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Sentenza

Sentenza n. 12832/2026 - Roma, Sezione 2Q

per l'annullamento: - della Determina Dirigenziale del Municipio III di Roma Capitale, U.O. Amministrativa - P.O. Attività produttive - Gestione entrate di competenza del SUAP - Ufficio SUAP, prot. CD/27315/2023, rep. CD/534/2023 del 28/02/2023, notificata alla ricorrente il 13.3.2023, avente ad oggetto il “divieto di prosecuzione di attività di deposito a cielo aperto di veicoli su area sita in via S. Angelo in Vado n. 49”; - di tutti gli ulteriori atti ad essa D.D. preordinati, conseguenti e/o comunque connessi, anche se ad oggi non conosciuti.

Giustizia amministrativa202308582

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. II terSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: divieto di prosecuzione dell’attività di deposito a cielo aperto di veicoli disposto dal Municipio III di Roma Capitale

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ricorrente ha impugnato una determina dirigenziale del Municipio III di Roma Capitale, avente ad oggetto il divieto di prosecuzione dell’attività di deposito a cielo aperto di veicoli su un’area sita in Roma, chiedendone l’annullamento insieme agli atti presupposti, consequenziali e connessi. Prima della decisione, la ricorrente ha depositato una dichiarazione con la quale ha comunicato di non avere più interesse alla prosecuzione del giudizio. Dal testo non risultano esaminati nel merito specifici vizi di legittimità dell’atto impugnato.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse. Ha ritenuto che, a fronte dell’espressa dichiarazione della parte ricorrente e in assenza di repliche o diverse richieste della controparte, il giudice amministrativo non possa decidere il merito, procedere d’ufficio o sostituirsi alla parte nella valutazione dell’interesse ad agire. Nel processo amministrativo, sino alla trattenuta della causa in decisione, il ricorrente mantiene la disponibilità dell’azione e può dichiarare di non avere più interesse alla decisione. Le spese di lite sono state compensate in ragione della definizione in rito.

Norme richiamate

  • art. 35, comma 1, lett. c, c.p.a.

    Consente la definizione del giudizio mediante dichiarazione di improcedibilità, nella fattispecie per sopravvenuta carenza di interesse.

  • art. 85, comma 9, c.p.a.

    Richiamato dal giudice nell’ambito della disciplina della definizione del giudizio in rito.

  • art. 87, comma 4-bis, c.p.a.

    Richiamato in relazione alla trattazione della causa nell’udienza straordinaria di smaltimento dell’arretrato.

Massime di principio

  • Quando il ricorrente dichiara espressamente, prima che la causa sia trattenuta in decisione, di non avere più interesse alla decisione, il giudice amministrativo deve prendere atto della dichiarazione e dichiarare l’improcedibilità del ricorso per sopravvenuto difetto di interesse, salvo che emergano repliche o diverse richieste della controparte.
  • Nel processo amministrativo, il principio dispositivo in senso ampio attribuisce al ricorrente la disponibilità dell’azione e impedisce al giudice di decidere d’ufficio il merito o di sostituirsi alla parte nella valutazione dell’interesse ad agire quando questa abbia dichiarato di non avere più interesse alla decisione.

Come è indicizzato

MaterieEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

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