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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20000/2024 del 20/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano l'ordinanza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere che, pur avendo escluso il fumus commissi delicti in relazione al reato ex art. 648‑bis c.p. per l'ingiusta detenzione di 300.000 euro in contanti rinvenuti nell'autovettura su cui viaggiavano, aveva rifiutato la restituzione delle somme mantenendo il vincolo reale fino alla precisa individuazione dei soggetti aventi diritto. Il difensore ha censurato tale statuizione come illegittima e priva di fondamento normativo, deducendo la violazione degli artt. 324 (c.7 e c.8), 262 (c.4) e 263 c.p.p., sostenendo che l'unica ipotesi che autorizza il giudice del riesame a non disporre la restituzione è l'art. 324, comma 8 (contestazione della proprietà), inesistente nel caso di specie, e chiedendo l'annullamento con restituzione delle somme ai ricorrenti.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di interesse. Ha ritenuto che i ricorrenti, pur legittimati in astratto a proporre gravame, non hanno allegato né provato alcuna relazione giuridica o di possesso con la somma sequestrata che giustifichi un interesse concreto e attuale alla restituzione. La Corte ha richiamato l'orientamento consolidato secondo cui l'interesse all'impugnazione dell'indagato non proprietario deve corrispondere all'interesse alla restituzione. Per tali ragioni il ricorso è stato dichiarato inammissibile; i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616, comma 1, c.p.p., e ciascuno è stato condannato a versare in favore della cassa delle ammende la somma, determinata equitativamente, di euro tremila.

Norme richiamate

  • art. 324, comma 8, cod. proc. pen.

    "Il giudice del riesame, nel caso di contestazione della proprietà, rinvia la decisione della controversia al giudice civile, mantenendo nel frattempo il sequestro"

    La Corte rileva che tale norma consente al giudice del riesame di non disporre la restituzione solo quando sussiste una contestazione di proprietà; il Tribunale del riesame ha invocato questa potestà per lasciar pendente il vincolo in presenza di un dubbio sull'avente diritto

  • art. 325, comma 1, cod. proc. pen.

    "Contro le ordinanze emesse a norma degli articoli 322 bis e 324, il pubblico ministero, l'imputato e il suo difensore, la persona alla quale le cose sono state sequestrate e quella che avrebbe diritto alla loro restituzione possono proporre ricorso per cassazione per violazione di legge"

    La norma individua i soggetti legittimati a proporre ricorso per cassazione, ma la Corte sottolinea che la legittimazione non basta: è necessaria la prova di un interesse concreto all'impugnazione (ossia l'interesse alla restituzione)

  • art. 568, comma 4, cod. proc. pen.

    Richiamato dalla Corte per affermare l'onere dell'impugnante di dedurre i fatti e le ragioni che giustificano l'interesse alla impugnazione; la norma è richiamata nel novero delle regole processuali sull'onere di allegazione

  • art. 581, comma 1, lett. d), cod. proc. pen.

    Richiamato per rimarcare gli obblighi di deduzione degli elementi su cui si fonda l'interesse all'impugnazione, a pena di inammissibilità

  • art. 616, comma 1, cod. proc. pen.

    Norma che autorizza la condanna alle spese processuali dell'impugnante in caso di inammissibilità o rigetto del ricorso; applicata dalla Corte per condannare i ricorrenti alle spese

  • art. 648-bis cod. pen.

    Norma del codice penale relativa al reato contestato (ricettazione o autoriciclaggio a seconda del capo): la Corte si limita a registrare che il sequestro era stato disposto nell'ambito di indagini per tale fattispecie, ma decide l'inammissibilità del ricorso per carenza di interesse, non sul merito della accusa

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 186 del 13/06/2000

    Richiamata in punto di determinazione della somma da versare alla cassa delle ammende; usata come parametro per ritenere che il ricorso non fosse presentato in colpa

Massime di principio

  • Un indagato che non è proprietario del bene sequestrato può proporre impugnazione solo se dimostra un interesse concreto e attuale all'ottenimento della restituzione (relazione giuridica o di fatto con il bene). La mera legittimazione formale non è sufficiente.
  • Il giudice del riesame può sospendere la restituzione e mantenere il sequestro quando sussiste una contestazione della proprietà, rinviando la decisione al giudice civile (art. 324, comma 8 c.p.p.); tale potere non va usato se manca una contestazione reale dei diritti di proprietà o di chi ha titolo alla restituzione.
  • In caso di sequestro di denaro (bene fungibile) l'onere probatorio sull'eventuale titolarità o diritto alla restituzione grava su chi impugna: bisogna allegare e, se possibile, provare la relazione con le somme per evitare l'inammissibilità del ricorso.
  • La Corte di legittimità controlla l'ammissibilità del ricorso anche sotto il profilo dell'interesse: l'assenza di idonee allegazioni in fatto e diritto determina l'inammissibilità e conseguenti condanne alle spese e, eventualmente, somme alla cassa delle ammende.
  • Per evitare decadenze e condanne, il difensore che agisce per conto di terzi deve esplicitare e documentare la titolarità o il diritto di chi rappresenta alla restituzione; la semplice richiesta generica di annullamento senza rivendicare un diritto specifico è insufficiente.

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