Cassazione Penale, Sentenza n. 10126/2023 del 10/03/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione per erronea applicazione della legge penale e vizi di motivazione dovuti al mancato riconoscimento del vincolo della continuazione tra i furti in appartamento commessi tra il 10/10/2017 e il 29/11/2017 (procedimento in Santa Maria Capua Vetere) e fatti per i quali il G.u.p. di Catanzaro aveva applicato pena nel 2020 (reati del 2019). Il ricorrente contestava, tra l'altro, che la Corte territoriale non avesse valutato correttamente la documentazione (afferendo che la copia della sentenza di Catanzaro in atti era incompleta) e che ciò avesse determinato una motivazione illogica e carente.
La decisione
Il giudice di legittimità ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che la Corte di appello avesse correttamente escluso la continuazione in assenza di concreti indicatori di un disegno criminoso unitario, valorizzando la significativa distanza temporale (quasi due anni), la dispersione geografica degli episodi, la presenza di diversi concorrenti nei reati e la diversa natura di alcuni fatti (es. rapina con travisamento e tentativo di speronamento). La Cassazione ha quindi confermato il rigetto e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
Sez. U, n. 28659 del 18/05/2017 (Gargiulo, Rv. 270074)
criteri giurisprudenziali per il riconoscimento della continuazione
Stabilisce che il riconoscimento della continuazione richiede verifica di concreti indicatori quali omogeneità dei reati e del bene giuridico protetto, contiguità spazio-temporale, modalità della condotta, sistematicità e programmazione; non è sufficiente valorizzare un solo indice se gli altri mostrano determinazione estemporanea
Sez. 3, Sentenza n. 30272 del 08/06/2021 (Albanese, Rv. 282475)
sulla necessità di acquisizione degli atti in presenza di allegazione tempestiva della continuazione
Secondo la giurisprudenza, quando la parte allega tempestivamente l'esistenza di un giudicato che potrebbe integrare la continuazione, il giudice d'appello non può eludere la decisione e deve, se necessario, acquisire d'ufficio gli atti indicati
Artt. citati nella sentenza di merito (628, 337, 648 c.p.)
art. 628 c.p.; art. 337 c.p.; art. 648 c.p.
Gli articoli indicati si riferiscono ai reati posti a fondamento di alcune condanne (es. rapina, altri delitti e ricettazione) e sono stati presi in esame per valutare la natura dei fatti e la loro eventuale connessione in un disegno criminoso unitario
Massime di principio
- Il riconoscimento della continuazione richiede la presenza di molteplici indicatori concreti (omogeneità delle condotte, contiguità spazio-temporale, modalità operative, sistematicità e programmazione); la mera serialità o propensione a delinquere non è sufficiente
- La significativa distanza temporale e/o geografica tra i reati e la presenza di concorrenti diversi indeboliscono la tesi della continuazione
- La parte che invoca la continuazione ha l'onere di allegare tempestivamente gli elementi (es. sentenze pregresse) dai quali desumere l'unicità del disegno criminoso; se l'allegazione è tempestiva il giudice deve valutare e, se necessario, acquisire d'ufficio gli atti
- Il giudice deve motivare la valutazione comparativa dei fatti: se esistono elementi concreti di discontinuità (diversa tecnica, diverso contesto, attori diversi), la continuazione può essere legittimamente esclusa
- La presenza di reati di natura diversa (es. rapina con travisamento e condotte violente) può essere elemento ostativo al riconoscimento di un unico disegno criminoso
- In caso di rigetto del ricorso per riconoscimento della continuazione il giudice può condannare la parte soccombente alle spese processuali
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