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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19700/2024 del 17/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'appello di Ancona che aveva confermato la condanna per il reato di cui all'art. 424 c.p., deducendo violazione dell'art. 175 c.p. e vizio di motivazione per il mancato riconoscimento del beneficio della non menzione nel casellario, nonostante la sospensione condizionale della pena fosse stata concessa. Il difensore aveva richiesto tale beneficio con memoria depositata via PEC l'11/11/2022; nella sentenza di appello non era presente un espresso rigetto della richiesta.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Pur accertando la situazione fattuale descritta dal ricorrente (deposito via PEC della richiesta di non menzione e assenza di espresso riferimento al rigetto nella sentenza), la Corte ha ritenuto legittimo il diniego implicito della non menzione: il giudice d'appello, nella motivazione sulla dosimetria della pena, ha evidenziato la gravità delle condotte e la personalità negativa dell'imputato, motivando così in termini idonei il diniego dell'ulteriore beneficio. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 424 cod. pen.

    Indica il tipo di reato per cui l'imputato è stato condannato; rilevante solo come fatto materiale del procedimento, non oggetto diretto dell'impugnazione sulla non menzione.

  • art. 175 cod. pen.

    Norma sul beneficio della non menzione nel casellario giudiziale: la Corte richiama che, quando si concede uno solo dei benefici (es. sospensione condizionale) e si nega l'altro (non menzione), il giudice dovrebbe indicare le ragioni del diniego; tuttavia tale diniego può risultare implicitamente dalla motivazione complessiva quando emergono elementi ostativi (gravità della condotta, personalità).

  • art. 133 cod. pen.

    I criteri per la determinazione della pena sono utilizzati dal giudice per valutare la gravità del fatto e la personalità dell'imputato; tali valutazioni possono giustificare la negazione della non menzione anche se la sospensione condizionale è concessa.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma processuale che consente alla Corte di Cassazione, in caso di rigetto del ricorso, di condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali; applicata nel provvedimento impugnato.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (principi richiamati)

    Richiamati precedenti secondo i quali il giudice deve motivare il diniego della non menzione quando concede la sospensione condizionale, ma è ammesso un diniego implicito se la motivazione sulla pena evidenzia elementi ostativi; inoltre il giudice non è tenuto a motivare specificamente su richieste generiche prive di elementi fattuali idonei a fondarle.

Massime di principio

  • La mera richiesta generica, senza elementi fattuali nuovi o specifici, della non menzione inviata anche via PEC può essere insufficiente: il giudice non è obbligato a motivare specificamente su richieste vaghe.
  • Se il giudice concede la sospensione condizionale ma non menziona l'ulteriore beneficio della non menzione, ciò non implica automaticamente un vizio: il diniego può emergere implicitamente dalla motivazione se il giudice evidenzia la gravità della condotta e la personalità negativa.
  • Per ottenere la non menzione è utile che la richiesta contenga elementi concreti e specifici (mutamenti di comportamento, elementi di reinserimento, attenuanti particolari) che possano controbilanciare la gravità del fatto ai sensi dell'art. 133 c.p.
  • In cassazione è necessario indicare errori di diritto o di motivazione specifici e non limitarsi a doglianze generiche; in caso di rigetto, è frequente la condanna alle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
  • L'assenza di un espresso rigetto formale nella sentenza d'appello non impedisce che il diniego della non menzione sia considerato valido se la motivazione complessiva della sentenza è idonea a giustificarlo.

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