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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16177/2022 del 27/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione per carenza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione in ordine alla procedibilità del reato perseguibile a querela. Il ricorrente rilevava che la Corte di appello aveva ritenuto sussistente la querela desumendola dalla frase contenuta nella denuncia della persona offesa: "Mi riservo sin d'ora di proporre formale querela, chiedendo la punizione dei colpevoli". Il ricorrente sosteneva che si trattava di una mera riserva di presentazione della querela e non di una manifestazione inequivocabile della volontà punitiva necessaria per la procedibilità.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il motivo fondato: la semplice riserva nella denuncia non equivale alla querela e la volontà di perseguire penalmente deve risultare chiara e inequivocabile nel contenuto sostanziale. Pur richiamando il principio del "favor querelae" e la giurisprudenza che consente di desumere la volontà punitiva da atti non rituali, la Corte ha distinto la fattispecie affermando che la frase in esame indicava solo una riserva circa la presentazione della querela e non una querela già proposta. Poiché mancava la condizione di procedibilità (querela), la sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio perché l'azione penale non poteva essere iniziata. Nulla sulle spese.

Norme richiamate

  • art. 606, comma 1, lett. c) ed e), cod. proc. pen.

    art. 606, comma 1, lett. c) ed e), cod. proc. pen.

    Articola i motivi di ricorso per cassazione per carenza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione; la Corte ha ritenuto che la motivazione della Corte d'appello fosse illogica e contraddittoria rispetto alla questione della procedibilità per querela.

  • art. 625, n. 7, cod. pen.

    art. 625, n. 7, cod. pen.

    Richiamato nella fase di merito (Tribunale aveva escluso tale aggravante). Non è centrale per la decisione di Cassazione, che si è concentrata sulla procedibilità per mancata querela.

  • principio del "favor querelae"

    Principio interpretativo secondo cui, in caso di incertezza, gli atti della persona offesa possono essere interpretati in senso favorevole alla querela; la Corte tuttavia precisa che questo principio non può trasformare una mera riserva nella denuncia in una querela effettiva quando la volontà punitiva non risulti chiara e inequivocabile.

Massime di principio

  • La semplice denuncia contenente la frase "mi riservo di proporre querela" non costituisce querela: non è sufficiente a garantire la procedibilità per reati perseguibili a querela.
  • La volontà punitiva della persona offesa deve emergere in modo chiaro e inequivocabile nel contenuto sostanziale dell'atto iniziale; non può essere desunta da comportamenti successivi alla denuncia.
  • La costituzione di parte civile o la richiesta di risarcimento non sostituiscono la querela e non possono essere automaticamente considerate come manifestazione della volontà di perseguire penalmente.
  • In presenza di mancanza della querela per reati a querela di parte, l'azione penale è improcedibile e la sentenza che abbia proceduto è annullabile senza rinvio quando l'assenza della condizione di procedibilità è accertata.
  • Il "favor querelae" può orientare l'interpretazione in situazioni di ambiguità, ma non può essere utilizzato per convertire una riserva formale o un atto privo di espressione inequivocabile della volontà punitiva in una querela valida.

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