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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 5922/2025 del 06/03/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Controversia su opere edilizie al confine: i ricorrenti avevano sopraelevato un muro comune creando un nuovo vano con apertura che dava una veduta diretta sul fondo della Mangili (presunta violazione della distanza di cui all'art. 905 c.c.), avevano installato una parabola invadente lo spazio verticale sovrastante il tetto della Mangili e risultava un pluviale che provocava schizzi/infiltrazioni. In primo grado i convenuti avevano ottenuto il riconoscimento di una servitù di veduta; la Corte d'Appello di Genova, invece, ha accertato l'assenza di una terrazza calpestabile con parapetto preesistente nella porzione contesa, ha ritenuto violata la distanza di cui all'art. 905 c.c. e ha condannato gli Azzan-Egger alla chiusura dell'apertura, alla rimozione della parabola e dell'aggetto del tetto e al prolungamento del pluviale fino al suolo. Gli Azzan-Egger hanno impugnato in Cassazione sollevando molteplici motivi (errata valutazione delle prove e della CTU, mancato esame di documenti e testimonianze, errata applicazione degli oneri probatori e delle norme processuali).

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. Ha ritenuto inammissibili o infondati i vari motivi che lamentavano omissioni o travisamenti probatori: la Corte d'Appello ha motivatamente valutato la CTU e le altre risultanze istruttorie, ha correttamente attribuito agli odierni ricorrenti l'onere di provare la preesistenza di una terrazza con parapetto e ha valutato insindacabilmente l'attendibilità delle testimonianze. La Cassazione ha altresì confermato che la CTU era legittima (nei limiti dei poteri del consulente e salva tempestiva eccezione) e che il giudice di merito poteva adottare modalità tecniche alternative (prolungamento del pluviale) per rimuovere il danno. Spese di lite a carico dei ricorrenti; ulteriori oneri contributivi segnalati ove dovuti.

Norme richiamate

  • art. 905 c.c.

    Regola le distanze per le vedute; la Corte ha ritenuto che la veduta ricavata dalla sopraelevazione violasse la distanza legale, giustificando l'ordine di chiusura dell'apertura.

  • art. 115 c.p.c.

    Imposizione dell'onere di specifica contestazione dei fatti dedotti dalla controparte: la Corte ha chiarito che l'onere di contestare è dovere delle parti e che la mancanza di contestazione non vincola meccanicamente il giudice quando dagli atti emergano prove contrarie.

  • art. 183 c.p.c.

    Norme sulle memorie istruttorie e preclusioni; la Corte ha ritenuto che la contestazione svolta nella prima memoria ex art. 183 fosse tempestiva e idonea a soddisfare l'onere di specifica contestazione.

  • art. 116 c.p.c.

    Richiamato in relazione ai meccanismi probatori e alle controdeduzioni tra parti; utilizzato nel quadro dell'analisi delle preclusioni e degli oneri di allegazione.

  • art. 2697 c.c.

    Ripartizione dell'onere della prova: la Corte ha confermato che chi allega l'esistenza della servitù (i ricorrenti) doveva fornire la prova e che il giudice di merito ha valutato correttamente l'insufficienza probatoria offerta.

  • art. 360 c.p.c.

    Norme di cassazione sui motivi: i vizi dedotti (violazione di norme, omesso esame di fatti decisivi, motivazione apparente) sono stati esaminati e quasi tutti ritenuti infondati o inammissibili per difetto di specificità o per insindacabilità del giudizio di merito.

  • art. 345 c.p.c.

    Richiamato in relazione alla valutazione della CTU e delle risultanze tecniche; la censura sui mezzi probatori del CTU è stata ritenuta non decisiva rispetto alla motivazione complessiva.

  • art. 240 c.p.c.

    Principi sulla prova documentale e rilevanza probatoria dei documenti: contestazioni sulla valenza probatoria di tavole progettuali sono state respinte perché il giudice ha valutato complessivamente i documenti insieme ad altre risultanze.

  • art. 100 c.p.c.

    Richiamato in tema di interesse ad agire; la Corte ha ritenuto che la Mangili avesse interesse concreto e futuro a tutelare lo spazio sovrastante il proprio suolo, anche per possibili utilizzazioni future.

  • art. 112 c.p.c.

    Principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato: la Corte ha confermato che il giudice può indicare modalità tecniche di attuazione della sentenza (es. prolungamento del pluviale) anche se l'attore aveva chiesto la rimozione, trattandosi di esercizio dei poteri del giudice.

  • art. 908 c.c.

    Richiamato nella rubrica dei motivi; collegato ai principi sulle domande e sulle modalità della tutela; la Corte ha ritenuto assente ultrapetizione in rapporto alle modalità tecniche disposte.

  • art. 840 c.c.

    Tutela dello spazio soprastante il suolo: la Corte ha ricordato che l'interesse del proprietario ad escludere attività nello spazio sovrastante va valutato anche con riferimento a possibili future utilizzazioni compatibili.

Massime di principio

  • In tema di servitù e vedute, chi allega l'esistenza di una servitù o di una situazione favorevole all'usucapione deve fornire prove chiare e permanenti; la mera allegazione in titolo non basta se le risultanze tecniche e probatorie indicano diversa ubicazione o natura.
  • La valutazione della CTU e delle testimonianze è rimessa al giudice di merito e il suo apprezzamento sull'attendibilità e sulla concludenza delle prove è difficilmente sindacabile in Cassazione salvo vizio specifico, concreto e decisivo.
  • Il consulente tecnico d'ufficio può acquisire documenti e compiere accertamenti necessari per rispondere ai quesiti nei limiti dell'incarico e del contraddittorio; eventuali vizi procedurali vanno eccepiti tempestivamente (nella prima difesa successiva al deposito della CTU) o si considerano sanati.
  • L'onere della specifica contestazione dei fatti allegati dalla controparte grava sulle parti; tuttavia, la mancata contestazione non impone al giudice una conformazione meccanica quando dalle prove emerga il contrario.
  • Il giudice può, nell'ambito delle azioni demolitorie o di rimozione, disporre modalità tecniche alternative per attuare il 'decisum' (es. prolungamento del pluviale anziché sua rimozione), purché compatibili con le domande e la tutela richiesta.
  • Per la cassazione è necessario formulare censure specifiche, con indicazione puntuale delle parti della motivazione o delle risultanze tecniche ritenute erroneamente valutate; censure generiche o apodittiche sono inammissibili.

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