata nei gradi precedenti.
Esito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Milano. Dal testo emerge che la censura riguardava la qualificazione della condotta come finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti: il ricorso contestava, in sostanza, la valutazione del fatto compiuta dai giudici di merito, sostenendo che non vi fossero elementi sufficienti per ritenere la destinazione a fini di spaccio. La Corte di cassazione ha ritenuto il motivo inammissibile perché meramente rivalutativo, osservando che la decisione impugnata era invece sorretta da una motivazione coerente, fondata sulla valorizzazione di plurimi dati fattuali.
Massime di principio
- È inammissibile il ricorso per cassazione che si risolva in una mera richiesta di rivalutazione del merito, quando la sentenza impugnata presenti una motivazione логicamente coerente e fondata su plurimi elementi di fatto.
- La Corte di cassazione non sostituisce la propria valutazione a quella dei giudici di merito sulla ricostruzione del fatto, salvo vizi specifici della motivazione o errori di diritto.
- La declaratoria di inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende.
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