Salta al contenuto
ordinanza_civile

Cassazione Civile, Ordinanza n. 15770/2026 del 22/05/2026

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (venditore)

La controversia

Un promissario acquirente ha convenuto la promittente venditrice deducendo che, in relazione a un preliminare di vendita stipulato per un immobile sito in Comune di Menaggio, l'immobile presentava vizi e difformità; che la venditrice aveva promesso in vendita anche porzioni immobiliari non di sua proprietà; che non aveva dichiarato la soggezione del bene ai vincoli della legge n. 1089 del 1939; e che non era stata stipulata la polizza prevista dal contratto. L'attore ha chiesto l'esecuzione in forma specifica ex art. 2932 c.c. con riduzione del prezzo e, in subordine, la risoluzione del preliminare e il risarcimento dei danni. La convenuta ha chiesto il rigetto e, in via riconvenzionale, la risoluzione del preliminare per inadempimento dell'attore, sostenendo che questi non aveva versato la caparra pattuita e si era ripetutamente rifiutato di stipulare il definitivo alle condizioni e nei termini concordati. Il Tribunale ha rigettato le domande dell'attore e accolto la riconvenzionale; la Corte d'appello ha confermato il rigetto, ritenendo che le condotte del promissario acquirente integrassero un inadempimento di non scarsa importanza, considerato il mancato versamento della caparra e i reiterati rifiuti di stipulare il definitivo al prezzo pattuito. In cassazione il ricorrente ha denunciato violazione e falsa applicazione degli artt. 1453, 1454, 1455 e 1457 c.c., sostenendo che il termine per il rogito non fosse essenziale, che mancasse una diffida ad adempiere e che, pertanto, il mero ritardo non potesse determinare la risoluzione del contratto; ha inoltre lamentato un vizio di motivazione apparente ex art. 132, comma 2, n. 4, c.p.c.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondato il motivo osservando che la non essenzialità del termine di adempimento non equivale alla mancanza di termine e non rende irrilevante il ritardo, che resta valutabile ai fini della risoluzione ex art. 1453 c.c. se supera la soglia di tolleranza e integra un inadempimento di non scarsa importanza. Ha valorizzato l'accertamento di merito della Corte d'appello, che aveva considerato il mancato versamento della caparra confirmatoria, i reiterati e ingiustificati rifiuti di stipulare il definitivo e il versamento del prezzo solo molto tempo dopo la scadenza pattuita. Ha escluso sia l'errore di sussunzione sia la motivazione apparente. Conseguentemente ha condannato il ricorrente alle spese, da rifondere allo Stato per il patrocinio a spese dello Stato della controricorrente, e ha applicato le sanzioni ex art. 96, commi 3 e 4, c.p.c., oltre all'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 2932 c.c.

    richiamato come base della domanda di esecuzione in forma specifica del preliminare

  • art. 1453 c.c.

    il ritardo nell'adempimento di un termine non essenziale può comunque condurre alla risoluzione se integra un inadempimento di non scarsa importanza

  • art. 1454 c.c.

    richiamato dal ricorrente in tema di diffida ad adempiere, ma escluso come necessario nel caso concreto ai fini della risoluzione

  • art. 1455 c.c.

    la risoluzione richiede che l'inadempimento non sia di scarsa importanza

  • art. 1457 c.c.

    la mancata essenzialità del termine impedisce solo la risoluzione di diritto, non quella giudiziale ex art. 1453 c.c.

  • art. 132, comma 2, n. 4, c.p.c.

    il vizio di motivazione apparente ricorre solo se manca l'esplicitazione del percorso logico-argomentativo

  • art. 360 n. 3 c.p.c.

    invocato per la denuncia di violazione o falsa applicazione di legge

  • art. 380-bis c.p.c.

    richiamato in relazione al procedimento accelerato e alla proposta di definizione

  • art. 380-bis.1 c.p.c.

    richiamato per chiarire che il consigliere delegato può far parte del collegio senza incompatibilità

  • art. 51, comma 1, n. 4, c.p.c.

    esclusa l'incompatibilità del consigliere delegato rispetto al collegio

  • art. 52 c.p.c.

    esclusa l'incompatibilità del consigliere delegato rispetto al collegio

  • art. 111 Cost.

    la motivazione è apparente solo in caso di obiettiva carenza del criterio logico della decisione

  • art. 133 d.P.R. n. 115/2002

    le spese processuali vanno poste a carico dello Stato quando la parte sia ammessa al patrocinio a spese dello Stato

  • art. 83 d.P.R. n. 115/2002

    la liquidazione dell'onorario del difensore segue la competenza del giudice che ha proceduto o del giudice di rinvio

  • art. 96, terzo comma, c.p.c.

    applicato per la condanna equitativa a favore della controparte in caso di decisione conforme alla proposta ex art. 380-bis c.p.c.

  • art. 96, quarto comma, c.p.c.

    applicato per la condanna in favore della cassa delle ammende in caso di ricorso manifestamente infondato o definito in conformità alla proposta

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/02

    dà luogo all'obbligo di versare l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato

  • art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115/02

    richiamato come parametro dell'ulteriore importo dovuto a titolo di contributo unificato

  • legge n. 1089 del 1939

    menzionata come vincolo gravante sul bene promesso in vendita

Massime di principio

  • La mancata essenzialità del termine di adempimento non equivale a inesistenza del termine: il ritardo resta giuridicamente apprezzabile e può giustificare la risoluzione giudiziale se supera la soglia di tolleranza e integra un inadempimento non di scarsa importanza.
  • La risoluzione ex art. 1453 c.c. non è esclusa dalla mancata diffida ad adempiere quando l'inadempimento sia già di per sé grave; la diffida è rilevante soprattutto per gli effetti di risoluzione di diritto ex art. 1457 c.c.
  • L'accertamento della gravità dell'inadempimento è valutazione di merito e deve essere compiuto considerando l'oggetto e la natura del contratto, il comportamento complessivo delle parti, anche successivo alla conclusione del contratto, e l'interesse residuo del creditore alla prestazione.
  • Il vizio di motivazione apparente ricorre solo quando la sentenza non consente di ricostruire il percorso logico-giuridico seguito dal giudice; non sussiste se la decisione espone il quadro fattuale e la catena argomentativa, anche in modo sintetico.
  • Nel procedimento per la decisione accelerata ex art. 380-bis c.p.c., il consigliere delegato che ha formulato la proposta non è incompatibile a far parte del collegio che decide la causa.

Come è indicizzato

MaterieContratto preliminareImpugnazioni
RamiContrattiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiRisoluzione del contrattoNullitàOnere della prova

Testo integrale

Continua a leggere gratis

Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.

7 giorni di prova · Nessuna carta di credito

Hai già un account? Accedi

La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giurisprudenza civile, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.

Dal documento al tuo caso

Chiedi a Trovanorma cosa dice per il tuo caso

Descrivi i fatti: Trovanorma trova le norme, la prassi e le sentenze pertinenti, le mette in relazione e cita ogni fonte, che puoi aprire e verificare.