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Cassazione Penale, Ordinanza n. 13068/2025 del 03/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Con sentenza del 3 ottobre 2024, pronunciata ai sensi dell'art. 444 c.p.p. dal giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Monza, ai due ricorrenti è stata applicata una pena concordata in relazione al reato di detenzione e cessione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio, contestato in concorso tra loro e con continuazione. I ricorrenti hanno proposto ricorso per cassazione deducendo violazione di legge e vizio di motivazione, lamentando l'erronea qualificazione giuridica del fatto e la commisurazione della pena. La Corte rileva tuttavia che la censura sulla qualificazione giuridica è generica e non evidenzia un errore manifesto; inoltre i motivi attengono alla commisurazione della pena e non alla sua illegalità in senso tecnico, che è l'unico profilo deducibile nel giudizio di legittimità avverso la sentenza di patteggiamento.

La decisione

La Corte dichiara inammissibili i ricorsi proposti dagli imputati avverso la sentenza di patteggiamento, ritenendo che la doglianza sulla qualificazione giuridica del fatto sia generica e che non siano stati dedotti profili di illegalità della pena, ma soltanto contestazioni sulla sua determinazione. Conseguentemente condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila ciascuno in favore della Cassa delle ammende, ravvisando profili di colpa nella proposizione del ricorso.

Norme richiamate

  • art. 444 c.p.p.

    richiamato come base della sentenza di patteggiamento emessa dal giudice di merito.

  • art. 448, comma 2-bis, c.p.p.

    limita il ricorso per cassazione contro la sentenza di patteggiamento ai soli motivi inerenti all'illegalità della pena; sono inammissibili le censure sulla mera commisurazione della pena.

  • art. 610, comma 5-bis, c.p.p.

    consente la declaratoria de plano di inammissibilità dei ricorsi.

  • artt. 110 e 81 c.p.

    richiamati nella contestazione per il concorso di persone e la continuazione.

  • art. 73 d.P.R. 309/1990

    norma incriminatrice del reato in materia di stupefacenti contestato agli imputati.

Massime di principio

  • Nel ricorso per cassazione avverso una sentenza di patteggiamento la censura sulla qualificazione giuridica del fatto è ammissibile solo se evidenzia un errore manifesto e immediatamente percepibile dal testo del provvedimento impugnato; non sono ammissibili doglianze che richiedano una rivalutazione del merito o interpretazioni non palesemente erronee.
  • Avverso la sentenza ex art. 444 c.p.p. sono deducibili in cassazione, per quanto riguarda la pena, solo profili di illegalità in senso stretto, ossia la sanzione non prevista dall'ordinamento o eccedente i limiti legali; restano invece precluse le contestazioni sulla mera commisurazione della pena concordata.
  • La generica deduzione di violazione di legge o vizio di motivazione, senza specificare l'errore manifesto o l'illegalità della pena, comporta l'inammissibilità del ricorso.
  • Quando il ricorso è dichiarato inammissibile per colpa del ricorrente, può essere disposta la condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieSpaccioImpugnazioniRiti alternativi
RamiReati tributariProcesso penaleStupefacenti
IstitutiInutilizzabilità della prova

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