Salta al contenuto
Sentenza

Sentenza n. 4804/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7

Giustizia amministrativa202404007

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. VIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Sentenza del TAR Lazio, Sez. II, che aveva respinto il ricorso contro la determinazione dirigenziale di rettifica dell'ordine di demolizione di opere edilizie abusive

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La proprietaria del terreno ha appellato la sentenza del TAR deducendo un'erronea e insufficiente valutazione delle circostanze di fatto e di diritto. In particolare, ha sostenuto di non avere potuto conoscere adeguatamente il contenuto degli atti e delle contestazioni poste a fondamento dell'ordine di demolizione, nonostante avesse presentato una richiesta di accesso agli atti e una contestuale istanza di proroga del termine per presentare memorie, rimaste senza riscontro da parte dell'amministrazione. Ha inoltre contestato l'irrilevanza attribuita dal primo giudice alla documentazione richiesta e ha dedotto la necessità di una motivazione specifica sull'interesse pubblico concreto e attuale alla demolizione, anche in considerazione del tempo trascorso dalla realizzazione dell'abuso e del diritto all'abitazione.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto l'appello e confermato la sentenza del TAR. Ha riconosciuto che il primo giudice aveva erroneamente rilevato che non fosse stata documentata la presentazione dell'istanza di accesso, ma ha ritenuto tale errore ininfluente sull'esito della controversia. L'appellante aveva infatti ricevuto la notificazione della determinazione dirigenziale di rettifica dell'ordine di demolizione, la quale esponeva in modo chiaro ed esaustivo l'iter istruttorio, le opere abusive contestate e le ragioni della rettifica; inoltre, ella aveva avuto conoscenza degli atti del procedimento anche in ragione della partecipazione dei familiari al precedente giudizio relativo all'ordine di sospensione dei lavori. Ne derivava che le facoltà difensive procedimentali e processuali erano state integre. Il giudice ha inoltre ribadito che l'ordine di demolizione di opere realizzate in assenza di titolo edilizio è un atto vincolato e non richiede una motivazione specifica sull'interesse pubblico concreto e attuale, né una comparazione tra interesse pubblico e interessi privati, neppure quando sia trascorso molto tempo dalla realizzazione dell'abuso. Il decorso del tempo non determina un affidamento tutelabile alla conservazione dell'opera abusiva. Quanto al diritto all'abitazione, esso non ha carattere assoluto e deve essere contemperato con l'ordinato sviluppo del territorio e la tutela dell'ambiente; non può quindi comportare la revoca definitiva dell'ordine di demolizione, potendo eventualmente rilevare soltanto nella fase esecutiva per una sospensione dell'esecuzione. L'appellante è stata condannata al pagamento delle spese processuali, liquidate in 4.000 euro oltre accessori di legge, se dovuti.

Norme richiamate

  • art. 10 d.P.R. 380/2001

    È richiamato quale base della contestazione della realizzazione di opere edilizie prive del permesso di costruire.

  • art. 31 d.P.R. 380/2001

    Il testo non lo richiama espressamente, ma la decisione riguarda l'ordine di demolizione di opere abusive; non viene indicata una specifica interpretazione normativa autonoma.

  • artt. 2 e 3 Cost.

    Sono richiamati, insieme all'art. 8 CEDU, quali fondamenti del diritto all'abitazione, precisando che tale diritto non è assoluto e deve essere bilanciato con altri interessi costituzionalmente rilevanti.

  • art. 8 CEDU

    La tutela della vita privata e familiare e del domicilio non attribuisce un diritto assoluto a occupare un immobile abusivo e non impedisce, in astratto, l'esecuzione dell'ordine di demolizione.

Massime di principio

  • L'ordine di demolizione di un'opera edilizia realizzata in assenza di titolo abilitativo è un atto vincolato: è sufficiente che il provvedimento indichi l'abuso e le ragioni del ripristino della legalità urbanistico-edilizia, senza necessità di una motivazione rafforzata sull'interesse pubblico concreto e attuale o di una comparazione con gli interessi privati coinvolti.
  • Il mero decorso del tempo dalla realizzazione dell'abuso non sana l'illegittimità dell'opera e non determina, di per sé, un affidamento tutelabile alla sua conservazione; pertanto, l'adozione tardiva dell'ordine di demolizione non impone una motivazione specifica ulteriore sull'interesse pubblico.
  • L'eventuale errore del giudice di primo grado nella valutazione della documentazione relativa a una richiesta di accesso non comporta l'annullamento della sentenza quando gli atti notificati all'interessato espongano in modo chiaro gli abusi contestati, l'iter istruttorio e le ragioni del provvedimento, assicurando comunque l'effettività delle facoltà difensive.
  • Il diritto all'abitazione non prevale in modo assoluto sull'interesse pubblico al ripristino della legalità urbanistico-edilizia. Esso può eventualmente rilevare nella fase esecutiva per modulare o sospendere temporaneamente l'esecuzione, ma non giustifica la revoca definitiva dell'ordine di demolizione.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniMotivazione del provvedimentoPartecipazione al procedimento
RamiEdiliziaProcedimento amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizioneDecorso del tempo e affidamento del responsabile
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaLegittimo affidamentoProporzionalità e ragionevolezzaDifetto di motivazione

Testo integrale

Continua a leggere gratis

Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.

7 giorni di prova · Nessuna carta di credito

Hai già un account? Accedi

La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giustizia amministrativa, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.

Dal documento al tuo caso

Chiedi a Trovanorma cosa dice per il tuo caso

Descrivi i fatti: Trovanorma trova le norme, la prassi e le sentenze pertinenti, le mette in relazione e cita ogni fonte, che puoi aprire e verificare.