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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31249/2024 del 31/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Roma che aveva confermato gli arresti domiciliari disposti dal Gip di Latina. La contestazione penale riguardava: frode in pubbliche forniture (distrazione di somme erogate dalla Prefettura di Latina alla cooperativa Karibu in relazione a progetti CAS), bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione (per complessivi euro 1.037.161,46) e autoriciclaggio (reimpiego dei proventi su conti esteri). Il ricorso in Cassazione si articolava in tre motivi: 1) vizio di motivazione e violazione dell'art. 274, co.1, lett. c) c.p.p. sulla mancata prova del pericolo di reiterazione (si deduceva che la ricorrente non ricopre attuali cariche operative e che la società cui è collegata è inattiva); 2) vizio di motivazione e violazione dell'art. 274, co.1, lett. a) c.p.p. e art. 40 c.p. relativamente al pericolo di inquinamento probatorio (si sosteneva che l'eventuale distruzione di contabilità non è attribuibile alla ricorrente, che risiede a Roma e che le condotte contestate sono antecedenti); 3) violazione dell'art. 275 c.p.p. per presunta sproporzione della misura domiciliare rispetto alla misura più lieve (obbligo di dimora) applicata a un coindagato.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso come infondato e ha condannato la ricorrente alle spese processuali. In motivazione la Corte ha ritenuto congrua e non manifestamente illogica la valutazione del Tribunale: ha richiamato la gravità e la durata (dal 2017) delle condotte, il ruolo gestionale e le comunicazioni (mail, relazioni pubbliche, accrediti come legale rappresentante), l'uso di "società schermo" e il fatto che le distrazioni sono avvenute nonostante una misura interdittiva in altro procedimento (che è in scadenza), elementi che giustificano il pericolo di reiterazione. Quanto all'inquinamento probatorio, la Corte ha confermato che il rischio può riferirsi anche a condotte di coindagati se dirette ad alterare il quadro probatorio comune e ha richiamato la necessità di ulteriori indagini indicate dal commissario liquidatore. Sulla proporzionalità della misura, la differenza di trattamento rispetto al coindagato è stata ritenuta giustificata dalle diverse posizioni e dal ruolo più attivo e centrale della ricorrente. P.Q.M.: rigetto del ricorso e condanna alle spese.

Norme richiamate

  • art. 274, comma 1, lett. c) c.p.p.

    Il pericolo di reiterazione può essere fondato su elementi concreti come durata e gravità delle condotte, ruolo gestionale dell'indagato, uso di società schermo e l'imminente scadenza di misure interdittive; l'assenza di cariche formalmente attive non esclude la possibilità di reiterazione se sussistono elementi fattuali contrari

  • art. 274, comma 1, lett. a) c.p.p.

    Il pericolo di inquinamento probatorio può essere valutato anche rispetto a condotte poste in essere da coindagati nell'interesse comune; non è determinante la residenza dell'indagato se sussistono elementi che collegano il rischio probatorio a una condotta comune

  • art. 275 c.p.p.

    La graduazione della misura cautelare tra indagati è legittima se motivata sulla base del diverso ruolo e della diversa intensità della partecipazione; la mera comparazione formale delle misure non è sufficiente senza considerare il quadro indiziario

  • art. 40 cod. pen.

    La tesi difensiva di mera omissione o mancanza di consapevolezza è rigettata se gli atti istruttori indicano un ruolo attivo e benefici concreti quali l'appropriazione di somme

  • art. 173 disposizioni attuative c.p.p.

    Il ricorso è stato articolato nei limiti richiesti per la motivazione; la Corte ha ritenuto ammissibile e pienamente esaminati i motivi proposti nei termini dell'articolo

  • art. 23, comma 8, d.l. n.137/2020 e successive proroghe/estensioni

    La trattazione senza intervento delle parti ai sensi delle norme emergenziali è stata competente e applicabile per il periodo temporale indicato; la procedura d'udienza scritta è stata regolarmente utilizzata

Massime di principio

  • Per valutare il pericolo di reiterazione si considerano elementi concreti: durata delle condotte, ammontare delle distrazioni, ruolo gestionale, uso di società schermo e precedenti misure interdittive; l'assenza di cariche formali non esclude il rischio se esistono elementi fattuali contrari
  • Il pericolo di inquinamento probatorio può essere desunto anche da condotte di coindagati se emergono azioni coordinate volte a alterare la prova; la residenza dell'indagato non è di per sé determinante
  • La proporzionalità e graduazione delle misure cautelari tra indagati è lecita quando è motivata sulla diversa posizione, responsabilità e gravità dell'apporto al reato; la differenza va valutata sul concreto quadro indiziario
  • In sede di impugnazione il ricorrente deve contestare in modo specifico e puntuale i fatti e le emergenze probatorie assunte a fondamento della misura; argomentazioni generiche o non confrontate con le emergenze probatorie risultano inefficaci
  • L'argomentazione che la condotta fosse solo "omissiva" o inconsapevole richiede elementi probatori contrari precisi; la presenza di benefici patrimoniali e active gestione orientano la valutazione verso la responsabilità attiva
  • Quando l'ordinanza investe esigenze investigative future (es. approfondimenti richiesti dal commissario liquidatore), la necessità di ulteriori accertamenti rafforza la valutazione di esigenze cautelari

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