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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17796/2022 del 04/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso la sentenza d'appello che lo aveva condannato per bancarotta fraudolenta patrimoniale: il ricorrente deduceva (1) errata qualificazione come amministratore di fatto della fallita (sostenendo che la gestione concreta fosse stata svolta da Monica Ragionieri e che egli fosse stato formalmente titolare per pochi giorni), (2) insufficiente accertamento del dolo e del nesso causale tra le condotte di distrazione (affitto d'azienda alla Asfalto Nero s.r.l., costituita lo stesso giorno) e il fallimento, essendo l'operazione presentata come tentativo di salvataggio con accollo debiti e inesigibilità del corrispettivo dovuta alla mancata effettiva attività della società cessionaria, (3) errata e formalistica applicazione della recidiva nonostante la distanza temporale dai precedenti e mancato riconoscimento delle attenuanti generiche per la collaborazione, (4) illegittima determinazione delle pene accessorie omologandole alla pena principale aumentata per recidiva, in contrasto con i principi della Corte costituzionale e delle Sezioni Unite che impongono la determinazione concreta ai sensi dell'art. 133 c.p.

La decisione

La Corte di legittimità ha rigettato il ricorso e condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali. Ha ritenuto manifestamente infondati i primi due motivi, confermando la qualificazione di amministratore di fatto sulla base di elementi probatori (controllo della società Asfalto Nero, costituita e titolare dell'affitto lo stesso giorno, mancato pagamento dei canoni, testimonianze e accertamenti della curatela, sparizione di attrezzature); ha ribadito che per la bancarotta fraudolenta patrimoniale è sufficiente il dolo generico e non è necessario il nesso causale tra le distrazioni e il fallimento né la consapevolezza dello stato di insolvenza; ha ritenuto corretta la valutazione della recidiva basata su precedenti gravi e specifici; infine ha escluso il vizio di motivazione nella determinazione delle pene accessorie, ritenendo che la Corte d'appello abbia adeguatamente considerato i criteri di individualizzazione di cui all'art. 133 c.p. e la complessiva gravità della condotta

Norme richiamate

  • art. 216, ultimo comma, legge fallimentare

    Norma richiamata per l'irrogazione delle pene accessorie fallimentari; la Corte ha valutato la misura delle accessorie alla luce dei criteri di individualizzazione dell'art. 133 c.p.

  • art. 219 legge fallimentare

    Citata in rapporto all'esclusione di un'aggravante che aveva portato alla rideterminazione della pena base; la Corte ha fissato la pena di base indipendentemente dall'aumento poi derivante dalla recidiva

  • art. 41 d.lgs. n. 231/2001

    Richiamato in relazione alla segnalazione di operazione sospetta formulata dalla Guardia di Finanza nei confronti di terzi (Monica Ragionieri); usato come elemento fattuale nel quadro probatorio

  • art. 133 cod. pen.

    Criteri utilizzati per l'individualizzazione della pena (e delle pene accessorie): la Corte ha ritenuto che la determinazione delle accessorie sia stata motivata combinando i parametri di cui all'art. 133 con la valutazione del disvalore della condotta

  • art. 37 cod. pen.

    Richiamato nella discussione dottrinaria/giurisprudenziale sul rapporto tra pena principale e pene accessorie; la Corte sottolinea che le accessorie non devono automaticamente essere determinate in relazione alla sola durata della pena principale

  • Sez. U., n. 22474 del 31/3/2016 (Passarelli)

    Giurisprudenza interpretativa secondo cui per la bancarotta fraudolenta patrimoniale non è necessario il nesso causale fra distrazione e fallimento e l'elemento soggettivo è il dolo generico: sufficiente la consapevole destinazione del patrimonio a fini diversi dalla garanzia dei creditori

  • Sez. U., n. 35738 del 27/5/2010 (Calibè) e pronunce della Corte Costituzionale richiamate

    Principi in materia di recidiva: il giudice deve valutare concretamente l'effetto riprovatorio e la pericolosità del reo, tenendo conto della natura, gravità, distanza temporale e omogeneità dei reati precedenti; la Corte ha confermato la valutazione motivata dei precedenti del ricorrente

Massime di principio

  • La qualificazione di "amministratore di fatto" può fondarsi su elementi di fatto (controllo di operazioni decisive, costituzione/uso di società collegate, mancato pagamento di corrispettivi, attestazioni della curatela, testimonianze) e non solo sulla titolarità formale della carica
  • Nel reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale l'elemento soggettivo è il dolo generico: non è necessaria la consapevolezza dello stato di insolvenza né il fine di recare pregiudizio ai creditori; è sufficiente la volontà cosciente di destinare risorse a fini estranei alla garanzia dei creditori
  • Non è richiesto un nesso causale temporale stretto tra le distrazioni e la dichiarazione di fallimento: le condotte distrattive assumono rilievo se hanno depauperato il patrimonio societario, anche se effettuate prima che l'impresa fosse formalmente insolvente
  • La valutazione della recidiva deve essere concreta e motivata: il giudice può valorizzare precedenti anche distanti nel tempo se indicano una specifica propensione del reo e un grado di pericolosità compatibile con l'aumento della pena
  • Le pene accessorie previste dalla legge debbono essere determinate concretamente dal giudice secondo i criteri dell'art. 133 c.p.; tuttavia, l'uso della pena finale (anche se aumentata per recidiva) non è automaticamente illegittimo se la motivazione mostra che il giudice ha valutato i parametri di disvalore e la personalità dell'agente
  • In Cassazione la revisione è principalmente di legittimità: i motivi che chiedono una rivalutazione integrale delle prove sono inammissibili se non indicano una manifesta illogicità o carenza motivazionale della decisione impugnata

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