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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12675/2024 del 27/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza 23/11/2023 del Tribunale di Catania che aveva annullato il decreto di sequestro preventivo solo relativamente ai monili e ai gioielli e aveva confermato il vincolo reale sul denaro contante (13.400 euro) rinvenuto presso l'abitazione dell'indagato per i reati di usura (capi 5 e 6). Il ricorrente deduceva quattro motivi: 1) omissione di motivazione sul fumus rispetto al capo 12 (art. 512-bis c.p.); 2) mancata considerazione del criterio della ragionevolezza temporale, alla luce di un precedente provvedimento del Tribunale; 3) omissione di adeguata valutazione delle deduzioni difensive e delle consulenze di parte che giustificavano l'origine lecita della somma sequestrata (attività commerciale); 4) carenza motivazionale in ordine al periculum in mora, denunciando apoditticità nel sostenere che la sola conoscenza del procedimento giustifichi il rischio di occultamento o dispersione dei beni.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato soltanto sul quarto motivo. Ha dichiarato inammissibili o manifestamente infondati i primi tre motivi (1: il sequestro riguardava solo i reati di usura e non il capo 12; 2: il precedente provvedimento di dissequestro riguardava strumenti finanziari acquistati molti anni prima e non il denaro contante; 3: il Tribunale aveva rilevato sproporzione tra redditi dichiarati e il contante posseduto, non essendo stati allegati elementi idonei a provarne la legittima provenienza). Quanto al quarto motivo, la Corte ha rilevato una motivazione ellittica e insufficiente in ordine al periculum in mora, essendosi limitato il Tribunale ad affermare apoditticamente che l'indagato, conoscendo il procedimento, potrebbe occultare o disperdere i beni. Per tale ragione la Corte annulla l'ordinanza impugnata limitatamente alla valutazione del periculum in mora e rinvia il procedimento al Tribunale di Catania per nuovo esame; per il resto il ricorso è dichiarato inammissibile. Di conseguenza il sequestro sul denaro resta al momento confermato fino al nuovo giudizio sul periculum, mentre la parte dell'ordinanza che aveva disposto la restituzione dei monili rimane quella già pronunciata dal Tribunale (la Cassazione non ha annullato tale statuizione).

Norme richiamate

  • art. 321 c.p.p.

    Norma sul sequestro preventivo: richiede motivazione sul fumus del reato, sul periculum in mora e sugli altri presupposti; la Corte ha verificato che la motivazione debba essere congrua e non apodittica.

  • art. 240-bis c.p.

    Disciplina della confisca 'allargata' e del sequestro finalizzato alla confisca per sproporzione: richiede specifica motivazione in ordine al periculum in mora quando si anticipa l'effetto ablativo della confisca rispetto alla definizione del giudizio.

  • art. 125, comma 3 c.p.p.

    Dispositivo richiamato con riferimento ai requisiti motivazionali e all'esame delle deduzioni difensive; la Corte segnala che la mancanza di adeguata motivazione integra vizio di legge.

  • art. 512-bis c.p.

    Norma relativa a uno dei capi di imputazione (capo 12): la Cassazione ha rilevato che il provvedimento cautelare non aveva esteso il sequestro a quella ipotesi, quindi la censura sul fumus rispetto a tale capo era infondata.

  • art. 611, comma 1-bis c.p.p.

    Richiamato in relazione alla richiesta di trattazione orale del ricorso; normazione procedurale per il rito davanti alla Corte di Cassazione.

  • art. 173 disp. att. c.p.p.

    Norma che limita l'enunciazione dei motivi nella motivazione della sentenza; la Corte ha indicato di esporre i motivi nei limiti necessari per la decisione.

  • art. 324, comma 5 c.p.p.

    Competenza per il rinvio: la Corte ha rinviato gli atti al Tribunale di Catania, competente per il nuovo giudizio di riesame.

Massime di principio

  • La sussistenza del periculum in mora deve essere motivata in modo specifico e non può fondarsi in via esclusiva sulla circostanza della conoscenza del procedimento da parte dell'indagato, pena l'apoditticità e l'annullamento del provvedimento.
  • Il possesso di denaro contante disponibile, se sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati e non giustificato con allegazioni probatorie, può integrare la presunzione di illecita provenienza e giustificare il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per sproporzione.
  • Un precedente provvedimento di dissequestro relativo a beni acquistati molti anni prima (es. strumenti finanziari) non impedisce automaticamente la valutazione favorevole al sequestro di beni diversi e attualmente disponibili (es. denaro contante), perché conta la disponibilità attuale e non solo la data di acquisto.
  • Il giudice del riesame è tenuto a valutare, nei limiti temporali e procedurali, le allegazioni difensive atte a giustificare la legittima provenienza dei beni, ma non è obbligato a svolgere approfondimenti istruttori comparabili a quelli di merito; in caso di rifiuto o insufficiente valutazione, il rimedio è l'istanza al PM per la riduzione della garanzia e, se negativo, l'appello cautelare.
  • I ricorsi per cassazione in materia di misure cautelari reali sono ammissibili solo per violazione di legge o per vizi motivazionali così gravi da rendere incomprensibile il percorso logico-argomentativo del giudice; le doglianze meramente probatorie o di fatto risultano spesso inammissibili.

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