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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22867/2026 del 22/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza di sequestro preventivo finalizzato alla confisca: il ricorrente ha denunciato violazione di legge con riferimento agli artt. 240-bis c.p. e 85 d.P.R. n. 309/1990, sostenendo che il Tribunale abbia fondato la presunzione di illecita provenienza della somma (circa 75.000-76.000 euro) su precedenti penali non temporalmente sovrapponibili agli accertamenti patrimoniali, abbia errato nella individuazione del "reato-spia" (indicato dal Tribunale come delitto recente quando era del 2020), non abbia comprovato un collegamento con contesti di criminalità organizzata e abbia fatto un uso inconferente della normativa sugli stupefacenti (art. 85 d.P.R. 309/1990). Ha inoltre censurato la mancata prova della pertinenzialità del denaro rispetto ai reati contestati e la presunta violazione del principio di proporzionalità.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto legittimo il sequestro preventivo finalizzato alla confisca 'allargata' ex art. 240-bis c.p., valutando sussistenti il fumus del reato (ricettazione e altri reati in materia di armi, furto di energia, detenzione di artifici pirotecnici), il profilo criminale dell'indagato (pregresse condanne e misure di prevenzione), l'assenza di giustificazioni plausibili sulla provenienza della somma e gli esiti degli accertamenti reddituali 2019-2024. Ha ritenuto adeguatamente motivato anche il periculum in mora (rischio di dispersione, uso per protrarre attività illecite) e la proporzionalità della misura alla luce dei numerosi elementi indiziari (ammontare della liquidità, sproporzione rispetto ai redditi, assenza di lavoro stabile, rinvenimento di annotazioni su movimenti di denaro, allaccio abusivo alla rete Enel, detenzione illecita di armi). Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 240-bis cod. pen.

    Fondamento della confisca 'allargata': la corte ha ritenuto applicabile la norma perché il reato-spia (ricettazione) può produrre profitti illeciti e la provenienza della somma non è stata giustificata, giustificando il sequestro preventivo finalizzato alla confisca.

  • art. 85 d.P.R. n. 309/1990

    art. 85 d.P.R. n. 309/1990

    Richiamato dal Tribunale ma, secondo la Cassazione, non indispensabile ai fini del provvedimento dato che nel procedimento non sono contestate specifiche ipotesi di reato in materia di stupefacenti; comunque le informazioni attinenti a stupefacenti sono state valutate come elementi contestuali, non come presupposto normativo esclusivo.

  • art. 240 cod. pen.

    Riferimento alla disciplina della confisca: la Corte richiama i principi che impongono motivazione concisa sul periculum in mora e sulla proporzionalità dell'ablazione rispetto alla finalità della confisca.

  • art. 416-bis, comma settimo, cod. pen.

    art. 416-bis, comma settimo, cod. pen.

    Citato come parametro di confronto (confisca obbligatoria in ambito mafioso); usato dalla giurisprudenza richiamata per delineare limiti e motivazioni del sequestro finalizzato alla confisca.

  • art. 321, comma 2, cod. proc. pen.

    art. 321, comma 2, cod. proc. pen.

    Norma sul sequestro preventivo finalizzato alla confisca: la giurisprudenza richiede che il provvedimento contenga motivazione concisa anche del periculum in mora; la Cassazione ha ritenuto che tale requisito sia stato rispettato.

  • art. 324 cod. proc. pen.

    Norma che regola il giudice del riesame: la pronuncia impugnata è quella del Tribunale di Brindisi in funzione di giudice del riesame ex art. 324, contro la quale è stato proposto il ricorso per cassazione.

  • Direttiva UE 2024/1260

    Richiamata dalla giurisprudenza recente per il principio secondo cui occorre verificare l'idoneità del reato contestato a produrre profitti illeciti proporzionati al valore dei beni da vincolare; la Corte ha applicato questo criterio nell'apprezzamento della correlazione tra reati e patrimonio.

Massime di principio

  • Il sequestro preventivo finalizzato alla confisca 'allargata' è legittimo se sussiste il 'fumus' del reato-spia che possa ragionevolmente generare profitti illeciti e la provenienza dei beni non è giustificata dal soggetto.
  • I precedenti penali e il profilo criminale dell'indagato costituiscono elementi di riscontro rilevanti ma non esclusivi: devono inserirsi in una valutazione complessiva (ammontare del denaro, sproporzione rispetto ai redditi, altri indizi materiali) che giustifichi la presunzione di illiceità.
  • La sussistenza del periculum in mora deve essere motivata, anche brevemente, indicando il rischio concreto di dispersione, alienazione, deterioramento o uso dei beni durante il procedimento; motivazioni su tali profili rendono il sequestro più giustificabile.
  • L'assenza di una connessione con la criminalità organizzata o di contestazioni specifiche in materia di stupefacenti non esclude automaticamente il sequestro: possono valere altri elementi indiziari che, nel loro complesso, giustificano l'ablazione.
  • Il principio di proporzionalità impone che il giudice espliciti perché la misura reale è adeguata e non eccede gli scopi preventivi; ciò richiede una valutazione comparata tra valore dei beni e plausibile capacità illecita di produrli.
  • Chi detiene ingenti somme di denaro contante deve fornire giustificazioni chiare e documentate sulla provenienza; l'insufficienza delle spiegazioni rafforza l'argomentazione a favore del sequestro.

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