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Cassazione Civile, Ordinanza n. 25513/2024 del 24/09/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO SENZA RINVIO

Favorevole al ricorrente (convenuto)

La controversia

La controversia riguardava un fondo rustico rispetto al quale il giudice di merito aveva riconosciuto l'usucapione in favore degli attori, dichiarandoli comproprietari e ordinando al convenuto il rilascio del terreno. Il convenuto ha proposto ricorso per cassazione con due motivi: con il primo ha denunciato violazione degli artt. 948, 1158, 1140, 1141, 1703 e segg., 2729 e 2697 c.c., sostenendo che la Corte d'appello aveva ritenuto l'usucapione sulla base del rapporto di godimento del fondo da parte del padre del ricorrente, ma questi sarebbe stato soltanto amministratore del podere e non possessore, sicché non si sarebbe potuta configurare alcuna interversione del possesso ai sensi dell'art. 1141, comma 2, c.c.; con il secondo ha denunciato violazione degli artt. 1141 e 948 c.c., contestando la qualificazione del rapporto materiale con il bene come possesso. La Corte di cassazione ha tuttavia rilevato d'ufficio una ragione pregiudiziale assorbente: la domanda di accertamento dell'usucapione era stata proposta nei confronti del solo convenuto, che non era il proprietario intestatario del bene, mentre nessuno dei titolari del diritto dominicale era stato evocato in giudizio. Ne ha tratto la conclusione che il contraddittorio era radicalmente mancato su un elemento indefettibile dell'azione di accertamento dell'usucapione e che, non essendo possibile integrare un contraddittorio mai instaurato, la domanda doveva essere rigettata nei confronti del soggetto convenuto.

La decisione

La Corte ha cassato la sentenza impugnata e, decidendo la causa nel merito ai sensi dell'art. 384 c.p.c., ha rigettato la domanda proposta in origine dagli attori perché indirizzata contro un soggetto privo di legittimazione passiva sostanziale, ossia non proprietario del fondo. Ha inoltre compensato integralmente le spese dei gradi di merito e del giudizio di legittimità, ritenendo che la decisione sia stata resa per una ragione giuridica diversa da quella posta a fondamento dei motivi di ricorso e comunque idonea a integrare grave ragione di compensazione ai sensi dell'art. 92, comma 2, c.p.c. nel testo applicabile.

Norme richiamate

  • art. 380-bis c.p.c.

    come novellato dal d.lgs. n. 149 del 2022

    disciplina la definizione accelerata dei ricorsi inammissibili, improcedibili o manifestamente infondati; la Corte precisa che l'istanza di decisione ex art. 380-bis, comma 2, deve limitarsi a chiedere la decisione, senza contenere argomentazioni assimilabili a una memoria atipica.

  • art. 380-bis.1 c.p.c.

    la proposta del consigliere delegato non determina incompatibilità del medesimo consigliere a far parte del collegio decidente, perché non ha natura decisoria definitiva.

  • artt. 51, comma 1, n. 4, e 52 c.p.c.

    non ricorre incompatibilità del consigliere proponente ai fini della composizione del collegio nella procedura accelerata ex art. 380-bis c.p.c.

  • artt. 948, 1158, 1140, 1141, 1703 e segg., 2729 e 2697 c.c.

    le norme sono richiamate dal ricorrente per contestare la qualificazione del rapporto con il bene, la configurabilità del possesso utile ad usucapionem e il riparto dell'onere probatorio nella rivendica/usucapione.

  • art. 1141, comma 2, c.c.

    è evocato come regola sulla interversione del possesso: il mero detentore non può trasformare la detenzione in possesso senza un atto che muti il titolo del rapporto.

  • art. 948 c.c.

    viene in rilievo come norma dell'azione di rivendicazione e, nel ragionamento della Corte, come base per affermare che la domanda di accertamento del diritto reale deve essere proposta nei confronti del soggetto legittimato passivo, cioè il titolare del bene.

  • art. 384 c.p.c.

    consente alla Corte, una volta cassata la sentenza, di decidere la causa nel merito quando non sono necessari ulteriori accertamenti di fatto.

  • art. 92, comma 2, c.p.c.

    la Corte lo applica per compensare integralmente le spese, valorizzando il fatto che la decisione è stata resa per una ragione giuridica diversa rispetto ai motivi di ricorso e quindi non prevedibile in termini tali da giustificare la soccombenza sulle spese.

Massime di principio

  • Nelle azioni dirette all'accertamento dell'usucapione, il contraddittorio deve essere instaurato nei confronti del titolare del diritto di proprietà del bene; se manca del tutto un convenuto legittimato passivo, la domanda non può essere semplicemente integrata, ma va rigettata nei confronti del soggetto evocato in giudizio.
  • Il giudice deve verificare d'ufficio la corretta costituzione del contraddittorio, trattandosi di regola processuale indisponibile e non subordinata a eccezione di parte.
  • Quando la decisione di cassazione si fonda su una questione giuridica pura, le parti non subiscono una sentenza a sorpresa, perché possono sin dall'inizio difendersi anche rispetto ai possibili esiti giuridici della controversia.
  • Nel procedimento accelerato ex art. 380-bis c.p.c., l'istanza della parte per la decisione non può trasformarsi in una memoria atipica con nuove argomentazioni sul merito del ricorso.
  • La proposta del consigliere delegato nella procedura accelerata non integra un giudizio definitivo e non determina incompatibilità del consigliere a far parte del collegio che decide il ricorso.
  • La Corte di cassazione può cassare la sentenza impugnata e decidere direttamente nel merito quando la causa è definita da un vizio che non richiede ulteriori accertamenti fattuali.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniProprietàPossesso
RamiProcesso civileDiritti reali
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiLitisconsorzio necessarioOnere della provaGiudicato

Testo integrale

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