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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27620/2025 del 28/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per violazione ed erronea applicazione degli artt. 671 c.p.p. e 81 c.p., con doglianza sulla motivazione ritenuta illogica: il ricorrente sosteneva che i reati fossero omogenei per tipologia, modalità, contiguità temporale e spaziale e dunque dovessero essere riconosciuti come continuazione unica.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto congrua e adeguata la motivazione del giudice dell'esecuzione che aveva escluso l'unicità del disegno criminoso per la presenza di differenze nelle modalità esecutive, per l'ampio arco temporale considerato e per l'assenza di elementi unificanti. Confermata la rideterminazione della pena operata dal Tribunale di Trento (pena complessiva di 1 anno e 8 mesi di reclusione e 600 euro di multa) e condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Norma procedurale che disciplina l'incidente di esecuzione per la riunificazione delle pene e consente al giudice dell'esecuzione di valutare la sussistenza della continuazione tra reati già giudicati; la Corte richiama che la decisione deve essere adeguatamente motivata, anche quanto all'entità dell'aumento per continuazione.

  • art. 81 cod. pen.

    Norma sostanziale sulla continuazione dei reati e cumulazione delle pene: la Corte ricorda che la continuazione richiede l'unicità del disegno criminoso e che il giudice deve individuare il reato più grave, la pena base e motivare l'aumento per ciascun reato satellite.

  • Giurisprudenza (Sez. U., n. 47127 del 24/06/2021, Pizzone)

    Principio richiamato secondo cui, nella determinazione della pena complessiva per reato continuato, il giudice deve calcolare e motivare distintamente l'aumento di pena riferito ai singoli reati satellite.

Massime di principio

  • La continuazione richiede l'esistenza di un "disegno criminoso" unitario: deve emergere che l'autore abbia pianificato, fin dal primo episodio, anche le linee essenziali dei reati successivi.
  • Per riconoscere la continuazione il giudice valuta indici esteriori significativi: omogeneità della natura dei reati, analogia del modus operandi, contiguità spazio-temporale, unità del contesto e costante partecipazione dei medesimi soggetti.
  • La mera propensione a delinquere, la recidiva o l'abitualità non sono di per sé sufficienti a dimostrare l'elemento intellettivo (unità di ideazione) tipico della continuazione.
  • Se i reati presentano modalità esecutive difformi, un ampio arco temporale o elementi che fanno ritenere gli episodi occasionali, il giudice può legittimamente escludere la continuazione; tale valutazione di merito è difficilmente sindacabile in Cassazione.
  • Quando si riconosce la continuazione il giudice deve motivare non solo l'esistenza del vincolo, ma anche l'entità dell'aumento di pena, quantificando e argomentando l'incremento riferito ai reati satellite.
  • In sede di ricorso per Cassazione le censure meramente confutative dei fatti o che ripropongono rivalutazioni probatorie sono generalmente inammissibili: la Suprema Corte verifica la correttezza dell'applicazione del diritto e la motivazione, non riesamina i fatti nel merito.

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