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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27421/2022 del 14/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la sentenza d'appello denunciando violazione dell'art. 216 L.F. e vizi di motivazione, nonché travisamento della prova in ordine alla prova della consapevolezza dell'attività dissipativa e distrattiva. In particolare ha sostenuto che, ove l'imputato fosse stato mero prestanome, la condotta contestata richiederebbe il dolo specifico della bancarotta per sottrazione e non sarebbe sufficiente il dolo eventuale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità e per mancata correlazione delle censure con le ragioni specifiche della decisione impugnata (art. 581 c.p.p.). Ha richiamato la conferma, in appello, della condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale distrattiva (capo A), mentre gli altri reati erano stati estinti per prescrizione. La Suprema Corte ha inoltre ribadito che il dolo richiesto per la bancarotta distrattiva è di natura generica (anche eventuale) e ha confermato la correttezza della valutazione della Corte di appello circa il ruolo di amministratore di fatto svolto dal ricorrente, fondato su dichiarazioni testimoniali convergenti e su indici di gestione. Per effetto dell'inammissibilità, il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e la somma di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 216 L.F.

    Citata dal ricorrente come norma violata; la Corte di Cassazione non ha ritenuto che dalle censure emergesse un vizio in relazione a tale disposizione e ha ritenuto non rilevante, rispetto alla bancarotta distrattiva, la pretesa necessità del dolo specifico.

  • art. 581, comma 1, lett. c), cod. proc. pen.

    Applicato dalla Corte per dichiarare l'inammissibilità del ricorso quando manchi la necessaria correlazione tra le censure e le ragioni della decisione impugnata (c.d. genericità estrinseca).

  • art. 2639 c.c.

    Richiamato in giurisprudenza e richiamato nella motivazione come principio estensibile: la qualificazione penal-giuridica dell'amministratore di fatto si basa sull'esercizio effettivo delle funzioni, equiparandone gli obblighi e la responsabilità a quelli dell'amministratore formale.

Massime di principio

  • Per la bancarotta patrimoniale distrattiva il dolo richiesto è di natura generica e può essere anche eventuale: è sufficiente la consapevolezza che le operazioni siano idonee a cagionare danno ai creditori, non la volontà specifica di arrecare tale danno.
  • L'amministratore di fatto può essere ritenuto penalmente responsabile come l'amministratore formale: rileva l'esercizio concreto delle funzioni gestorie, provabile anche mediante dichiarazioni testimoniali convergenti e indici sintomatici di gestione.
  • In Cassazione i motivi di ricorso devono indicare con precisione le ragioni di nullità o vizio; argomentazioni generiche o teoriche e non confrontate con le specifiche motivazioni della sentenza impugnata espongono il ricorso a inammissibilità (art. 581 c.p.p.).
  • Quando diversi reati vengono estinti per prescrizione, il ricorso deve concentrarsi sui restanti capi ancora rilevanti: censure rivolte a profili coperti dalla prescrizione sono irrilevanti.
  • Occorre distinguere le diverse fattispecie di bancarotta (patrimoniale distrattiva, preferenziale, documentale), poiché possono richiedere distinti elementi soggettivi e probatori; l'impugnazione deve adeguare i rilievi alla fattispecie effettivamente contestata.
  • L'inammissibilità del ricorso comporta, ex lege, condanna alle spese processuali e può comportare l'irrogazione di somme a favore della Cassa delle ammende.

Testo integrale

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