Sentenza n. 2620/2026 - Palermo, Sezione 3
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: condizione apposta all’autorizzazione paesaggistica che imponeva di non realizzare la canna fumaria e di sostituirla con un sistema interno di smaltimento dei fumi
Esito
Favorevole al resistente (autorità paesaggistica)
Prevale l’amministrazione
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato, chiedendone l’annullamento previa sospensione cautelare, la condizione contenuta nell’autorizzazione paesaggistica rilasciata dalla Soprintendenza di Palermo, limitatamente alla prescrizione relativa alla sostituzione della canna fumaria con un sistema interno di smaltimento dei fumi. Nel corso del giudizio hanno riferito che la Soprintendenza, a seguito di un’istanza di riesame e della trasmissione di una variante progettuale relativa alla riduzione dell’altezza dello sbocco della canna fumaria, aveva adottato una nuova nota, rigettando il riesame e la variante. Tale nuovo atto è stato autonomamente impugnato dai ricorrenti in altro giudizio.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, rilevata d’ufficio e sottoposta al contraddittorio delle parti. La nuova nota della Soprintendenza non è stata ritenuta meramente confermativa in senso improprio, poiché è stata preceduta da una nuova istruttoria e da una nuova valutazione degli interessi coinvolti, con una motivazione diversa da quella dell’atto originario. In particolare, la Soprintendenza non ha più fondato la prescrizione sull’appartenenza dell’immobile a una cortina edilizia storica di pregio, ma sull’incidenza della canna fumaria sull’integrità delle falde e sulla percezione visiva della continuità delle coperture. La nuova nota ha quindi sostituito il precedente atto, confermandone soltanto le conclusioni; l’interesse dei ricorrenti si è conseguentemente spostato sull’impugnazione del nuovo provvedimento, già proposta in autonomo giudizio. Le spese sono state compensate.
Norme richiamate
art. 60 c.p.a.
sentenza ex art. 60 cod. proc. amm.
Consente la definizione del giudizio con sentenza in forma semplificata, sentite le parti, quando la causa è matura per la decisione anche nella camera di consiglio fissata per la cautelare.
art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
il ricorso deve essere dichiarato improcedibile ai sensi dell’art. 35, co. 1 lett. c) c.p.a.
Fondamento della declaratoria di improcedibilità conseguente alla sopravvenuta carenza di interesse alla decisione sul provvedimento originariamente impugnato.
Massime di principio
- Quando l’amministrazione, a seguito di un’istanza di riesame, svolge una nuova istruttoria e rivaluta gli interessi coinvolti adottando una motivazione diversa, il nuovo atto non è meramente confermativo in senso improprio, ma sostituisce il precedente provvedimento, anche se ne conferma le conclusioni.
- L’adozione di un nuovo provvedimento sostitutivo, autonomamente impugnabile, determina lo spostamento dell’interesse del ricorrente sull’impugnazione del nuovo atto e comporta l’improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse del ricorso diretto contro il provvedimento originario.
- Un atto è meramente confermativo, con esclusione dell’onere di autonoma impugnazione, quando si limita a dichiarare l’esistenza del precedente provvedimento senza nuova istruttoria né rivalutazione degli interessi in gioco.
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La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giustizia amministrativa, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
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