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Sentenza

Sentenza n. 11332/2026 - Roma, Sezione 5Q

per l'accertamento dell'illegittimità del silenzio-inadempimento serbato dall'Ambasciata d'Italia in Islamabad e il conseguente accertamento dell'impossibilità del ricorrente e/o l'estrema e grave difficoltà di ottenere la fissazione di un appuntamento presso l'Ambasciata Italiana di Islamabad al fine di formalizzare ed ottenere la concessione del visto di ingresso in Italia al lavoro subordinato ed ordinare ai resistenti di fissare un appuntamento per il rilascio del visto di ingresso, dunque, di concludere il procedimento; nonchè per l'accertamento dell'obbligo delle amministrazioni intimate di provvedere in ordine alla menzionata istanza con un provvedimento espresso.

Giustizia amministrativa202511031

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: silenzio-inadempimento dell’Ambasciata d’Italia Islamabad sulla domanda di visto d’ingresso per lavoro subordinato e mancata fissazione dell’appuntamento

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (amministrazione diplomatica)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha agito per l’accertamento dell’illegittimità del silenzio-inadempimento serbato dall’Ambasciata d’Italia Islamabad sulla domanda di visto d’ingresso in Italia per motivi di lavoro subordinato. Ha dedotto l’impossibilità, o l’estrema e grave difficoltà, di ottenere la fissazione di un appuntamento presso la sede diplomatica per formalizzare la richiesta e ottenere il visto, chiedendo l’accertamento dell’obbligo delle amministrazioni di provvedere con un provvedimento espresso e l’ordine di fissare l’appuntamento e concludere il procedimento. L’Amministrazione si è costituita resistendo al ricorso. Nel corso del giudizio, prima della camera di consiglio, ha comunicato l’avvenuta fissazione dell’appuntamento richiesto.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, rilevando che l’Amministrazione, nelle more del giudizio, aveva fissato l’appuntamento richiesto. Tale sopravvenienza ha eliminato l’utilità concreta della decisione sull’azione avverso il silenzio. Il Collegio non ha quindi esaminato nel merito la legittimità del silenzio né l’obbligo di conclusione del procedimento. Le spese sono state compensate per giusti motivi, considerati l’enorme numero di richieste di visto gravante sulla sede diplomatica, le sopravvenienze normative e la complessità dell’iter previsto per la conclusione del procedimento.

Norme richiamate

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Richiamato quale fondamento dell’oscuramento delle generalità della parte interessata; non incide sulla decisione di improcedibilità.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamati insieme all’art. 52 d.lgs. 196/2003 a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata, ai fini dell’oscuramento dei dati personali.

Massime di principio

  • La fissazione, nel corso del giudizio, dell’appuntamento richiesto presso l’amministrazione diplomatica per avviare o formalizzare il procedimento di rilascio del visto elimina l’interesse concreto e attuale all’azione avverso il silenzio relativa alla mancata fissazione dell’appuntamento e comporta l’improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse.
  • La compensazione delle spese può essere giustificata, in una controversia sul silenzio dell’amministrazione diplomatica in materia di visti, dall’elevato numero di richieste gravanti sulla sede, dalle sopravvenienze normative e dalla complessità dell’iter procedimentale.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneSopravvenuta carenza di interesse

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